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La strada per la dignità è ancora molto, molto lunga

Il Decreto dignità è timido. Troppo timido. Considerando gli annunci mi sarei aspettato qualche deciso passo in avanti in più.
Innanzitutto, contrariamente a quanto detto, purtroppo non si tocca il Jobs Act: l’unica modifica sta nell’aver aumentato l’indennità a favore di chi viene licenziato senza giusta causa. Ma l’idea che si possa licenziare quando ti pare, rimane tutta intatta, visto che non si interviene sulla reintroduzione dell’articolo 18, a garanzia dei lavoratori.

Per altro, l’aumento dell’indennità si scarica principalmente sulle piccole e medie imprese italiane, visto che se una grande azienda decide di licenziare, pagare qualcosa in più per liberarti di un lavoratore è come bere acqua fresca.

Sull’introduzione della causale per i contratti precari, che il decreto Poletti aveva eliminato, va detto che, seppur corretto in punta di principio, così come realizzato, e cioè dopo i primi 12 mesi di contratto, è praticamente inutile. Per una ragione molto semplice: quasi l’80% dei contratti precari dura un anno o meno. Per le aziende che non vogliano introdurre la causale, è sufficiente far ruotare i lavoratori e continuare ad assumere con una scadenza di un anno appena. Cioè tutto prosegue così com’è.

Interverrò sul decreto durante il dibattito parlamentare, cercando di introdurre ciò che manca e chiedendo più coraggio a Di Maio, se davvero ha intenzione di dichiarare guerra alla precarietà. Quello che non si può fare, è contrastare questo decreto rivendicando il ruolo mortifero del Jobs Act e del Decreto Poletti, come sta facendo il PD. Non imparano mai…
La strada per la dignità è ancora molto, molto lunga.

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Serve legge per vietare finanziamenti aziende a partiti. Pronta proposta di legge, Parlamento la approvi

E’ necessaria una legge che vieti in modo assoluto a qualunque impresa o società che abbia rapporti con la pubblica amministrazione di finanziare in qualsiasi modo la politica: lo dicevo esattamente un anno fa, dopo l’ennesimo scandalo di imprenditori che finanziavano partiti per avere appalti. A leggere oggi le cronache siamo di nuovo daccapo…

Nei prossimi giorni ripresenteremo quella proposta di legge, e ci auguriamo che il Parlamento la approvi al più presto. Sarebbe uno strumento utile per intervenire a monte su fenomeni corruttivi che si ripresentano con impressionante regolarità.

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Coraggio da LeU. Noi ci siamo ma servono prospettive, idee e punti di vista chiari

Quando arrivano sollecitazioni come è la petizione Coraggio da LEU, è un obbligo rispondere per chi ha qualche responsabilità nella costruzione di un percorso.
Concordo con le argomentazioni proposte nel documento. Segnano la necessità di una discontinuità rispetto al passato più o meno recente, non più rinviabile.
La petizione chiede coraggio. Coraggio nelle scelte, innanzitutto, che non possono non tenere conto delle ragioni per le quali si è arrivati alla condizione attuale.
Va detto con altrettanto coraggio e altrettanta chiarezza che LEU era nata con le migliori intenzioni, ma si è scontrata subito con un‘impostazione sbagliata, ancora al passato.
Anche qualche mese fa era il tempo del coraggio: si sarebbe dovuto scompaginare il quadro, assumere un piglio più deciso non solo nella comunicazione politica, ma nei temi e nelle proposte.
E ancora oggi è il tempo del coraggio, sapendo che non esistono scorciatoie, pur di fronte a un governo che oscilla fra un’ossequiosa benevolenza nei confronti dei ceti economici benestanti e la furia cieca verso gli emarginati. I nodi verranno presto al pettine.
E invece, ancora oggi scontiamo difficoltà, perché ci sono differenti punti di vista su ciò che sta accadendo nel nostro paese e in Europa e su ciò che c’è da fare.
Basti pensare a quello che stava per accadere poco prima della formazione del nuovo governo giallo-verde: ci saremmo divisi sul voto di fiducia a Cottarelli e ci saremmo divisi poi fra chi voleva riproporre un’alleanza con il Partito Democratico, come se nulla fosse accaduto (o come se tutto fosse magicamente e d’improvviso cambiato) e chi, come me e altri, pensa che ci sia maledettamente bisogno di costruire un’identità, con un’alternativa forte, e che crede che il problema da affrontare stia sempre nel merito delle questioni e non nei presunti album di famiglia, con le foto ormai sbiadite.
Non ci si salva con operazioni politiciste.
Penso che in molti territori ciò che serve ci sia già: si governa o si fa opposizione, ma con prospettive, idee e punti di vista chiari. E un partito lo si fa su idee, visione del mondo e prospettive chiare, non per offrire scialuppe di salvataggio improbabili.
Per cui discutiamo. Se la base della discussione è questa, ci sono.
È ora però, che tutti dicano con chiarezza e con coraggio, appunto, quel che pensano e cosa intendono fare.

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Nel nostro paese c’è un problema generazionale

Pensioni, chi pensa ai più giovani?

Un provvedimento come quota 100 è sacrosanto, perché consente a chi ha lavorato per 40 anni di andare in pensione. Se il governo proporrà questa misura bisognerà confrontarsi, pur stando all'opposizione.Però voglio sottolineare che in questo paese c'è una enorme questione generazionale: per l'effetto della Fornero e anche per quota 100, i più giovani rischiano di non vedere mai una pensione. Su questo punto darò battaglia e avanzerò proposte.Ascoltate il mio intervento di ieri su DiMartedì.

Pubblicato da Nicola Fratoianni su mercoledì 6 giugno 2018

 

Un provvedimento come quota 100 è sacrosanto, perché consente a chi ha lavorato per 40 anni di andare in pensione. Se il governo proporrà questa misura bisognerà confrontarsi, pur stando all’opposizione.
Però voglio sottolineare che in questo paese c’è una enorme questione generazionale: per l’effetto della Fornero e anche per quota 100, i più giovani rischiano di non vedere mai una pensione.
Su questo punto darò battaglia e avanzerò proposte.

Ascoltate il mio intervento di ieri su DiMartedì.

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Aprire una discussione vera. Servono scelte chiare e riconoscibili

Sabato 26 maggio ho partecipato all’Assemblea di Liberi e Uguali  e ho ribadito che dobbiamo aprire fra noi una discussione vera se vogliamo trasformare Liberi e Uguali in un partito. Ma un partito è un’idea, non un processo burocratico, non una conta tra gruppo dirigenti. Apriamo da oggi un percorso largo e democratico che consenta a tutti e a tutte di discutere e decidere. Cominciamo dal cercare di capire come coinvolgere i più deboli, le periferie, le classi popolari, perché ad oggi essi non capiscono le nostre parole. Qui il mio intervento.

 

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Cooperiamo per l’alternativa

Ora abbiamo bisogno di incontrarci in maniera più ampia, noi tutti che abbiamo contribuito alla campagna elettorale di Liberi e Uguali: per confrontarci su come cambiare e correggere gli errori del passato, discutere di quanto sta accadendo e definire insieme il percorso per il nostro impegno politico presente e futuro. E lo faremo nell’assemblea
nazionale aperta di Liberi e Uguali, che si terrà sabato 26 maggio, presso il Centro Congressi Rome Marriott Park Hotel.

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Flat Tax un enorme regalo ai più ricchi

Flat tax è un enorme regalo ai più ricchi

Ieri sera sono stato ospite di Piazza Pulita su La7. In questo passaggio spiego perché penso che la Flat tax sia una misura iniqua e sbagliata, che contribuirà a migliorare le condizioni di chi già sta bene e a peggiorare le condizioni di chi vive nel disagio e nella povertà.

Pubblicato da Nicola Fratoianni su venerdì 18 maggio 2018

 

Ieri sera sono stato ospite di Piazza Pulita su La7.
In questo passaggio spiego perché penso che la Flat tax sia una misura iniqua e sbagliata, che contribuirà a migliorare le condizioni di chi già sta bene e a peggiorare le condizioni di chi vive nel disagio e nella povertà.

 

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C’è ancora bisogno dell’esempio di Peppino Impastato, oggi più che mai

Oggi che le mafie hanno messo il doppiopetto e la cravatta.
Oggi che ritornano a prendere il controllo di interi quartieri delle città.
Oggi che le mafie si nascondono nelle grandi gare d’appalto, indirizzano le grandi opere utili solo a gonfiare le loro tasche e quelle di boiardi e politici consenzienti.
Oggi che come ieri l’Italia è soffocata dalla corruzione, il coraggio di Peppino serve ancora.