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Un governo di buffoni e arroganti, soluzioni zero, ormai è chiaro a tutti

La mia intervista di Daniela Preziosi al quotidiano il Manifesto

«Non abbiamo violato nessuna norma, al contrario di quello che dice Salvini. Oggi (ieri, ndr) alle 11 è stato pubblicato da parte della Guardia Costiera di Siracusa l’annuncio di un’ordinanza restrittiva per l’avvicinamento alla Sea Watch. Quindi non c’era nessun divieto di salire a bordo. Poi sono saliti anche i parlamentari del Pd. Quindi quest’ordinanza è una ridicola pezza a colori per accusarci di violazioni inventate. Noi parlamentari svolgiamo un’attività ispettiva, è un nostro diritto anzi un nostro dovere». Domenica pomeriggio Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana e parlamentare di Leu, è salito su un gommone dal porto di Siracusa e si è diretto verso la Sea Watch 3 con una delegazione di medici, volontari di Mediterranea, e due colleghi deputati, Riccardo Magi (+Europa) e Stefania Prestigiacomo (Forza italia). «A Prestigiacomo esprimo la mia solidarietà per la campagna maschilista che si è scatenata contro lei».

Cosa avete visto sulla nave?

47 migranti in condizioni di difficoltà, 13 minori, di cui otto non accompagnati. E così è smentita anche un’altra balla di Salvini. Abbiamo ascoltato storie di torture subite in quell’inferno che ormai è la Libia con cui abbiamo stretto accordi, e già prima di Salvini.

Il garante dei detenuti denuncia la violazione delle convenzioni per i diritti umani.

E di leggi italiane. Per i minori non accompagnati la legge esclude il respingimento. Devono essere subito sbarcati. Come tutti gli altri. La convenzione di Amburgo sulla Sar prescrive ai paesi di indicare il porto vicino più sicuro. In questo caso era quello italiano.

Il procuratore di Siracusa ha spiegato che, a differenza delle accuse lanciate da Salvini, per l’equipaggio della Sea Watch non si ipotizzano reati.

Una spiegazione molto opportuna. Già Sea Watch aveva pubblicato le comunicazioni con il centro di comunicazione marittimo olandese nelle ore in cui il meteo peggiorava. L’Olanda aveva indicato la Tunisia come possibile alternativa, impegnandosi a contattarla. Ma a quella comunicazione non è più seguita risposta. Dunque il comandante della nave ha fatto il suo dovere, ha scelto la rotta più sicura.

L’Europa non c’è. Salvini in questo ha ragione?

L’Europa non esiste come soggetto politico capace di affrontare un fenomeno strutturale che richiede una risposta cooperativa e plurale. E che non è lo spacchettamento dei numeri: le persone non sono pacchi. Ma il nostro è un governo di buffoni arroganti, forte con i deboli e debole con i forti, incapace di gestire anche situazioni limitate e semplici come questa. E il blocco di Visegràd, gli amici di Salvini, a ogni passo dimostra di non avere soluzioni, solo slogan: prima gli ungheresi, che vengono prima degli italiani. Una partita politica giocata in modo cinico e violento sulle persone in nome dell’ipocrisia di chi parla delle radici cristiane dell’Europa e poi lascia la notte di Natale uomini donne e bambini in mezzo al mare. Questo governo ha accentuato in modo forte una linea che ha ereditato dal precedente, quella in base alla quale il reato non è torturare le persone ma praticare solidarietà. La guerra alle Ong purtroppo non l’ha inventata Salvini.

Leu voterà l’autorizzazione al processo contro Salvini?

Sì. Siamo di fronte a un evidente abuso di potere. Una battaglia politica che travalica le funzioni del ministro dell’interno. Ma anche il resto del governo deve assumersi le sue responsabilità.

I sondaggi però gli sono favorevoli. Non temete che il ministro cercherà la santificazione?

Vedremo. Intanto aveva proclamato che avrebbe rinunciato all’immunità parlamentare e ora pare cambi idea. Occorre guardare bene a quello che è accaduto. Comunque, ci sono battaglie che vanno condotte anche quando sono impopolari. Ma poi siamo sicuri che durerà a lungo il plauso alla violenza con cui il governo si abbatte su persone deboli e vulnerabili? Io no. Anche perché è è sempre più chiaro che Salvini di soluzioni non ne ha. E “porti chiusi” è un hashtag, non ha avuto il coraggio di fare un provvedimento vero. E perché? Perché è solo uno slogan, è impraticabile.

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M5S, è chiara la distanza fra parole e fatti. Sui diritti governo di estrema destra

Intervista al Manifesto a cura di Daniela Preziosi

«Il decreto Genova era necessario. Ma ci hanno infilato la schifezza di uno dei peggiori condoni della storia recente, un’altra contro l’ambiente». Per Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, il decreto «è il paradigma del governo: era stato accompagnato da parole roboanti, ’revoca della concessione’, ’nazionalizzazione’. Non c’è nulla. È lo specchio della distanza fra le parole e la realtà dei suoi fatti».

Si segnala un dissenso in M5S. Così sull’elezione della presidente leghistissima alla commissione diritti umani. Salvini punta a spaccarli?

Salvini lancia un’opa sul loro elettorato e la loro dichiarata alterità va in crisi. È necessario fare affiorare le differenze dentro M5s. Mi lasci dire che la vicenda della commissione è un insulto. Colloca questo governo all’estrema destra del paese e dell’Europa.

Ma se domani il governo cadesse non ci sarebbe un’alternativa possibile.

Al momento no. A differenza della Spagna e del Portogallo dove si è saputa cercare e trovare un maggioranza fra le sinistre.

In Italia voi, a differenza dai vostri compagni portoghesi e spagnoli, non accettereste di andare al governo con la sinistra moderata.

Rovescerei il ragionamento. In Spagna e Portogallo i socialisti hanno assunto un tasso di radicalità che qui il Pd considererebbe persino estremista. Io metterei la firma sulla piattaforma fra Podemos e Psoe. Il Pd no.

Parliamo di Liberi e uguali. Non si scioglie, va avanti. Ma senza di voi e senza Mdp.

Il progetto di Leu è stato sconfitto al voto. Da subito si sono misurate crescenti distanze fra chi vuole ricostruire il centrosinistra e chi, come noi, considera quella scelta esiziale. Il gruppo parlamentare finora ha funzionato, ed è un bene che va tutelato e messo a disposizione di quello che si muove nel paese. Ma la prospettiva unitaria non c’è. Chiedevamo una fase di discussione sulle prospettive e poi da lì valutare se procedere verso un partito. Tutto questo non è stato permesso.

Il presidente Grasso va avanti con i comitati autoconvocati.

Grasso fa bene, ha messo generosamente a disposizione la sua coerenza. E l’orientamento politico autonomo e alternativo che sta imprimendo è condivisibile. Sono certo che il lavoro comune con lui continuerà.

Mdp vi accusa di aver rotto Leu quando avete deciso da soli di cercare una convergenza a sinistra per le europee.

L’accusa non è fondata. E se dobbiamo proprio discuterne così, semmai a rompere Leu è stato chi non ha mai avuto altro orizzonte che il centrosinistra. Rispetto le scelte di ciascuno, ma noi abbiamo solo ribadito quello che abbiamo sempre detto. Nessuna passione per la ginnastica organizzativa. Ci vogliono le idee. Per le europee dobbiamo costruire non l’ennesimo contenitore o l’ennesimo processo costituente ma uno spazio di confluenza di soggetti diversi, partiti reti comitati, su un programma. E non solo per le europee ma per costruire una rete di relazioni capace di produrre qualcosa nel paese. Dove qualcosa si muove. I movimenti degli studenti, quello delle donne, le mobilitazioni contro la deriva securitaria in materia di immigrazione del governo.

Con De Magistris leader?

De Magistris fa un’interessante proposta di convergenza.

Anche al Prc interessa. Vuol dire che voi vi siete radicalizzati?

Non mi sono radicalizzato né moderato. È arrivato il momento di mettere in campo una proposta radicale, cioè che vada alla radice dei problemi: dal tema delle migrazioni, grande questione di prospettiva per il mondo in cui viviamo, alla riduzione del tempo di lavoro a parità di salario. Alla patrimoniale, senza paura delle parole: serve per affrontare la redistribuzione della ricchezza in un mondo sempre più diseguale. Alla transizione ecologica. Serve una critica radicale a un capitalismo ormai incompatibile con la stessa democrazia.

Voi siete molto impegnati con la Nave di soccorso Mar Jonio…

Mi lasci dire che non è una nostra iniziativa. Ma sì, ne siamo parte. Orgogliosamente. Sul piano personale Vendola, Palazzotto ed io abbiamo firmato le garanzie con Banca Etica. È il momento di mettere in campo pratiche concrete per indicare un’altra strada rispetto al clima che viviamo.

…ma la maggioranza degli italiani, secondo i sondaggi, oggi sta con Salvini.

Non è un fenomeno italiano. Da Trump a Bolsonaro, il vento soffia contro di noi. Ma l’immigrazione contiene moltissime altre questioni: dalla globalizzazione alle guerre alimentate anche dalla nostra industria, ai cambiamenti climatici. Per cambiare il vento servirà certo un crisi di questo blocco di potere di destra, che arriverà quando le promesse si riveleranno per quello che sono, scatole vuote, non in grado di far star meglio le persone. Ci vorrebbe anche una sinistra capace di costruire l’alternativa. Così come in Italia sarebbe necessario un ripensamento di fondo nel cosiddetto campo democratico.

Zingaretti, nel Pd, potrebbe incarnare questo ripensamento?

Al momento, da quello che dice, mi pare largamente improbabile. E lo dico con dispiacere.

 

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Sui migranti governo banditesco, ma il Pd ha aperto strada a deriva di destra

 

La mia intervista a Fanpage.it dove ho parlato di migranti e di Flat Tax. Ma anche del futuro possibile della sinistra in Italia ho ribadito che se Liberi e Uguali si infilerà in una discussione incentrata sulle alleanze allora non farà molta strada se invece sceglie di aprirsi alle nuove forme della partecipazione ed a scelte e svolte radicali allora potremmo dare un contributo.

 

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Il Fronte repubblicano? Fatto così è sbagliato. Noi saremo disertori

Intervista al Manifesto a cura di Daniela Preziosi. Il segretario di Sinistra italiana: non ci arruoleremo in difesa dell’establishment. Non siamo «no euro», ma così si gonfiano le vele alle destre. Rispetto per Mattarella, anche se non ne convido le scelte. Ma chi convoca manifestazioni di piazza a sostegno del presidente lo trascina nella contesa. Il Pd ci ripensi . Spero che Liberi e uguali non si divida. Ma fra la difesa del fascismo e la difesa dei mercati noi abbiamo un piano C: la battaglia per un’Europa di diritti e uguaglianza

Nicola Fratoianni (segretario di Sinistra italiana, ndr), il Pd vi chiama a un «fronte repubblicano». Da cosa volete difendere il Paese?

Se la sfida è costringere ognuno di noi a rimettere in discussione il proprio recinto, sono pronto. Ma questo deve significare rimettere in discussione le ragioni che hanno condotto Lega e M5S al risultato clamoroso del 4 marzo. O siamo in grado di fare una proposta che non si rassegni alla gabbia dei mercati, per la quale il voto democratico ormai è uno strumento marginale, e senza rifugiarsi nello spazio nazionale segnato dal rigurgiti neofascisti; oppure qualsiasi ipotesi frontista sarà una risposta utile solo a gonfiare le vele alla destra. Ci vuole un’alternativa chiara. Carlo Calenda si rivolge «a chiunque non voglia uscire dall’euro»: detto così inevitabilmente diventa il fronte dell’establishment contro chi ha subìto di più gli effetti della crisi. Sbaglia. E non funzionerà.

Perché invece non lo considera un fronte a difesa degli istituti repubblicani, così maltrattati dal M5S? Oppure a difesa dei risparmiatori italiani a cui si è riferito Mattarella?

Il presidente della Repubblica è stato oggetto di attacchi inaccettabili. La richiesta di impeachment era ridicola. Altro è il giudizio politico sulle sue scelte: sbarrare la strada alla nomina del professor Savona ha consegnato un’arma di propaganda a Lega e 5 stelle: l’idea che il governo non sia nato a causa della «dittatura dei mercati». Ma chi convoca manifestazioni di piazza a sostegno del presidente lo trascina nella contesa politica. È grave e pericoloso. Invito il Pd a ripensarci.

Sinistra italiana dunque diserta il fronte repubblicano?

Se il fronte avesse le caratteristiche che dice Calenda, noi non ci saremo. Propongo un fronte diverso: di chi diserta l’arruolamento coatto per una guerra insensata i cui termini sono inaccettabili. Se da un lato c’è il fascismo che monta e dall’altro c’è la difesa dei mercati finanziari e la diseguaglianza, noi proponiamo a tutti i disertori di organizzare una proposta che smonti le cause per cui la destra ha vinto. Che tenga insieme la democrazia, i diritti, la libertà. E la prospettiva dell’Europa, battendosi contro le politiche che hanno dato forza alle destre.

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Big bang a sinistra? Impossibile, il Pd è sempre lo stesso

“Liberi e Uguali deve organizzare un’assemblea aperta, non ci si può rilanciare nel chiuso di un dibattito congressuale. Ora con il partito democratico ci ritroveremo all’opposizione, ma se pensano di difendere l’establishment lo faranno senza di noi”

Segretario Fratoianni (di Sinistra Italiana, ndr) da possibili alleati a oppositori dei 5 stelle?
Ancora non sappiamo che governo sarà, ma sappiamo che sarà uno spostamento pesante a destra dell’asse politico del paese. Il Movimento 5 Stelle è stato finora un fenomeno ambiguo: un centro di comando che ruota intorno alla Casaleggio Associati, i suoi eletti e le sue reti, e un corpo elettorale molto grande. Oggi ha sciolto l’ambiguità a destra. Una scelta aiutata da chi dall’inizio ha operato e tifato perché il ’tanto peggio tanto meglio’ si realizzasse, nel proprio interesse, penso al gruppo dirigente Pd. Con questo non sto attenuando la pesante responsabilità della scelta di M5S.

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A sinistra serve identità chiara, non proposta vaga

Intervista al quotidiano il Manifesto.

Ad horas, giura Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana e uno dei 18 eletti di Liberi e uguali, verrà convocata l’assemblea di Leu «perché dopo l’esito deludente è doveroso confrontarci con chi ha generosamente costruito la campagna elettorale. E perché dobbiamo decidere insieme come andare avanti».

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La Stampa: il videoforum sul programma di Liberi e Uguali

Oggi sono stato ospite de La Stampa, dove Marco Castelnuovo mi ha intervistato sul programma di Liberi e Uguali.

Ho spiegato i nostri temi e il punto di vista su ciò che sta accadendo al paese: in primis parlando di quanto accaduto a Macerata, perché dobbiamo sentirci tutti impegnati a respingere l’ondata neofascista e razzista che sta montando in Italia.  Per noi non è possibile nessuna alleanza con le destre di Berlusconi e Salvini, a differenza di quanto stanno ipotizzando Pd e Movimento 5 Stelle. Con loro siamo invece disponibili a discutere su singoli punti d’intesa.
E poi i temi sociali che ci stanno più a cuore: la scuola, il lavoro, la salute. Ho ribadito che Jobs Act e Buona scuola vanno rivisti completamente, che dobbiamo ridurre l’orario di lavoro a parità di salario per affrontare la sfida dell’automazione, e che molte altre cono le politiche su cui produrre una vera e propria svolta, a favore dei molti che hanno pagato la crisi e non per i pochi che ci hanno guadagnato.

 

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«Il dopo voto? Di sicuro Leu non tradirà la fiducia degli elettori»

 

Intervista a Il Manifesto del 1-02-2018, di Daniela Preziosi

Segretario Fratoianni, in Liberi e uguali lei è da sempre il meno interessato alla ’benedizione’ di Prodi. Oggi da Prodi invece arriva una mezza scomunica a Leu.
Il centrosinistra a cui Prodi si riferisce non c’è più da tempo. Renzi si è impegnato in tutti i modi per realizzare il programma del centrodestra.

Bersani, Boldrini e Grasso danno a Renzi tutta la colpa del mancato accordo. Lei però l’accordo non lo voleva dall’inizio.

Oggi quello schema non c’è per le scelte politiche che il Pd ha fatto in questi anni. E anche per una ragione di fondo: il centrosinistra poggiava su un’idea di riformismo che la crescita violenta della diseguaglianza ha spazzato via. Oggi servono proposte radicali ai problemi radicali che dobbiamo affrontare. A partire da questa consapevolezza tutte le sinistre in Europa e nel mondo conquistano consensi.

D’Alema dice: noi siamo la sinistra riformista e di governo. Sottoscrive?

Noi siamo la sinistra riformatrice, per noi il governo non è un fine ma un mezzo. Immagino che lui sottoscriverebbe.

Anche Potere al popolo, l’altra lista di sinistra, si ispira a Mélenchon. Come spiega la differenza fra voi e loro?

Hanno alcune ispirazioni simili alle nostre, ma il punto è anche come le traducono in pratiche e proposte. Ma non parlerò male di loro. Potere al popolo sta costruendo la sua campagna elettorale contro di noi. Io non lo farò.

Parliamo di liste, iniziamo da quelle del Pd. Renzi ha asfaltato la minoranza e esodato la componente Pci-Pds-Ds.

Con questa vicenda si è chiuso il cerchio, il Pd diventa definitivamente un’altra cosa, anche nel modo in cui si autorappresenta. Penso al caso dell’Emilia Romagna: il Pd ci accusa di far vincere la destra e poi candida Casini e Lorenzin. Renzi si è separato definitivamente da una parte della cultura che aveva fondato il Pd.

Offrite asilo politico agli elettori del Pd esodati?

Offriamo una proposta politica a tutti e certo anche a quegli elettori che ancora immaginavano di trovare nel Pd la sponda per qualcosa che abbia a che fare con la sinistra. C’è bisogno di una forza della sinistra, larga, plurale, in grado di riprendere bandiere e valori che il Pd ha scelto di non rappresentare più.

Anche per le vostre liste ci sono state contestazioni contro i «paracadutati», dall’Abruzzo alla Sardegna. Avevate promesso «territorialità». Poi cos’è successo?

Le liste sono sempre un momento complicato, è inevitabile produrre consensi e dissensi, comprensibili e in gran parte frutto della legge elettorale. Ora si tratta di coinvolgere in prima persona i territori per allargare il consenso alla nostra proposta politica.

Il Rosatellum andrà cambiato prima di tornare al voto. Ci vorrà del tempo. Vi siete dichiarati disponibili a collaborare solo su questo. Ma per farlo servirà un governo in carica.

Il Rosatellum è pessimo, ora siamo al paradosso che il Pd sostiene di non averlo proposto. E neanche imposto con otto fiducie. Il governo resta in carica finché non ce n’è un altro, vedasi il caso tedesco. Quel che succederà dopo le elezioni ce lo diranno le urne. Ma Leu ha un impegno con gli elettori: non tradiremo il loro voto, non faremo coalizione di governo con gli avversari. Ci misureremo con le proposte, come noi di Sinistra italiana abbiamo fatto sul modello tedesco. Discuteremo in parlamento e fra noi. Non potrà riaccadere che il governo faccia la legge elettorale, come ha fatto Gentiloni dopo aver solennemente giurato il contrario.

In pochi scommettono sulla compattezza di Leu dopo il voto. Sbagliano tutti?

Io scommetto su uno spazio politico largo in cui anche le differenze abbiano cittadinanza. Troveremo le forme e troveremo una sintesi, tra noi sono molte di più le ragioni dell’unità. Le scelte non saranno frutto solo della discussione interna ai futuri gruppi parlamentari ma anche di un meccanismo di partecipazione più largo, di chi avrà votato Liberi e uguali. E stavolta non avremo la scadenza elettorale alle porte.

Insomma farete un partito tutti insieme?

Io sono il segretario di un partito, non il re. Questa discussione dovrà coinvolgere gli iscritti dei partiti che ci sono. Vorrei che questa discussione si intrecciasse con tutte le energie e le forze che Leu sta accumulando. Per quanto riguarda Si, è evidente che dopo le elezioni servirà un congresso.

Fra i vostri c’è chi teme che vi siate arresi a Mdp. È così?

La politica non è un braccio di ferro. Nessuno si è arreso a nessuno, le nostre proposte si stanno misurando e confrontando. Rivendico che per mesi la posizione di Sinistra italiana è sembrata isolata mentre intorno a noi tutti parlavano di un nuovo centrosinistra. Noi chiedevamo di mettere in piedi una lista autonoma e alternativa al Pd. Oggi Leu è a tutti gli effetti il polo alternativo a tutti gli altri esistenti. Non canto vittoria, ma è un risultato politico rilevante.

Su Pisapia avevate ragione voi e non Bersani?

Con rispetto per tutti, posso dire che su quel punto avevamo visto lungo. Sinistra italiana è a suo agio in Leu perché oggi lavoriamo tutti insieme su un’altra ipotesi.

Grasso spiega a Laura Boldrini che le alleanze le deciderà lui. Oggi Grasso è il leader della lista.Poi “deciderà lui”?

Grasso è stato accusato di essere una figurina a copertura di altri. Ora sta dimostrando di non essere una figurina. Gli abbiamo chiesto di rappresentare il nostro percorso e esercitare un ruolo di sintesi, visto che le differenze fra noi ci sono e non ha senso nasconderle. Dopo il voto discuteremo tutti insieme sul futuro di questo percorso.

La vostra proposta fin qui più nota è l’abolizione delle tasse universitarie. Siete per la progressività e volete togliere le tasse anche ai ricchi?

Le tasse per l’università saranno progressive ma saranno poste nella fiscalità generale, come succede per la sanità. La nostra proposta è più complessa, riguarda la rimodulazione del diritto allo studio, lo sblocco del turn over nelle università. Contiene un’idea più grande: investire sul futuro di questo paese. L’Italia sta agli ultimi posti per numero di laureati e immatricolati. È una proposta che parla ai giovani ai quali restituiremo l’art. 18 e per i quali scateneremo una battaglia contro il lavoro povero, i falsi stage, l’economia della promessa: quella per cui oggi ti faccio lavorare gratis promettendoti un futuro che non arriverà mai.