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Seria battaglia contro le diseguaglianze, allarme disoccupazione di massa

Una mia intervista a Newnotizie.it

Buonasera Onorevole Fratoianni, grazie di essere qui con noi. Come commenta la vicenda Siri che a poche settimane dalle elezioni europee sta per spaccare in due l’attuale Esecutivo e le ‘minacce’ di Di Maio a Salvini?
C’è poco da commentare e tanto da fare. Buona parte della politica è genuflessa ai potentati economici e agli interessi particolari di pochi. I fatti riguardano Siri, ma hanno riguardato quasi tutti i partiti politici in questi mesi, dalla Roma ‘5 Stelle’, alla Lombardia di Salvini e Berlusconi, al ‘PD’ umbro  e calabrese. Ci saranno indagini e processi, per carità, e noi non siamo giudici. Ma c’è un fatto incontrovertibile, a prescindere dalle sentenze dei tribunali: il rapporto fra un certo mondo economico e una certa politica è malato e va interrotto con ogni mezzo possibile. D’altra parte, proprio oggi il presidente della Commissione bilancio alla Camera, il leghista Borghi, pur di difendere Siri, in un confronto tv ad ‘Agorà’ con me ha affermato che la politica funziona così. Non per me, non per noi.

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Sinistre, ora serve il cambiamento, non i vecchi schemi

La mia intervista al Manifesto a cura di Daniela Preziosi

«Il movimento 5 stelle sembra ormai in crisi strutturale. Fin qui era cresciuto tenendo insieme la sua radicale forza antisistema e, una volta arrivati al governo, la promessa di trasformare quella forza in cambiamento. Invece in alleanza con Salvini non ha cambiato proprio nulla». Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, inizia un ragionamento sulle sinistra a partire – e in Italia non potrebbe essere diversamente – dalla traiettoria discendente di M5S. «Oggi è dentro una spirale. Se rompe e esce dal governo rischia di non tornarci più. Ha esaurito gli elementi fondativi della sua spinta».

Questa crisi è un’occasione di rinascita per le sinistre, quella riformista e quelle radicali?
Potrebbe esserlo. A patto che le sinistre, insieme a chi sente l’insopportabile puzza di fascismo che emana dal governo, colgano il momento. Ma siamo ancora lontani.

Cominciamo da voi. I sondaggi non vi danno in crescita.
C’è qualcosa di nuovo. È quello che accade nel paese. Dalla manifestazione dei sindacati, a quella antirazzista a Milano, alle mobilitazioni prossime contro i cambiamenti climatici, in tanti sentono il bisogno di mobilitarsi. Questo ci pone una domanda nuova. Oggi anche a noi viene chiesto di sentirci responsabili della ricerca di un quadro alternativo. Di fronte all’egemonia della cultura regressiva della Lega, ci arriva con forza un messaggio: la costruzione dell’alternativa riguarda tutti, nessuno è esentato.

L’elezione di Zingaretti a segretario del Pd per lei cambia qualcosa?
Il fatto che il Pd abbia un nuovo segretario, certo, cambia qualcosa. Ma non è la vittoria di Zingaretti in sé. È che anche su quella vittoria si è depositata una richiesta di cambiamento.

Qual è la vostra risposta a questa domanda?
Di certo non la riproposizione di vecchi schemi. O il solito vecchio appello all’unità del centrosinistra. Anche perché, come si è visto in Abruzzo e in Sardegna, le coalizioni, che pure abbiamo sostenuto, non sono state in grado di invertire la tendenza. Il Pd le ha festeggiate come una riscossa. Ma in un caso il centrosinistra ha perso 20 punti, nell’altro di 15. No, il problema è un altro, è mettere in campo una radicale discontinuità. Zingaretti è partito schierandosi per il Tav. Ha detto no al ripristino dell’art.18 e no alla patrimoniale sulle grandi ricchezze. Invece in giro per il mondo, dalla giovane Ocasio Cortez al meno giovane Sanders ai movimenti contro i cambiamenti climatici, la sfida alla destra si fonda su un’agenda innovativa e radicale che ha al centro la lotta alle diseguaglianze e un Green New Deal.

Zingaretti sarà alle manifestazioni contro i cambiamenti climatici. Per il resto il nuovo Pd assomiglia al vecchio: Sì Tav e no patrimoniale.
Sul piano delle scelte concrete a oggi non è cambiato in niente. Ma quella domanda di cambiamento radicale loro non la sentono? Per riaprire una discussione c’è bisogno del coraggio di cambiare le priorità. Nelle questioni ambientali, in quelle sociali. Emerge una nuova generazione politica, spesso ha il segno femminile e femminista.
Intanto alle europee sarete avversari.
Non c’è dubbio. La nostra proposta è costruire un terzo spazio: fra chi ha governato nel segno dell’austerità e lo scenario inquietante dei nazionalismi di destra, organici ai grandi poteri. Siamo alternativi a entrambi. Ma per essere efficaci dovremo avere una proposta coraggiosa e molto innovativa: oggi non si può essere di sinistra senza mettere la questione ambientale al centro del programma. Insieme alla giustizia sociale e a una leadership di rottura: i gruppi dirigenti maschili debbono fare un passo indietro, il movimento femminista è la cosa più radicale che attraversa la scena pubblica. Non a caso la più efficace contro il machismo e il bullismo dei Trump e degli Orbán.

Parla di innovazione, ma si tratta di una lista di sinistra con voi, il Prc e gli stessi soggetti delle scorse europee.
No, saremo molti di più. Vogliamo costruire una proposta che abbia come protagonisti anche Diem 25, l’Altra Europa, gli autoconvocati di Liberi e uguali, Possibile e personalità come Elly Schlein. Che stringa una relazione positiva con le coalizioni civiche delle città, con un programma che mette al centro il futuro, di liberarsi dallo sconfittismo, di rafforzare in Europa una coalizione in grado di opporsi all’avanzata dei fascisti. E di cambiare le politiche economiche che le hanno spianato la strada.

L’europeismo del Pd, con la marca di Carlo Calenda, non vi convince?
Calenda ha monopolizzato il dibattito congressuale del Pd. Poi ha costretto tutti, compreso Zingaretti, ad andare dietro al suo europeismo senza proposte di cambiamento. Nulla di nuovo. L’idea è l’Union sacrée dell’europeismo che è già stato il principale agente del collasso dell’Europa democratica.

Nel frattempo la destra italiana si riorganizza. Se non costruirete un’alternativa competitiva al governo andrà una destra compiutamente nazionalista.
Quella destra c’è già ed è già al governo. I 5 stelle oggi sono del tutto subalterni. Per questo non basta puntare ai delusi 5 stelle. Occorre rompere l’asse del governo e favorire un’evoluzione del M5S verso nuovi protagonisti che possano contribuire a disegnare una stagione diversa.

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Un governo di buffoni e arroganti, soluzioni zero, ormai è chiaro a tutti

La mia intervista di Daniela Preziosi al quotidiano il Manifesto

«Non abbiamo violato nessuna norma, al contrario di quello che dice Salvini. Oggi (ieri, ndr) alle 11 è stato pubblicato da parte della Guardia Costiera di Siracusa l’annuncio di un’ordinanza restrittiva per l’avvicinamento alla Sea Watch. Quindi non c’era nessun divieto di salire a bordo. Poi sono saliti anche i parlamentari del Pd. Quindi quest’ordinanza è una ridicola pezza a colori per accusarci di violazioni inventate. Noi parlamentari svolgiamo un’attività ispettiva, è un nostro diritto anzi un nostro dovere». Domenica pomeriggio Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana e parlamentare di Leu, è salito su un gommone dal porto di Siracusa e si è diretto verso la Sea Watch 3 con una delegazione di medici, volontari di Mediterranea, e due colleghi deputati, Riccardo Magi (+Europa) e Stefania Prestigiacomo (Forza italia). «A Prestigiacomo esprimo la mia solidarietà per la campagna maschilista che si è scatenata contro lei».

Cosa avete visto sulla nave?

47 migranti in condizioni di difficoltà, 13 minori, di cui otto non accompagnati. E così è smentita anche un’altra balla di Salvini. Abbiamo ascoltato storie di torture subite in quell’inferno che ormai è la Libia con cui abbiamo stretto accordi, e già prima di Salvini.

Il garante dei detenuti denuncia la violazione delle convenzioni per i diritti umani.

E di leggi italiane. Per i minori non accompagnati la legge esclude il respingimento. Devono essere subito sbarcati. Come tutti gli altri. La convenzione di Amburgo sulla Sar prescrive ai paesi di indicare il porto vicino più sicuro. In questo caso era quello italiano.

Il procuratore di Siracusa ha spiegato che, a differenza delle accuse lanciate da Salvini, per l’equipaggio della Sea Watch non si ipotizzano reati.

Una spiegazione molto opportuna. Già Sea Watch aveva pubblicato le comunicazioni con il centro di comunicazione marittimo olandese nelle ore in cui il meteo peggiorava. L’Olanda aveva indicato la Tunisia come possibile alternativa, impegnandosi a contattarla. Ma a quella comunicazione non è più seguita risposta. Dunque il comandante della nave ha fatto il suo dovere, ha scelto la rotta più sicura.

L’Europa non c’è. Salvini in questo ha ragione?

L’Europa non esiste come soggetto politico capace di affrontare un fenomeno strutturale che richiede una risposta cooperativa e plurale. E che non è lo spacchettamento dei numeri: le persone non sono pacchi. Ma il nostro è un governo di buffoni arroganti, forte con i deboli e debole con i forti, incapace di gestire anche situazioni limitate e semplici come questa. E il blocco di Visegràd, gli amici di Salvini, a ogni passo dimostra di non avere soluzioni, solo slogan: prima gli ungheresi, che vengono prima degli italiani. Una partita politica giocata in modo cinico e violento sulle persone in nome dell’ipocrisia di chi parla delle radici cristiane dell’Europa e poi lascia la notte di Natale uomini donne e bambini in mezzo al mare. Questo governo ha accentuato in modo forte una linea che ha ereditato dal precedente, quella in base alla quale il reato non è torturare le persone ma praticare solidarietà. La guerra alle Ong purtroppo non l’ha inventata Salvini.

Leu voterà l’autorizzazione al processo contro Salvini?

Sì. Siamo di fronte a un evidente abuso di potere. Una battaglia politica che travalica le funzioni del ministro dell’interno. Ma anche il resto del governo deve assumersi le sue responsabilità.

I sondaggi però gli sono favorevoli. Non temete che il ministro cercherà la santificazione?

Vedremo. Intanto aveva proclamato che avrebbe rinunciato all’immunità parlamentare e ora pare cambi idea. Occorre guardare bene a quello che è accaduto. Comunque, ci sono battaglie che vanno condotte anche quando sono impopolari. Ma poi siamo sicuri che durerà a lungo il plauso alla violenza con cui il governo si abbatte su persone deboli e vulnerabili? Io no. Anche perché è è sempre più chiaro che Salvini di soluzioni non ne ha. E “porti chiusi” è un hashtag, non ha avuto il coraggio di fare un provvedimento vero. E perché? Perché è solo uno slogan, è impraticabile.

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M5S, è chiara la distanza fra parole e fatti. Sui diritti governo di estrema destra

Intervista al Manifesto a cura di Daniela Preziosi

«Il decreto Genova era necessario. Ma ci hanno infilato la schifezza di uno dei peggiori condoni della storia recente, un’altra contro l’ambiente». Per Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, il decreto «è il paradigma del governo: era stato accompagnato da parole roboanti, ’revoca della concessione’, ’nazionalizzazione’. Non c’è nulla. È lo specchio della distanza fra le parole e la realtà dei suoi fatti».

Si segnala un dissenso in M5S. Così sull’elezione della presidente leghistissima alla commissione diritti umani. Salvini punta a spaccarli?

Salvini lancia un’opa sul loro elettorato e la loro dichiarata alterità va in crisi. È necessario fare affiorare le differenze dentro M5s. Mi lasci dire che la vicenda della commissione è un insulto. Colloca questo governo all’estrema destra del paese e dell’Europa.

Ma se domani il governo cadesse non ci sarebbe un’alternativa possibile.

Al momento no. A differenza della Spagna e del Portogallo dove si è saputa cercare e trovare un maggioranza fra le sinistre.

In Italia voi, a differenza dai vostri compagni portoghesi e spagnoli, non accettereste di andare al governo con la sinistra moderata.

Rovescerei il ragionamento. In Spagna e Portogallo i socialisti hanno assunto un tasso di radicalità che qui il Pd considererebbe persino estremista. Io metterei la firma sulla piattaforma fra Podemos e Psoe. Il Pd no.

Parliamo di Liberi e uguali. Non si scioglie, va avanti. Ma senza di voi e senza Mdp.

Il progetto di Leu è stato sconfitto al voto. Da subito si sono misurate crescenti distanze fra chi vuole ricostruire il centrosinistra e chi, come noi, considera quella scelta esiziale. Il gruppo parlamentare finora ha funzionato, ed è un bene che va tutelato e messo a disposizione di quello che si muove nel paese. Ma la prospettiva unitaria non c’è. Chiedevamo una fase di discussione sulle prospettive e poi da lì valutare se procedere verso un partito. Tutto questo non è stato permesso.

Il presidente Grasso va avanti con i comitati autoconvocati.

Grasso fa bene, ha messo generosamente a disposizione la sua coerenza. E l’orientamento politico autonomo e alternativo che sta imprimendo è condivisibile. Sono certo che il lavoro comune con lui continuerà.

Mdp vi accusa di aver rotto Leu quando avete deciso da soli di cercare una convergenza a sinistra per le europee.

L’accusa non è fondata. E se dobbiamo proprio discuterne così, semmai a rompere Leu è stato chi non ha mai avuto altro orizzonte che il centrosinistra. Rispetto le scelte di ciascuno, ma noi abbiamo solo ribadito quello che abbiamo sempre detto. Nessuna passione per la ginnastica organizzativa. Ci vogliono le idee. Per le europee dobbiamo costruire non l’ennesimo contenitore o l’ennesimo processo costituente ma uno spazio di confluenza di soggetti diversi, partiti reti comitati, su un programma. E non solo per le europee ma per costruire una rete di relazioni capace di produrre qualcosa nel paese. Dove qualcosa si muove. I movimenti degli studenti, quello delle donne, le mobilitazioni contro la deriva securitaria in materia di immigrazione del governo.

Con De Magistris leader?

De Magistris fa un’interessante proposta di convergenza.

Anche al Prc interessa. Vuol dire che voi vi siete radicalizzati?

Non mi sono radicalizzato né moderato. È arrivato il momento di mettere in campo una proposta radicale, cioè che vada alla radice dei problemi: dal tema delle migrazioni, grande questione di prospettiva per il mondo in cui viviamo, alla riduzione del tempo di lavoro a parità di salario. Alla patrimoniale, senza paura delle parole: serve per affrontare la redistribuzione della ricchezza in un mondo sempre più diseguale. Alla transizione ecologica. Serve una critica radicale a un capitalismo ormai incompatibile con la stessa democrazia.

Voi siete molto impegnati con la Nave di soccorso Mar Jonio…

Mi lasci dire che non è una nostra iniziativa. Ma sì, ne siamo parte. Orgogliosamente. Sul piano personale Vendola, Palazzotto ed io abbiamo firmato le garanzie con Banca Etica. È il momento di mettere in campo pratiche concrete per indicare un’altra strada rispetto al clima che viviamo.

…ma la maggioranza degli italiani, secondo i sondaggi, oggi sta con Salvini.

Non è un fenomeno italiano. Da Trump a Bolsonaro, il vento soffia contro di noi. Ma l’immigrazione contiene moltissime altre questioni: dalla globalizzazione alle guerre alimentate anche dalla nostra industria, ai cambiamenti climatici. Per cambiare il vento servirà certo un crisi di questo blocco di potere di destra, che arriverà quando le promesse si riveleranno per quello che sono, scatole vuote, non in grado di far star meglio le persone. Ci vorrebbe anche una sinistra capace di costruire l’alternativa. Così come in Italia sarebbe necessario un ripensamento di fondo nel cosiddetto campo democratico.

Zingaretti, nel Pd, potrebbe incarnare questo ripensamento?

Al momento, da quello che dice, mi pare largamente improbabile. E lo dico con dispiacere.

 

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Sui migranti governo banditesco, ma il Pd ha aperto strada a deriva di destra

 

La mia intervista a Fanpage.it dove ho parlato di migranti e di Flat Tax. Ma anche del futuro possibile della sinistra in Italia ho ribadito che se Liberi e Uguali si infilerà in una discussione incentrata sulle alleanze allora non farà molta strada se invece sceglie di aprirsi alle nuove forme della partecipazione ed a scelte e svolte radicali allora potremmo dare un contributo.

 

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Il Fronte repubblicano? Fatto così è sbagliato. Noi saremo disertori

Intervista al Manifesto a cura di Daniela Preziosi. Il segretario di Sinistra italiana: non ci arruoleremo in difesa dell’establishment. Non siamo «no euro», ma così si gonfiano le vele alle destre. Rispetto per Mattarella, anche se non ne convido le scelte. Ma chi convoca manifestazioni di piazza a sostegno del presidente lo trascina nella contesa. Il Pd ci ripensi . Spero che Liberi e uguali non si divida. Ma fra la difesa del fascismo e la difesa dei mercati noi abbiamo un piano C: la battaglia per un’Europa di diritti e uguaglianza

Nicola Fratoianni (segretario di Sinistra italiana, ndr), il Pd vi chiama a un «fronte repubblicano». Da cosa volete difendere il Paese?

Se la sfida è costringere ognuno di noi a rimettere in discussione il proprio recinto, sono pronto. Ma questo deve significare rimettere in discussione le ragioni che hanno condotto Lega e M5S al risultato clamoroso del 4 marzo. O siamo in grado di fare una proposta che non si rassegni alla gabbia dei mercati, per la quale il voto democratico ormai è uno strumento marginale, e senza rifugiarsi nello spazio nazionale segnato dal rigurgiti neofascisti; oppure qualsiasi ipotesi frontista sarà una risposta utile solo a gonfiare le vele alla destra. Ci vuole un’alternativa chiara. Carlo Calenda si rivolge «a chiunque non voglia uscire dall’euro»: detto così inevitabilmente diventa il fronte dell’establishment contro chi ha subìto di più gli effetti della crisi. Sbaglia. E non funzionerà.

Perché invece non lo considera un fronte a difesa degli istituti repubblicani, così maltrattati dal M5S? Oppure a difesa dei risparmiatori italiani a cui si è riferito Mattarella?

Il presidente della Repubblica è stato oggetto di attacchi inaccettabili. La richiesta di impeachment era ridicola. Altro è il giudizio politico sulle sue scelte: sbarrare la strada alla nomina del professor Savona ha consegnato un’arma di propaganda a Lega e 5 stelle: l’idea che il governo non sia nato a causa della «dittatura dei mercati». Ma chi convoca manifestazioni di piazza a sostegno del presidente lo trascina nella contesa politica. È grave e pericoloso. Invito il Pd a ripensarci.

Sinistra italiana dunque diserta il fronte repubblicano?

Se il fronte avesse le caratteristiche che dice Calenda, noi non ci saremo. Propongo un fronte diverso: di chi diserta l’arruolamento coatto per una guerra insensata i cui termini sono inaccettabili. Se da un lato c’è il fascismo che monta e dall’altro c’è la difesa dei mercati finanziari e la diseguaglianza, noi proponiamo a tutti i disertori di organizzare una proposta che smonti le cause per cui la destra ha vinto. Che tenga insieme la democrazia, i diritti, la libertà. E la prospettiva dell’Europa, battendosi contro le politiche che hanno dato forza alle destre.

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Big bang a sinistra? Impossibile, il Pd è sempre lo stesso

“Liberi e Uguali deve organizzare un’assemblea aperta, non ci si può rilanciare nel chiuso di un dibattito congressuale. Ora con il partito democratico ci ritroveremo all’opposizione, ma se pensano di difendere l’establishment lo faranno senza di noi”

Segretario Fratoianni (di Sinistra Italiana, ndr) da possibili alleati a oppositori dei 5 stelle?
Ancora non sappiamo che governo sarà, ma sappiamo che sarà uno spostamento pesante a destra dell’asse politico del paese. Il Movimento 5 Stelle è stato finora un fenomeno ambiguo: un centro di comando che ruota intorno alla Casaleggio Associati, i suoi eletti e le sue reti, e un corpo elettorale molto grande. Oggi ha sciolto l’ambiguità a destra. Una scelta aiutata da chi dall’inizio ha operato e tifato perché il ’tanto peggio tanto meglio’ si realizzasse, nel proprio interesse, penso al gruppo dirigente Pd. Con questo non sto attenuando la pesante responsabilità della scelta di M5S.

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A sinistra serve identità chiara, non proposta vaga

Intervista al quotidiano il Manifesto.

Ad horas, giura Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana e uno dei 18 eletti di Liberi e uguali, verrà convocata l’assemblea di Leu «perché dopo l’esito deludente è doveroso confrontarci con chi ha generosamente costruito la campagna elettorale. E perché dobbiamo decidere insieme come andare avanti».