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Schiavismo, non lavoro

A Terlizzi, in provincia di Bari, l’ennesimo call center che sfrutta i lavoratori.
Hanno stracciato un contratto buono per i dipendenti firmato appena un anno fa, per imporne un altro molto più duro, con paghe più basse (quasi a cottimo) e senza sufficienti tutele.
Inoltre su 220 dipendenti ne hanno lasciati a casa 190.
La giungla dei contratti firmati da non si capisce bene chi alla fine danneggia sempre chi lavora.
Per altro, Cellulopoli (questo il nome dell’azienda) ha ancora due commesse importanti: TIM e Fastweb.
Cosa dicono i due colossi della comunicazione? Hanno intenzione prima o poi di controllare le condizioni di lavoro nelle aziende cui appaltano i loro servizi? Oppure preferiscono incassare con la competizione al ribasso?
Di tutto questo chiederò conto al Ministro del Lavoro.
È intollerabile che ci sia chi specula in questo modo sul lavoro delle persone.

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40 anni fa la legge 194, oggi serve una battaglia di civiltà per difendere quella conquista

40 anni fa fu approvata la Legge 194, che regolamentò il ricorso all’aborto in Italia, riconobbe alle donne il diritto ad avere la prima e l’ultima parola sul proprio corpo e sulla maternità, le liberò dalle mammane, dalla vergogna della clandestinità e anche dalla morte.
Oggi quella legge, a causa di un’obiezione di coscienza dilagante, non è applicata in tanti, troppi, ospedali d’Italia, con picchi del 96% in Molise, dell’88% in Basilicata o del 86% in Puglia.

Nell’aprile 2016, il Comitato europeo dei diritti sociali ha condannato l’Italia perché il diritto delle donne ad accedere all’interruzione volontaria di gravidanza è ostacolato, nelle nostre strutture pubbliche, da un’obiezione tanto massiccia da alimentare i ricoveri nel privato e il ricorso alla clandestinità. Il mio partito ha provato, nel suo piccolo, a porre un argine: Sinistra Italiana in Piemonte e in Puglia ha presentato due proposte di legge per garantire la concreta ed effettiva attuazione della legge 194 negli ospedali pubblici (goo.gl/YAfFW6).
So che non basta, occorre una battaglia di civiltà diffusa e radicata, dentro e fuori le istituzioni, per non far vincere l’oscurantismo e l’ipocrisia e perché i principi e le idee che generarono la 194 siano difesi, affermati e garantiti.

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Tredicimila morti sul lavoro in dieci anni, una strage di cui il contratto di governo non si occupa

Non c’è molto da girarci intorno. I numeri di morti e infortuni sul lavoro ci raccontano di una vera e propria emergenza nazionale. Più di 1.000 morti nel 2017 e oltre 220 morti nei primi mesi del 2018, ma aprile e maggio hanno fatto segnare un alto numeri di infortuni anche mortali.

In definitiva, negli ultimi 10 anni 13mila morti. Sia chiaro, parliamo di casi di infortuni gravi e mortali denunciati e quindi conosciuti; ma sappiamo per certo che nel sottobosco del mondo del lavoro accade di tutto e spesso accade in un cono d’ombra in cui né le istituzioni né le parti sociali arrivano a fare luce.
Non c’è una idea chiara dei numeri di infortuni e morti in quel cono d’ombra, ma possiamo immaginarne la dimensione se già i numeri ufficiali ci raccontano di un fenomeno in aumento, di una vera e propria strage che ridefinisce il modo stesso con cui si intende il lavoro.

Basta parlare con i lavoratori coscienti e consapevoli di vivere in un ambiente di lavoro per nulla sicuro e adeguato, per rendersene conto. La frase che ho ascoltato più spesso in questi mesi è stata: “Vai a lavoro e non sai se ritorni”. Come se andassero in un fronte di guerra.

Ancora peggiore è la sensazione che si prova a confrontarsi con le famiglie che hanno subito la morte di un parente, perché si sentono sole e private non solo dell’affetto del caro, ma anche della verità e della giustizia. Spesso non ci sono processi e quando ci sono si chiudono in un rimbalzo di responsabilità, soprattutto quando c’è di mezzo la dinamica degli appalti e dei subappalti.

E tutto avviene nel più assoluto silenzio della politica e delle istituzioni.

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Sciopero Fedex TNT, azienda fa profitto e licenzia i lavoratori.Violano leggi, autorità intervenga

Siamo all’ennesimo scandalo nel modo con cui nel nostro Paese il lavoro delle persone viene trattato. Di fronte ad aziende che sono in utile, che guadagnano, che distribuiscono dividendi agli azionisti, che producono profitti perchè si licenziano lavoratori?” Lo si fa evidentemente per una semplice ragione: si mettono in campo modelli di organizzazione del lavoro fondati sull’ esternalizzazione dei processi lavorativi, si prendono lavoratori meno qualificati che magari vengono sottopagati e con meno diritti.

Sono elementi di una realtà che io definirei sfruttamento. Anche qui bisogna mettere un punto. La politica e le Istituzioni comincino a ragionare su come si fa ad impedire che un’azienda che fa utili e guadagna in Italia possa continuare a trattare così i lavoratori, persone in carne ed ossa.

Se poi sono vere le denunce di queste ore da parte dei rappresentanti sindacali sull’utilizzo di lavoratori interinali in sostituzione dei lavoratori in sciopero saremmo di fronte ad una vera e propria violazione delle leggi del nostro Paese. Ci aspettiamo una risposta immediata, ferma e chiara della autorità italiane.

Ne ho parlato oggi al L’Aria che tira su La7 dove ho parlato anche dell’ennesimo incidente sul lavoro all’Ilva di Taranto. E’ arrivato il momento di dire basta alle frasi di circostanza. È urgente invece che il governo vari un decreto per aumentare gli ispettori del lavoro, per intervenire su quella che è un’emergenza nazionale che altrimenti rischia di diventare solo un’occasione di retorica.

Ecco il mio intervento alla trasmissione

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Dai Forza alla Sinistra

Non abbiamo grandi imprese alle spalle a finanziarci, né gruppi editoriali che mettano i loro guadagni a nostra disposizione.
La nostra è una scelta di indipendenza, che a differenza di tutti gli altri, ci consente per esempio di difendere i lavoratori ovunque vengano maltrattati, senza doverci togliere il cappello di fronte a nessuno.
Nell’epoca della politica genuflessa all’economia, questo è un valore.
L’unica Forza che abbiamo sei tu, con il 2×1000 e scrivendo sulla tua dichiarazione dei redditi T44
Cosa facciamo con i soldi? Facciamo politica, teniamo aperti i nostri presidi territoriali, organizziamo campagne di comunicazione e attivazione, finanziamo il bando Forza!, ovvero risorse messe a disposizione di esperienze territoriali, per la difesa dei più deboli.
Aiutaci a rimanere indipendenti.
Chiediamo a tutti di aderire al 2×1000 a Sinistra Italiana. E’ molto semplice, basta comunicarlo al CAF o al proprio commercialista il codice T44.
Dai Forza alla Sinistra.

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I casi di bullismo in una scuola abbandonata a se stessa

Sempre più spesso i casi di bullismo nelle scuole irrompono nella cronaca quotidiana. La vicenda più eclatante è di qualche settimana fa, a Lucca, con l’insegnante bistrattato e minacciato, ma quasi ogni giorno i media riportano casi di angherie, minacce, botte a danni di altri alunni, o ai danni degli insegnanti da parte dei genitori di alcuni alunni.

Vicende che spesso rimbalzano sui media tradizionali dopo aver fatto il giro della rete o delle chat whatsapp, manco fossero trofei da esibire. E sui media tradizionali, poi, fioriscono i dibattiti, si improvvisano tribunali, si chiede la gogna per l’alunno, o per la famiglia che si ribella all’autorevolezza dell’insegnante, o per l’insegnante stesso, a volte perché inerme, a volte perché autoritario.

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Clima da fine ‘800

Alex Villarboito è responsabile della sicurezza per i lavoratori nella Sacal Alluminio di Carisio, nel vercellese.
Qualche giorno fa ha denunciato le scarse misure di sicurezza, a seguito di un incidente e l’azienda per tutta risposta lo licenzia.

Non è più nemmeno possibile chiedere sicurezza per sé e per i propri colleghi?
I lavoratori sono sottoposti a un clima da fine ‘800 in cui sei obbligato a rispondere al padrone del vapore oppure ridotto al silenzio.
Adesso l’azienda dovrà rispondere della mia interrogazione al governo.
Ad Alex la nostra vicinanza e la disponibilità per qualunque iniziativa, anche legale. Noi ci siamo.

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Docenti diplomati magistrali in sciopero della fame. Serve soluzione, subito un testo decreto

Dopo mesi e mesi di proteste e di promesse da tutte le parti, dopo la surreale vicenda che li ha investiti dalla sentenza del Consiglio di Stato del dicembre scorso, ora i docenti diplomati magistrali sono costretti a fare lo sciopero della fame per ricordare al mondo della politica che non è ancora stata trovata una soluzione.

Sono migliaia i docenti a rischio di licenziamento migliaia di persone che garantiscono da anni la scuola a decine di migliaia di bambini, una continuità didattica che rischia di non proseguire il prossimo anno. Serve una soluzione, al più presto.

Da settimane gli esponenti di Liberi e Uguali avanzano una proposta, che rinnovo anche io oggi: le forze politiche concordino insieme al governo il testo di un decreto per confermare i docenti coinvolti. Serve solo la volontà di affrontare e risolvere questa emergenza.

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Abbiamo Forza!

Ci sono giornate in cui senti davvero che la politica può generare energie straordinarie. Oggi è una di queste: abbiamo presentato i 22 progetti di solidarietà sociale e mutualismo finanziati attraverso il bando Forza! con i versamenti dei parlamentari di Sinistra Italiana. Anche grazie a noi, ai 100.000 euro di finanziamenti che abbiamo assegnato, in provincia di Teramo, in una zona colpita dal terremoto, nascerà il primo campeggio ecosostenibile della Regione Abruzzo. È una bella iniziativa, che sviluppa l’idea di un turismo eco-sostenibile e creerà posti di lavoro in una zona difficile. E ancora, alla periferia di Roma, finanziamo Nonna Roma, un banco di mutuo soccorso e un’osteria che assistono centinaia di famiglie indigenti, danno vita ad una socialità diversa e producono occasioni di impiego per persone in difficoltà lavorativa. Ce ne sono altri 20, un po’ in tutta Italia. E oggi quando li ho incontrati ho sentito che avevamo riunito nella stessa stanza molti giovani e molte persone con idee importanti da mettere in campo.
Dobbiamo e vogliamo andare avanti, anche perché purtroppo non siamo riusciti a finanziare molti altri progetti di valore che pure ci erano stati inviati da associazioni e gruppi che voglio ringraziare di cuore.
Andare avanti quindi per noi è importante, troveremo il modo con creatività e impegno per reperire le risorse che servono. Nel frattempo tutti voi potete contribuire in un modo che non vi costa nulla, ma che vale tanto: donando con la dichiarazione dei redditi il vostro 2×1000 a Sinistra Italiana. Basta scrivere il codice T44.
Insistiamo. Costruiamo. Innoviamo. Non possiamo fermarci: c’è un mondo intero da cambiare.

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Aiuto, è scomparsa la politica. E con essa la vita delle persone

Le ha fatto posto un penoso teatrino di voltafaccia e giravolte, che non affronta mai il merito delle questioni. Anzi, come nel peggiore stile del gattopardismo all’italiana, la sensazione più forte che lascia questa settimana di consultazioni per la formazione del governo, è che tutto è cambiato proprio per non cambiare nulla.

Il Partito Democratico continua a non voler scoprire le carte e, nonostante le dimissioni di Renzi dalla guida del partito, prosegue in una assurda chiusura preventiva a ogni tipo di confronto sul merito delle questioni, come se in discussione non ci fossero i problemi dei cittadini italiani, ma il consolidamento (o il cambiamento) di assetti di potere che parlano esclusivamente al ristretto giro della politica di palazzo. Non una proposta, non un punto serio su cui dibattere per la formazione del nuovo governo. Solo continuità con una stagione che dovrebbe essere sepolta.