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Perché si può ridurre l’orario di lavoro, senza tagliare il salario

“Bisogna aumentare l’età pensionabile!”, è il ritornello della politica italiana.

La ragione è sempre la stessa: i bilanci, i conti. Un po’ le stesse ragioni che spingono i grandi centri commerciali a restare aperti a ferragosto, a Natale, a Pasqua e durante tutte le festività, costringendo i lavoratori a lavorare, mentre dovrebbero avere il diritto di condividere con le famiglie e con chi gli pare, un tempo di libertà sacrosanto.

Ma c’è una volta in cui la politica si preoccupi del bilancio della vita delle persone? Quanto meno, una volta in cui ci si ponga una domanda rispetto all’andamento della vita delle persone che lavorano in questo paese e delle persone che lavorano in maniera saltuaria o non lavorano proprio?

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Straordinaria risposta dei giovani americani contro armi

Piu’ di mezzo milione di giovani sabato hanno manifestato  a Washington ha contro le armi, e centinaia di migliaia di altri ragazzi e ragazze hanno invaso tutte le citta’ degli Stati Uniti. Dopo l’ultima strage di San Valentino in una scuola americana, i giovani americani dicono basta alle armi e si preparano probabilmente a scrivere un pezzo di storia del loro Paese.
Il messaggio arrivi forte e chiaro agli sceriffi italici che propongono massima diffusione di armi e altre stupidaggini simili, sulla scia del modello americano.

Il futuro e i piu’ giovani, per fortuna, sono con chi la pensa diversamente.

interviste

A sinistra serve identità chiara, non proposta vaga

Intervista al quotidiano il Manifesto.

Ad horas, giura Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana e uno dei 18 eletti di Liberi e uguali, verrà convocata l’assemblea di Leu «perché dopo l’esito deludente è doveroso confrontarci con chi ha generosamente costruito la campagna elettorale. E perché dobbiamo decidere insieme come andare avanti».

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Caso Cambridge Analytica allarmante. Serve subito commissione d’inchiesta

Il caso di Cambridge Analytica è allarmante. E non solo per una questione di privacy degli utenti dei social network. La possibilità di profilare in profondità gli utenti e di intervenire durante le campagne elettorali sulla formazione delle opinioni dei cittadini, attraverso profili falsi, agenzie false, notizie false, create ad arte per indirizzare un racconto, mette in crisi il sistema stesso della democrazia. Sostituiamo la democrazia con un meccanismo per cui comandano delle agenzie di manipolazione delle informazioni, che possono stabilire chi vince e chi perde, chi finanziare e chi no? Quanto costa rivolgersi a società di questo tipo? Chi può permettersi in politica un investimento di questo tipo?.

Pare che Cambridge Analytica abbia lavorato anche per qualche partito in Italia, su cui ad oggi c’è uno strettissimo silenzio. Io penso sia il caso che il Parlamento italiano si occupi del caso, con una apposita commissione d’inchiesta, per tutelare la privacy dei cittadini italiani, per scoprire la verità e per sapere quale utilizzo Facebook Italia fa delle informazioni di milioni di utenti. I cittadini italiani devono sapere quale partito si è rivolto a questa società e quali fesserie sono state costruite per agevolarne la crescita elettorale.

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Da sinistra, un reddito per vivere

Se c’è un errore capitale che si può compiere quando si discute di “lavoro” è proprio quello di astrarlo dalla sua storicità e concretezza, di farlo diventare “il Lavoro”, valore ideale e trascendente la realtà, metafisica slegata dalla determinazione dei rapporti sociali e di potere che lo qualificano. Così facendo ci si condanna a non comprendere appieno le valenze dell’epoca di trasformazioni produttive, e delle loro conseguenze per l’intera società, che stiamo vivendo e subendo.E soprattutto si rischia assai di perdere di vista la condizione reale delle donne e degli uomini che lavorano, trasfigurandoli in immagini idealizzate o cristallizzate in santini del passato. Credo che qui, proprio qui si sia incistata una, non l’unica ma forse la principale delle cause della crisi, di radicamento, consenso e prospettive della sinistra. O meglio di tutte le sinistre, sociali e politiche, socialdemocratiche o radicali che fossero. Succede quando si continua a pensare politicamente, e quindi a immaginare soggetti, modelli organizzativi, rivendicazioni e proposte, tutti riferiti a un modo di produrre e di lavorare che non corrisponde più alle sue forme contemporanee. Magari anche quando i comparti e i settori, i luoghi e le mansioni possono, a uno sguardo disattento e superficiale, apparire quelli di sempre.

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Noi in campo contro le diseguaglianze

In questo paese c’è una vera grande emergenza si chiama diseguaglianza.

Diseguaglianza significa non poter più accedere alle cure perché non te le puoi più permettere.

Diseguaglianza significa non poter andare più all’Università, lasciare la scuola.

Diseguaglianza significa non aver diritto aa un asilo che renda libere le donne e che consenta ai bambini di costruire il proprio percorso di cittadinanza.

Diseguaglianza significa un lavoro precario, incerto, sottopagato, sfruttato perfino gratuito, un lavoro povero.

Diseguaglianza significa una prospettiva di vecchiaia senza sicurezza e senza protezione.

Liberi e Uguali è in campo per battersi contro tutto questo. Per dire che l’Italia riparte se rimette al centro i diritti delle persone in carne e ossa. Se lavora per estenderli i diritti invece che ridurli. Per aumentare il reddito a chi non ce la fa, per garantire una pensione dignitosa. Per garantire un lavoro continuo e sicuro.

Liberi e Uguali è in campo perché torni una grande politica di investimenti pubblici che faccia ripartire l’economia nel segno della conversione ecologica.

Siamo in campo per cambiare un paese che non funziona. Per farlo nel segno dei molti e non dei pochi.

Il 4 marzo si avvicina e occorre utilizzare tutto il tempo disponibile per dare a questo impegno, non a noi, la forza necessaria per cambiare il Paese e la vita di tutti e di tutte.

interviste

La Stampa: il videoforum sul programma di Liberi e Uguali

Oggi sono stato ospite de La Stampa, dove Marco Castelnuovo mi ha intervistato sul programma di Liberi e Uguali.

Ho spiegato i nostri temi e il punto di vista su ciò che sta accadendo al paese: in primis parlando di quanto accaduto a Macerata, perché dobbiamo sentirci tutti impegnati a respingere l’ondata neofascista e razzista che sta montando in Italia.  Per noi non è possibile nessuna alleanza con le destre di Berlusconi e Salvini, a differenza di quanto stanno ipotizzando Pd e Movimento 5 Stelle. Con loro siamo invece disponibili a discutere su singoli punti d’intesa.
E poi i temi sociali che ci stanno più a cuore: la scuola, il lavoro, la salute. Ho ribadito che Jobs Act e Buona scuola vanno rivisti completamente, che dobbiamo ridurre l’orario di lavoro a parità di salario per affrontare la sfida dell’automazione, e che molte altre cono le politiche su cui produrre una vera e propria svolta, a favore dei molti che hanno pagato la crisi e non per i pochi che ci hanno guadagnato.

 

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E’ meglio comprare ecografi o bombardieri?

Uno dei capisaldi della proposta politica di Liberi e Uguali è ripartire dall’universalismo dei diritti fondamentali, come sancito dalla Costituzione della Repubblica Italiana. I Padri Costituenti non a caso si erano impegnati affinché ciascun cittadino di questo paese contribuisse in maniera equa e progressiva al buon andamento della cosa pubblica, e affinché nessuno potesse rimanere escluso dal pieno godimento dei diritti sociali e civili e, quindi, dalla cittadinanza.

Il diritto alla salute fa parte di quei diritti universali che vogliamo a ogni modo ripristinare e tutelare, salvando il sistema sanitario pubblico da una privatizzazione strisciante dei servizi.

La prossima legislatura dovrà quasi certamente trattare il tema e decidere quale strada intraprendere. Lo sa bene Confindustria, che infatti ha schierato il suo organo di stampa, Il Sole 24 Ore, che all’argomento dedica pagine e pagine in questi giorni, proponendo il sistema americano. E quindi, chi può permetterselo accede a strutture di alta specializzazione, chi non può si accontenta di ciò che passa il convento che nel frattempo perde strutture, risorse, mezzi, professionalità, a causa dei continui tagli.

Già oggi, dopo una decina di anni di tagli verticali, che hanno sottratto al sistema sanitario oltre 30 miliardi di euro di fondi pubblici, siamo a un passo da baratro. 12 milioni di cittadini rinunciano alle cureperché non hanno soldi sufficienti, a causa delle liste d’attesa e dei mille balzelli che in questi anni hanno reso economicamente più conveniente fare una ecografia presso un privato che non attendere un anno in una struttura pubblica, pagando persino di più. È l’effetto anche del superticket, con cui lo Stato ha consentito che si aprisse un meccanismo competitivo a suo danno e a tutto vantaggio del privato.

Già oggi, la spesa privata in sanità (ciò che ci mettiamo noi, al di là delle tasse in fiscalità generale) è di quasi 40 miliardi di euro. Uno scandalo.

A ciò si aggiunge la cronica mancanza di medici, infermieri e personale ausiliario nelle corsie degli ospedali, come negli ambulatori di specialistica, che sarebbero molto utile, in particolare nel Mezzogiorno, per ridurre i livelli di ospedalizzazione inopportuna.

Siamo al punto decisivo: vogliamo tornare alla garanzia del diritto alla salute per tutte e tutti, o scegliamo la strada per cui ciascuno pensa per sé, che tanti danni crea nei paesi in cui ciò accade?

Lo dico con chiarezza e fermezza che bisogna ritornare a investire sulla salute collettiva e sul rilancio di un sistema sanitario pubblico, che non può essere preda degli appetiti di assicurazioni e grandi gruppi imprenditoriali.

È necessario, quindi, rilanciare il finanziamento della salute e dell’assistenza sanitaria, per riallineare progressivamente la spesa sanitaria pubblica italiana alla media dei paesi dell’Europa occidentale e garantire investimenti pubblici per il rinnovamento tecnologico e l’edilizia sanitaria, da finanziare con 5 miliardi in 5 anni.

Bisogna superare l’attuale sistema dei ticket, come per altro già previsto dal Patto per la Salute del 2014, e abolire i superticket.

C’è bisogno di un importante piano di assunzione di medici e infermieri: almeno 40.000 assunzioni in tre anni, per ripopolare le strutture sanitarie spesso sguarnite, offrire garanzie ai pazienti su tempi e qualità del servizio, e migliorare la condizione di lavoro del personale sanitario sottoposto da anni a turni massacranti, senza adeguati riconoscimenti economici (e in queste ore il governo annuncia per il prossimo 4 settembre l’inizio delle prove di accesso alle facoltà universitarie di medicina, continuando così a non risolvere il problema dei pochi medici disponibili).

È necessario inoltre porre un freno alla diffusione delle polizze sanitarie nei contratti integrativi, attraverso regole più precise e/o evitando di sostenerla con la fiscalità generale che rischia altrimenti di portare progressivamente a un indebolimento del sistema pubblico.

Sembrano proposte irrealizzabili? Da visionari? No. L’abolizione del superticket e l’assunzione di 40.000 medici costerebbe al sistema 2 miliardi e mezzo di euro. Qualche settimana fa, il ministero per lo sviluppo economico ha autorizzato l’acquisto di sistemi d’arma per oltre 3 miliardi e mezzo di euro.

Le risorse ci sarebbero pure, ma è una questione di priorità, come sempre in politica.

Conoscendo la situazione, è meglio comprare ecografi o bombardieri?