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La Liberazione non si archivia

Il 25 aprile si festeggia la liberazione dell’Italia dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista. Punto. Chi cerca di derubricarla ad una generica ricorrenza o chi, pur avendo primarie responsabilità di governo si inventa improbabili appuntamenti alternativi, non fa che rivelarsi per quello che è: qualcuno che strizza l’occhio ai nipotini di quelli che furono sconfitti e cacciati dai partigiani e dalle forze alleate 74 anni fa.

Le organizzazioni fasciste in Italia stanno rialzando la testa grazie anche alle complicità in ambienti dell’attuale governo. Una situazione insostenibile. Anche per questo domani sarò a Milano con tutti e con tutte coloro che non intendono archiviare il 25 aprile.

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Noi siamo quelli di Sinistra

Mai come questa volta l’Europa sarà, e posso dire finalmente, al centro del dibattito politico di un Paese fin troppo provinciale come il nostro. Un Paese nel quale anche quando in ballo ci sono temi di enorme importanza, la discussione finisce sempre per rinchiudersi nel cortile dei battibecchi di casa nostra.

Ci hanno detto in queste settimane: “siete al solito la sinistra che si frammenta, con tante liste diverse, non vi mettete d’accordo, non riuscite a costruire elementi di aggregazione”. Si tratta di una vera e propria sciocchezza.

Mai come questa volta in Italia e in queste elezioni europee c’è stato un quadro così chiaro. Le liste che si confronteranno alle prossime elezioni rappresentano plasticamente ciò che accade normalmente in tutta Europa.

Oltre alle destre del PPE e dei nazionalisti ovunque esistono forze che fanno riferimento a famiglie e culture politiche europee. Ci sono i partiti che si richiamano al socialismo europeo, ai verdi europei, ai liberali e, naturalmente, alla sinistra europea.

Bene, anche in Italia alle prossime elezioni avremo un quadro altrettanto chiaro e semplice. Il PD presenta la sua lista, sono quelli del socialismo europeo con la non irrilevante aggiunta di Calenda. Il gruppo dei socialisti europei è quello che ha governato l’Europa insieme ai Popolari. È il gruppo che in questi anni ha condiviso e gestito le scelte che nel segno de l’austerità hanno impoverito la maggioranza dei cittadini e delle cittadine, ridotto i diritti e svalutato il lavoro.

+Europa insieme al movimento di Pizzarotti presenta una proposta che si candida a rafforzare il gruppo de l’Alde. Sono i Liberali. Per capirsi parliamo di una forza con la quale spesso abbiamo condiviso battaglie per la difesa e l’estensione dei diritti civili ma che quando si tratta di discutere di questioni sociali, di restituire diritti al lavoro, di redistribuire le ricchezze o di mettere in discussione un modello di sviluppo fondato sulle grandi opere sta sempre dall’altra parte della barricata.

Poi ci sono i Verdi. In Europa le sinistre e i Verdi hanno spesso votato insieme, condiviso temi e battaglie, pur mantenendo le proprie differenze. Continueremo a farlo anche nel nuovo Parlamento ogni volta che se ne presenterà l’occasione.

E poi ci siamo noi: La Sinistra. Una proposta chiara e perfino semplice. Una lista che fa riferimento al partito della Sinistra Europea e al GUE/NGL il gruppo parlamentare della sinistra verde e nordica. Il quarto gruppo per dimensioni nel Parlamento europeo.

È quindi naturale che ci siano proposte politiche diverse, non sempre e necessariamente alternative tra di loro, ma diverse. Quindi un quadro chiaro, semplificato, europeo. Chi siamo noi.

Voglio essere chiaro facendo un esempio comprensibile: si discute in questi giorni di Flat Tax. È una proposta che serve a far pagare ancora meno a chi ha di più e a far pagare di più chi ha sempre meno. Per dirla in modo semplice: loro vogliono la Flat Tax, noi vogliamo la patrimoniale sulle grandi ricchezze e non abbiamo paura di chiamarla così.

Proponiamo che chi ha di più, chi ha molte ricchezze e grandi patrimoni restituisca qualcosa di quello che ha accumulato da mettere a disposizione dell’interesse collettivo. Una proposta semplice. In un Paese come il nostro, in un mondo come il nostro nel quale la ricchezza si è accumulata nelle mani di pochi è perfino una proposta moderata. Di buonsenso. È la proposta di chi guarda al futuro. È la proposta dei democratici americani, non propriamente una fazione di pericolosi estremisti.

Ocasio Cortez, la giovane socialista che da una nuova speranza alla politica americana insieme a Sanders lancia la sfida al bullismo di Donald Trump nel nome di una patrimoniale e di un green new deal che rimetta al centro una riconversione ecologica dell’economia. Noi stiamo con loro e con chi, nel modo e i Europa sa bene che di fronte alla radicalità dei problemi che abbiamo di fronte, servono proposte e visioni coraggiose e altrettanto radicali. Noi siamo quelli della riconversione ecologica dell’economica.

Noi siamo quelli che dicono che in Italia, per fare un altro esempio semplice e concreto, propongono di cancellare da subito quei 18 miliardi di euro di incentivi che oggi sono ancora in vigore per l’utilizzo delle fonti fossili. Si possono cancellare domani se si vuole dare una risposta ai Friday for Future che vedono la partecipazione di centinaia di migliaia di giovani nel mondo e in Italia. Noi proponiamo che quegli incentivi vengano tagliati per mettere in campo un grande piano di investimenti pubblici che abbia al centro la riconversione ecologica dell’economia. Noi siamo quelli del futuro.

Noi siamo quelli che pensano che in un mondo come il nostro nel quale ci sono sempre meno persone che lavorano mentre chi lavora lo fa con orari sempre più lunghi, con meno diritti e più sfruttamento, in un mondo in cui la tecnologia, l’evoluzione e l’automazione tendono ad allargare questa forbice, una sinistra del futuro ha due strade davanti: o riscoprire il luddismo contro le macchine e la scienza, oppure porre una grande tema: è arrivato il momento anche in Italia, che resta sempre un po’ più indietro visto che in Europa ne discutono tutti e qualcuno lo ha fatto, di tornare a porre il tema della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.

Noi siamo quelli che pensano che vada redistribuita la ricchezza ma anche il lavoro. Che vada redistribuito nel segno di un’idea di società che rimetta al centro la vita degli uomini e delle donne prima degli interessi del profitto di qualcuno, l’interesse generale prima di quelli particolari. Noi siamo quelli dei porti aperti. Contro l’hashtag dei porti chiusi, del cattivismo istituzionale, contro chi diffonde tutti i giorni nelle vene del Paese il razzismo e la xenofobia, contro questo governo, contro Matteo Salvini.

Siamo quelli che vogliono i porti aperti, che praticano i porti aperti. Quelli che hanno contribuito e contribuiscono tutti i giorni a costruire strumenti che provino a salvare la vita delle persone. Siamo quelli che si battono per restituire alle parole il proprio posto. In un Paese e in una Europa in cui la solidarietà è stata tramutata in un crimine occorre battersi anche per una ecologia del linguaggio.

Noi siamo quelli per la pace. Contro la guerra che torna anche vicino alle nostre coste. Se ne accorgono tutti tranne il nostro governo che continua a dire che la Libia è un posto sicuro. Dalla Libia in fiamme vengono evacuati gli europei, vengono ritirati i contingenti militari ma Salvini chiede che i migranti vengano trattenuti o riportati lì.

Nessuno in questo Paese pone il problema del commercio delle armi che resta una delle voci più rilevanti del nostro bilancio in violazione delle leggi esistenti che dovrebbero essere fatte rispettare. Noi siamo quelli che hanno costruito il movimento per la pace, e che pensano che ancora oggi il tema della pace non sia un esercizio retorico ma una fondamentale questione politica su cui organizzare una battaglia politica. Noi siamo quelli dei diritti e del welfare universale per tutti, contro la guerra tra poveri.

Quelli che pongono il problema che quando accade qualcosa come quello che si è visto a Torre Maura la risposta non può essere quella di una guerra tra poveri, alimentata da chi fonda la sua impresa politica ed elettorale sulla paura. La risposta è più servizi, più diritti, più asili, più piazze, più scuole, più biblioteche, più trasporti pubblici, più reddito. Noi siamo questa lista.

È così che intendiamo costruire la nostra campagna elettorale, perché siamo sicuri e sicure che c’è un solo modo per provare a fare quello che sentiamo essere il compito principale di questo tempo: combattere l’onda nera che avanza in tutta Europa di nazionalisti, fascisti e xenofobi. Quello che serve è costruire una alternativa. Senza questa alternativa che abbia al centro l’interesse generale, la qualità della vita della maggioranza e non la conservazione del privilegio di una minoranza, quell’onda non potrà che continuare a crescere. Noi siamo in campo per questo e non è poco.

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Chi vuole essere Greta Thunberg?

È già passata una settimana dal Fridays For Future, contro i cambiamenti climatici. Migliaia di giovani hanno sfilato nelle piazze di tutto il mondo, con una spiccata partecipazione dell’Italia all’appuntamento che rivendica futuro, stop all’inquinamento e una nuova politica economica e industriale.

C’era la politica nelle piazze. Molta politica. C’eravamo noi di Sinistra Italiana, così come esponenti del PD e molti esponenti della maggioranza e del governo attuale.

Ma cosa è successo in questa settimana in Parlamento? Nulla. Quali risposte ha prontamente messo in campo la politica per offrire quell’ansia di futuro che le giovani generazioni hanno manifestato con grande forza venerdì scorso? Nessuna.

Ed è questo il problema. Innanzitutto un problema di credibilità della politica. Con quale faccia si continua a inneggiare alla coraggiosa battaglia di Gretamentre non si muove un dito contro i cambiamenti climatici e per inaugurare una nuova stagione di politiche economiche e industriali?

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Tutti in piazza contro i cambiamenti climatici!

Domani tutti in piazza contro i cambiamenti climatici!Abbiamo urgente bisogno di futuro, non c’è un altro pianeta possibile e non c’è più tempo. Smontiamo subito questo modello di sviluppo che si mangia l’ambiente e le nostre vite. Vi aspetto!

Posted by Nicola Fratoianni on Thursday, 14 March 2019

Tutti in piazza contro i cambiamenti climatici!
Abbiamo urgente bisogno di futuro, non c’è un altro pianeta possibile e non c’è più tempo.
Smontiamo subito questo modello di sviluppo che si mangia l’ambiente e le nostre vite.
Vi aspetto!

 

interviste

Sinistre, ora serve il cambiamento, non i vecchi schemi

La mia intervista al Manifesto a cura di Daniela Preziosi

«Il movimento 5 stelle sembra ormai in crisi strutturale. Fin qui era cresciuto tenendo insieme la sua radicale forza antisistema e, una volta arrivati al governo, la promessa di trasformare quella forza in cambiamento. Invece in alleanza con Salvini non ha cambiato proprio nulla». Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, inizia un ragionamento sulle sinistra a partire – e in Italia non potrebbe essere diversamente – dalla traiettoria discendente di M5S. «Oggi è dentro una spirale. Se rompe e esce dal governo rischia di non tornarci più. Ha esaurito gli elementi fondativi della sua spinta».

Questa crisi è un’occasione di rinascita per le sinistre, quella riformista e quelle radicali?
Potrebbe esserlo. A patto che le sinistre, insieme a chi sente l’insopportabile puzza di fascismo che emana dal governo, colgano il momento. Ma siamo ancora lontani.

Cominciamo da voi. I sondaggi non vi danno in crescita.
C’è qualcosa di nuovo. È quello che accade nel paese. Dalla manifestazione dei sindacati, a quella antirazzista a Milano, alle mobilitazioni prossime contro i cambiamenti climatici, in tanti sentono il bisogno di mobilitarsi. Questo ci pone una domanda nuova. Oggi anche a noi viene chiesto di sentirci responsabili della ricerca di un quadro alternativo. Di fronte all’egemonia della cultura regressiva della Lega, ci arriva con forza un messaggio: la costruzione dell’alternativa riguarda tutti, nessuno è esentato.

L’elezione di Zingaretti a segretario del Pd per lei cambia qualcosa?
Il fatto che il Pd abbia un nuovo segretario, certo, cambia qualcosa. Ma non è la vittoria di Zingaretti in sé. È che anche su quella vittoria si è depositata una richiesta di cambiamento.

Qual è la vostra risposta a questa domanda?
Di certo non la riproposizione di vecchi schemi. O il solito vecchio appello all’unità del centrosinistra. Anche perché, come si è visto in Abruzzo e in Sardegna, le coalizioni, che pure abbiamo sostenuto, non sono state in grado di invertire la tendenza. Il Pd le ha festeggiate come una riscossa. Ma in un caso il centrosinistra ha perso 20 punti, nell’altro di 15. No, il problema è un altro, è mettere in campo una radicale discontinuità. Zingaretti è partito schierandosi per il Tav. Ha detto no al ripristino dell’art.18 e no alla patrimoniale sulle grandi ricchezze. Invece in giro per il mondo, dalla giovane Ocasio Cortez al meno giovane Sanders ai movimenti contro i cambiamenti climatici, la sfida alla destra si fonda su un’agenda innovativa e radicale che ha al centro la lotta alle diseguaglianze e un Green New Deal.

Zingaretti sarà alle manifestazioni contro i cambiamenti climatici. Per il resto il nuovo Pd assomiglia al vecchio: Sì Tav e no patrimoniale.
Sul piano delle scelte concrete a oggi non è cambiato in niente. Ma quella domanda di cambiamento radicale loro non la sentono? Per riaprire una discussione c’è bisogno del coraggio di cambiare le priorità. Nelle questioni ambientali, in quelle sociali. Emerge una nuova generazione politica, spesso ha il segno femminile e femminista.
Intanto alle europee sarete avversari.
Non c’è dubbio. La nostra proposta è costruire un terzo spazio: fra chi ha governato nel segno dell’austerità e lo scenario inquietante dei nazionalismi di destra, organici ai grandi poteri. Siamo alternativi a entrambi. Ma per essere efficaci dovremo avere una proposta coraggiosa e molto innovativa: oggi non si può essere di sinistra senza mettere la questione ambientale al centro del programma. Insieme alla giustizia sociale e a una leadership di rottura: i gruppi dirigenti maschili debbono fare un passo indietro, il movimento femminista è la cosa più radicale che attraversa la scena pubblica. Non a caso la più efficace contro il machismo e il bullismo dei Trump e degli Orbán.

Parla di innovazione, ma si tratta di una lista di sinistra con voi, il Prc e gli stessi soggetti delle scorse europee.
No, saremo molti di più. Vogliamo costruire una proposta che abbia come protagonisti anche Diem 25, l’Altra Europa, gli autoconvocati di Liberi e uguali, Possibile e personalità come Elly Schlein. Che stringa una relazione positiva con le coalizioni civiche delle città, con un programma che mette al centro il futuro, di liberarsi dallo sconfittismo, di rafforzare in Europa una coalizione in grado di opporsi all’avanzata dei fascisti. E di cambiare le politiche economiche che le hanno spianato la strada.

L’europeismo del Pd, con la marca di Carlo Calenda, non vi convince?
Calenda ha monopolizzato il dibattito congressuale del Pd. Poi ha costretto tutti, compreso Zingaretti, ad andare dietro al suo europeismo senza proposte di cambiamento. Nulla di nuovo. L’idea è l’Union sacrée dell’europeismo che è già stato il principale agente del collasso dell’Europa democratica.

Nel frattempo la destra italiana si riorganizza. Se non costruirete un’alternativa competitiva al governo andrà una destra compiutamente nazionalista.
Quella destra c’è già ed è già al governo. I 5 stelle oggi sono del tutto subalterni. Per questo non basta puntare ai delusi 5 stelle. Occorre rompere l’asse del governo e favorire un’evoluzione del M5S verso nuovi protagonisti che possano contribuire a disegnare una stagione diversa.

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Autonomia regionale differenziata, la secessione dei ricchi

 

Fratoianni sulla secessione dei ricchi

Stamattina ad Agorà, fra gli altri temi, ho parlato anche di secessione delle regioni del nord, in mano alla Lega e al suo vizio antico.Lancio un appello a Fico e Casellati: si faccia luce sugli accordi fra governo e regioni e si porti la questione in Parlamento. Ne va dell'unità nazionale e della parità dei diritti fra i cittadini del paese. Mi aspetto risposte concrete e immediate.

Posted by Nicola Fratoianni on Monday, 11 March 2019

Ad Agorà, fra gli altri temi, ho parlato anche di secessione delle regioni del nord, in mano alla Lega e al suo vizio antico.
Lancio un appello a Fico e Casellati: si faccia luce sugli accordi fra governo e regioni e si porti la questione in Parlamento. Ne va dell’unità nazionale e della parità dei diritti fra i cittadini del paese. Mi aspetto risposte concrete e immediate.

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Sulla patrimoniale i tre candidati alla segreteria del Pd la pensano come il governo

Ho letto alcuni spunti del confronto fra i tre candidati segretari del Pd di oggi. Non entro, come è ovvio perché non è il mio partito, sulle questioni interne al Pd, sui rapporti fra le correnti e sui problemi fra i candidati e i segretari precedenti. Quelle sono questioni che riguardano la loro organizzazione.

Tuttavia c’è un punto che mi ha molto colpito, che ha a che fare con la politica, quella vera, e che secondo me è la cartina di tornasole delle difficoltà profonda del Pd di questi anni. Un punto che a me pare interessante e desolante insieme.

Zingaretti, Martina e Giachetti sono stati concordi nel dire che non farebbero una patrimoniale se andassero al governo, per sterilizzare l’aumento dell’IVA, come previsto dalle clausole di salvaguardia introdotte in manovra in maniera scellerata dall’attuale governo.

In sostanza, i tre candidati del Partito Democratico esprimono su una delle principali questioni di politica economica e di giustizia sociale, la medesima posizione di Di Maio, Salvini e Berlusconi.

In sostanza, Sinistra Italiana è l’unica nel panorama politico nazionale attuale a proporre una misura sacrosanta: l’introduzione di una tassa sulla ricchezza, che faccia l’esatta fotografia della condizione reddituale, patrimoniale e di ricchezza posseduta, e che riequilibri le gravissime disuguaglianze di questo Paese, in cui ci sono poche persone che hanno tantissimo e tante, troppe persone che non hanno nulla.

Questi squilibri non sono frutti del caso, o di un destino cinico e baro. Se ci sono 47 persone in Italia che detengono 150 miliardi di euro di patrimonio, mentre ci sono circa 5 milioni di poveri e circa 12 milioni di persone che non accedono al sistema delle cure, vuole dire che negli anni della crisi e delle scelte scellerate della politica (quasi tutta la politica nel nostro Paese) non sono stati messi in campo elementi di politica redistributiva, per bloccare lo schianto del ceto medio verso la povertà e per evitare che le povertà e la messa ai margini di larghi strati di popolazione aumentassero a dismisura.

Peraltro, un dibattito sull’eccessiva ricchezza e sulla necessità di una rimodulazione della tassazione sta assumendo sempre maggiore centralità negli Stati Uniti, grazie a Alexandra Ocasio-Cortez, giovane deputata dei democratici americani, che ha proposto l’introduzione di una patrimoniale nel suo Paese, scatenando l’ira e il terrore di Donald Trump e del suo staff, che per tutta risposta stanno lanciando una campagna di delegittimazione nei confronti di Ocasio-Cortez, consapevoli di come un tema del genere indirizzerebbe sui democratici e sulla giovane deputata molto del consenso popolare che alle ultime elezioni politiche americane si era indirizzato sui conservatori, finti amici del popolo.

Quando dico che serve un’alternativa all’altezza della sfida drammatica che abbiamo davanti, mi riferisco a questo. Se i tre candidati alla segreteria del Partito Democratico su un tema dannatamente serio come l’accumulo spropositato di ricchezza da un lato e l’abbassamento di salari e qualità della vita dall’altro, hanno lo stesso punto di vista di tutti gli altri, è davvero complesso trovare elementi di discontinuità rispetto al passato, soprattutto agli occhi dei cittadini, cui appare un indistinto incomprensibile fra quasi tutti gli attori in campo.

E invece, proprio sul nodo ricchezza – povertà la sinistra (tutta) in Italia e nel mondo e i partititi che a quei principi ritengono di ispirarsi, hanno il dovere di segnare un cambio urgente di rotta e di indicare un nuovo paradigma, basato sull’uguaglianza.

Il tema dell’alternativa a questo quadro di governo è serio ed è questione da cui nessuno può chiamarsi fuori, per come la vedo. Ciascuno nel campo politico deve sentire la responsabilità di costruire un quadro diverso. Ma come si vede anche dalle ultime elezioni regionali, cui qualcuno un po’ troppo frettolosamente ha detto di ispirarsi per costruire un modello nazionale, lo schema attuale, con le attuali proposte politiche, non produce un’alternativa competitiva e credibile.

Nonostante la genuinità dei candidati e l’ottimo lavoro svolto in campagna elettorale, in Abruzzo e in Sardegna si è perso. A me pare evidente che manchi la costruzione di una proposta capace di cambiare l’ordine del discorso dominante e di parlare a un elettorato che si è rifugiato nell’astensione o addirittura a destra.

Non è sufficiente evocare il cambiamento, né pensare che il tema del cambiamento possa giocarsi esclusivamente sulle biografie e sui noiosi dibattiti politicisti dei vari contenitori. C’è invece da recuperare un enorme capitale di fiducia tradito in tutti questi anni.

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Ci aspetta un anno intenso. Per questo vi chiedo di aderire a Sinistra Italiana

Car* compagn*,

come annunciato alla Direzione Nazionale abbiamo deciso di rilanciare con convinzione la campagna di tesseramento a Sinistra Italiana per il 2019. Non lo facciamo per puro fatto liturgico, siamo consapevoli di tutti i limiti dell’attuale modello di organizzazione, lo facciamo perché abbiamo bisogno di attraversare la fase che ci aspetta con coesione, slancio, entusiasmo e forza. Abbiamo bisogno di ognuna e ognuno di noi, di tutta l’intelligenza possibile, di curiosità, di braccia, gambe e sorrisi. Abbiamo bisogno di confrontarci e riconoscerci. La nostra comunità, seppur delicata e fragile, si è contraddistinta sempre per la sua generosità estrema, siamo nati con la consapevolezza di essere fondamentali ma mai autosufficienti. Avevamo l’obiettivo di costruire una sinistra larga, autonoma e plurale all’altezza della sfida del presente e non vogliamo minimante rinunciare a questa aspirazione.

Come sapete abbiamo alle spalle un anno complesso, segnato dalla sconfitta elettorale e dal fallimento del tentativo messo in campo con Liberi e Uguali. Tentativo generoso che ci ha permesso di riportare una piccola pattuglia in parlamento ma che purtroppo ha manifestato fin da subito l’impossibilità di trasformarsi in soggetto politico per evidenti diversità di analisi sulla fase e sulla prospettiva.

Abbiamo messo a dura prova la nostra tenuta politica e organizzativa, siamo stati attraversati da un dibattito interno acceso e dalla difficoltà di trovare una strada che mantenesse inalterato l’obiettivo di costruire l’alternativa all’attuale assetto di potere e dominio delle destre e delle tecnocrazie.

Perciò rilanciare Sinistra Italiana oggi non vuol significare in nessun modo rinchiuderci nella nostra piccola fortezza assediata, tutt’altro vogliamo ancora di più metterci tutte e tutti a disposizione di un percorso più largo, unitario, democratico e plurale.

Le elezioni Europee sono alle porte e il confronto avviato da alcune settimane con altri partiti e associazioni è ormai pronto a manifestarsi esplicitamente come appello per una lista di sinistra, civica e ecologista, aperta alla partecipazione di tutte e di tutti, nella consapevolezza che l’Europa che conosciamo ha bisogno di una radicale trasformazione, ma senza alcun cedimento o regressione nazionalista.

Per questo il 2019 sarà un anno importante e decisivo, per questo vi chiedo di produrre il massimo dello sforzo per rafforzare la nostra comunità politica. Il tesseramento, come sapete, in questo momento è una parte rilevante del nostro autofinanziamento nazionale e territoriale e sarà essenziale sia nella campagna elettorale per la lista della confluenza alle elezioni europee sia nell’eventuale percorso di costruzione del nuovo soggetto politico.

Siamo stati sempre tra i primi a riflettere e sperimentare nuove forme di organizzazione perché eravamo e siamo consapevoli della difficoltà del modello partito novecentesco ad allargarsi ed essere espansivo ed attraversabile. Abbiamo con convinzione messo in campo strumenti digitali e costruito luoghi di prossimità nei quali incontrare parte di quella moltitudine che oggi non sente la giusta tensione con i partiti e la rappresentanza. Forse, anzi sicuramente, non abbiamo fatto tutto al meglio e abbiamo numerose cose da migliorare. In primis abbiamo l’urgenza di trovare una chiave, degli strumenti ed un linguaggio per parlare ai giovani e ai precari che dentro la crisi si sono allontanati soprattutto dalla sinistra. Abbiamo bisogno di non arrestarci sul terreno dell’innovazione e della ricerca, di non aver paura, di resistere restando lontani dalle piccole zone di confort per provare a nuotare sempre in mare aperto.

Tuttavia pur pensando tutto questo penso anche che lo strumento della tessera sia ancora un principio determinante che ha a che fare anche oggi con l’identità e la tenuta di un partito politico.

La nostra tessera 2019 graficamente avrà un’impronta rossa su uno sfondo nero e un messaggio forte e diretto, RESTA UMANA.

Le impronte sono usate, come si sa, per riconoscere le persone poiché uniche e sono sinonimo di identità e diversità. Nell’immaginario collettivo occidentale sono collegate al controllo ma in moltissimi paesi (in Asia, medio oriente e Sudamerica, ad esempio in Venezuela) sono la modalità di suffragio.

Il messaggio è chiaro, esplicito e diretto: RESTA UMANA con declinazione al femminile rivolta all’Italia, all’Europa e alla società.

Siamo convinti che in una fase storica come questa contrassegnata da xenofobia e rigurgiti razzisti e neofascisti la sinistra debba ricominciare a tracciare un perimetro ed una traiettoria ed avere come bussola l’umanità prima di tutto. La nostra è intenzionalmente una citazione del messaggio di Vittorio Arrigoni che ci ha ricordato, con la determinazione che lo ha contraddistinto sempre, che a qualunque latitudine ogni uomo, ogni donna, ogni bambino, ovunque nasca, ha diritto alla vita e alla dignità e quella lotta, in ogni parte del pianeta, per affermare questi diritti è la nostra lotta.

Per questo abbiamo animato con convinzione l’azione e la piattaforma Mediterranea perché proprio lì nel Mediterraneo, in quella che è diventata la frontiera più pericolosa al mondo, ci sia un avamposto di umanità.

Nel momento massimo di criminalizzazione delle ONG Mediterranea ha messo in campo un’azione di disobbedienza morale e di obbedienza civile. Abbiamo deciso di Disobbedire al discorso pubblico nazionalista e xenofobo e ai divieti irrazionali provando a testimoniare quello che succede ai migranti nel Mediterraneo. Mettendo in prima persona i nostri corpi.
Il lavoro di tutta Sinistra Italiana è stato come sempre generoso, encomiabile e indicativo del sentimento di connessione tra la nostra comunità e il progetto. Dobbiamo proseguire e allargare e per questo l’impronta rossa in un mare di nero, rappresentata sulla nostra tessera, raffigura alla perfezione il nostro sentimento. La nostra Umanità contro la loro crudeltà.

Ci aspetta un anno intenso, compagne e compagni, tanta strada da percorrere e diverse onde alte ancora da affrontare ma se continueremo come abbiamo fatto ad affrontarle assieme conserveremo la giusta forza e la necessaria vivacità per provare ancora a cambiare questo mondo.

Buon lavoro a tutte e tutti.

VADEMECUM TESSERAMENTO 2019