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Aprire una discussione vera. Servono scelte chiare e riconoscibili

Sabato 26 maggio ho partecipato all’Assemblea di Liberi e Uguali  e ho ribadito che dobbiamo aprire fra noi una discussione vera se vogliamo trasformare Liberi e Uguali in un partito. Ma un partito è un’idea, non un processo burocratico, non una conta tra gruppo dirigenti. Apriamo da oggi un percorso largo e democratico che consenta a tutti e a tutte di discutere e decidere. Cominciamo dal cercare di capire come coinvolgere i più deboli, le periferie, le classi popolari, perché ad oggi essi non capiscono le nostre parole. Qui il mio intervento.

 

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Schiavismo, non lavoro

A Terlizzi, in provincia di Bari, l’ennesimo call center che sfrutta i lavoratori.
Hanno stracciato un contratto buono per i dipendenti firmato appena un anno fa, per imporne un altro molto più duro, con paghe più basse (quasi a cottimo) e senza sufficienti tutele.
Inoltre su 220 dipendenti ne hanno lasciati a casa 190.
La giungla dei contratti firmati da non si capisce bene chi alla fine danneggia sempre chi lavora.
Per altro, Cellulopoli (questo il nome dell’azienda) ha ancora due commesse importanti: TIM e Fastweb.
Cosa dicono i due colossi della comunicazione? Hanno intenzione prima o poi di controllare le condizioni di lavoro nelle aziende cui appaltano i loro servizi? Oppure preferiscono incassare con la competizione al ribasso?
Di tutto questo chiederò conto al Ministro del Lavoro.
È intollerabile che ci sia chi specula in questo modo sul lavoro delle persone.

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Cooperiamo per l’alternativa

Ora abbiamo bisogno di incontrarci in maniera più ampia, noi tutti che abbiamo contribuito alla campagna elettorale di Liberi e Uguali: per confrontarci su come cambiare e correggere gli errori del passato, discutere di quanto sta accadendo e definire insieme il percorso per il nostro impegno politico presente e futuro. E lo faremo nell’assemblea
nazionale aperta di Liberi e Uguali, che si terrà sabato 26 maggio, presso il Centro Congressi Rome Marriott Park Hotel.

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40 anni fa la legge 194, oggi serve una battaglia di civiltà per difendere quella conquista

40 anni fa fu approvata la Legge 194, che regolamentò il ricorso all’aborto in Italia, riconobbe alle donne il diritto ad avere la prima e l’ultima parola sul proprio corpo e sulla maternità, le liberò dalle mammane, dalla vergogna della clandestinità e anche dalla morte.
Oggi quella legge, a causa di un’obiezione di coscienza dilagante, non è applicata in tanti, troppi, ospedali d’Italia, con picchi del 96% in Molise, dell’88% in Basilicata o del 86% in Puglia.

Nell’aprile 2016, il Comitato europeo dei diritti sociali ha condannato l’Italia perché il diritto delle donne ad accedere all’interruzione volontaria di gravidanza è ostacolato, nelle nostre strutture pubbliche, da un’obiezione tanto massiccia da alimentare i ricoveri nel privato e il ricorso alla clandestinità. Il mio partito ha provato, nel suo piccolo, a porre un argine: Sinistra Italiana in Piemonte e in Puglia ha presentato due proposte di legge per garantire la concreta ed effettiva attuazione della legge 194 negli ospedali pubblici (goo.gl/YAfFW6).
So che non basta, occorre una battaglia di civiltà diffusa e radicata, dentro e fuori le istituzioni, per non far vincere l’oscurantismo e l’ipocrisia e perché i principi e le idee che generarono la 194 siano difesi, affermati e garantiti.

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Tredicimila morti sul lavoro in dieci anni, una strage di cui il contratto di governo non si occupa

Non c’è molto da girarci intorno. I numeri di morti e infortuni sul lavoro ci raccontano di una vera e propria emergenza nazionale. Più di 1.000 morti nel 2017 e oltre 220 morti nei primi mesi del 2018, ma aprile e maggio hanno fatto segnare un alto numeri di infortuni anche mortali.

In definitiva, negli ultimi 10 anni 13mila morti. Sia chiaro, parliamo di casi di infortuni gravi e mortali denunciati e quindi conosciuti; ma sappiamo per certo che nel sottobosco del mondo del lavoro accade di tutto e spesso accade in un cono d’ombra in cui né le istituzioni né le parti sociali arrivano a fare luce.
Non c’è una idea chiara dei numeri di infortuni e morti in quel cono d’ombra, ma possiamo immaginarne la dimensione se già i numeri ufficiali ci raccontano di un fenomeno in aumento, di una vera e propria strage che ridefinisce il modo stesso con cui si intende il lavoro.

Basta parlare con i lavoratori coscienti e consapevoli di vivere in un ambiente di lavoro per nulla sicuro e adeguato, per rendersene conto. La frase che ho ascoltato più spesso in questi mesi è stata: “Vai a lavoro e non sai se ritorni”. Come se andassero in un fronte di guerra.

Ancora peggiore è la sensazione che si prova a confrontarsi con le famiglie che hanno subito la morte di un parente, perché si sentono sole e private non solo dell’affetto del caro, ma anche della verità e della giustizia. Spesso non ci sono processi e quando ci sono si chiudono in un rimbalzo di responsabilità, soprattutto quando c’è di mezzo la dinamica degli appalti e dei subappalti.

E tutto avviene nel più assoluto silenzio della politica e delle istituzioni.

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Flat Tax un enorme regalo ai più ricchi

Flat tax è un enorme regalo ai più ricchi

Ieri sera sono stato ospite di Piazza Pulita su La7. In questo passaggio spiego perché penso che la Flat tax sia una misura iniqua e sbagliata, che contribuirà a migliorare le condizioni di chi già sta bene e a peggiorare le condizioni di chi vive nel disagio e nella povertà.

Pubblicato da Nicola Fratoianni su venerdì 18 maggio 2018

 

Ieri sera sono stato ospite di Piazza Pulita su La7.
In questo passaggio spiego perché penso che la Flat tax sia una misura iniqua e sbagliata, che contribuirà a migliorare le condizioni di chi già sta bene e a peggiorare le condizioni di chi vive nel disagio e nella povertà.

 

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Sciopero Fedex TNT, azienda fa profitto e licenzia i lavoratori.Violano leggi, autorità intervenga

Siamo all’ennesimo scandalo nel modo con cui nel nostro Paese il lavoro delle persone viene trattato. Di fronte ad aziende che sono in utile, che guadagnano, che distribuiscono dividendi agli azionisti, che producono profitti perchè si licenziano lavoratori?” Lo si fa evidentemente per una semplice ragione: si mettono in campo modelli di organizzazione del lavoro fondati sull’ esternalizzazione dei processi lavorativi, si prendono lavoratori meno qualificati che magari vengono sottopagati e con meno diritti.

Sono elementi di una realtà che io definirei sfruttamento. Anche qui bisogna mettere un punto. La politica e le Istituzioni comincino a ragionare su come si fa ad impedire che un’azienda che fa utili e guadagna in Italia possa continuare a trattare così i lavoratori, persone in carne ed ossa.

Se poi sono vere le denunce di queste ore da parte dei rappresentanti sindacali sull’utilizzo di lavoratori interinali in sostituzione dei lavoratori in sciopero saremmo di fronte ad una vera e propria violazione delle leggi del nostro Paese. Ci aspettiamo una risposta immediata, ferma e chiara della autorità italiane.

Ne ho parlato oggi al L’Aria che tira su La7 dove ho parlato anche dell’ennesimo incidente sul lavoro all’Ilva di Taranto. E’ arrivato il momento di dire basta alle frasi di circostanza. È urgente invece che il governo vari un decreto per aumentare gli ispettori del lavoro, per intervenire su quella che è un’emergenza nazionale che altrimenti rischia di diventare solo un’occasione di retorica.

Ecco il mio intervento alla trasmissione

interviste

Big bang a sinistra? Impossibile, il Pd è sempre lo stesso

“Liberi e Uguali deve organizzare un’assemblea aperta, non ci si può rilanciare nel chiuso di un dibattito congressuale. Ora con il partito democratico ci ritroveremo all’opposizione, ma se pensano di difendere l’establishment lo faranno senza di noi”

Segretario Fratoianni (di Sinistra Italiana, ndr) da possibili alleati a oppositori dei 5 stelle?
Ancora non sappiamo che governo sarà, ma sappiamo che sarà uno spostamento pesante a destra dell’asse politico del paese. Il Movimento 5 Stelle è stato finora un fenomeno ambiguo: un centro di comando che ruota intorno alla Casaleggio Associati, i suoi eletti e le sue reti, e un corpo elettorale molto grande. Oggi ha sciolto l’ambiguità a destra. Una scelta aiutata da chi dall’inizio ha operato e tifato perché il ’tanto peggio tanto meglio’ si realizzasse, nel proprio interesse, penso al gruppo dirigente Pd. Con questo non sto attenuando la pesante responsabilità della scelta di M5S.

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Dai Forza alla Sinistra

Non abbiamo grandi imprese alle spalle a finanziarci, né gruppi editoriali che mettano i loro guadagni a nostra disposizione.
La nostra è una scelta di indipendenza, che a differenza di tutti gli altri, ci consente per esempio di difendere i lavoratori ovunque vengano maltrattati, senza doverci togliere il cappello di fronte a nessuno.
Nell’epoca della politica genuflessa all’economia, questo è un valore.
L’unica Forza che abbiamo sei tu, con il 2×1000 e scrivendo sulla tua dichiarazione dei redditi T44
Cosa facciamo con i soldi? Facciamo politica, teniamo aperti i nostri presidi territoriali, organizziamo campagne di comunicazione e attivazione, finanziamo il bando Forza!, ovvero risorse messe a disposizione di esperienze territoriali, per la difesa dei più deboli.
Aiutaci a rimanere indipendenti.
Chiediamo a tutti di aderire al 2×1000 a Sinistra Italiana. E’ molto semplice, basta comunicarlo al CAF o al proprio commercialista il codice T44.
Dai Forza alla Sinistra.