articoli

Libia e migranti, la verità prima di tutto

Ancora una volta tweet, foto di un gommone e un ministro che gioisce con hashtag e punti esclamativi. È accaduto di nuovo poche ore fa dall’account di Matteo Salvini, che annuncia la cattura di un gommone con circa 70 persone a bordo da parte della Guardia Costiera Libica.

“Pacchia finita per i trafficanti!”, ha scritto tronfio il “Ministro dell’Inferno” facendo finta di non sapere che anche quest’anno sono più di 100mila i migranti e i rifugiati che hanno raggiunto l’Europa e che, delle 2000 vittime che si contano (chissà di quante non abbiamo nemmeno notizia), circa 1260 sono morte provando a raggiungere l’Italia.

Tace anche sui tanti sbarchi che si sono registrati in questi mesi sulle coste italiane, l’ultimo dei quali è stato quello di una barca a vela arrivata davanti alle coste del crotonese durante un temporale. A bordo 62 uomini, 2 donne e 5 bambini, la gran parte pachistani, iracheni e afghani. Persone che vengono da Paesi martoriati dalle guerre, di cui i paesi occidentali sono responsabili, e dal fanatismo che tutti dicono a parole di voler combattere ma che continua ad essere alimentato, nella guerra di civiltà e nella guerra economica che si gioca sui flussi della vendita internazionale delle armi – anche da parte dell’Italia – a molti, troppi Stati.

Di fronte a tutto ciò, la tecnica del governo è sempre la stessa: omettere, mentire, manipolare dati e notizie per la propria propaganda. Eppure non è questa l’angoscia che più di tutte mi preme sul cuore in queste ore e che mi spinge, per la seconda volta, ad imbarcarmi su una nave umanitaria. Non è l’insofferenza per la propaganda di qualche ministro che mi tira a bordo di Nave Mare Jonio, che anch’io personalmente – come tanti altri, singoli cittadini italiani e organizzazioni sociali, attraverso le donazioni – ho contribuito a mettere in acqua e a far navigare.

È ben altro, ed è il pensiero fisso sul destino delle persone che erano sulle decine di barche intercettate dalla Guardia Costiera Libica in questi mesi. Quali sono i loro nomi? Da dove erano partiti? E soprattutto: dove sono stati portati? Vorrei sapere che sono al sicuro e invece so, dalle inchieste e persino dai rapporti dell’Onu, che probabilmente sono finiti nell’inferno dei campi, tra stupri, torture, bastonate e violenze di ogni tipo.

In questi anni il ministro Salvini ha detto più volte questa frase: “Chi scappa dalla guerra ed ha il diritto di stare in Italia è il benvenuto”. L’ha detta probabilmente solo per ingannare l’opinione pubblica sul formale rispetto dei diritti umani e delle convenzioni internazionali da parte dell’Italia. La sostanza però è ben altra, e per capirlo basta farsi altre domande: come facciamo ad essere sicuri che tra i 70 catturati ieri dalla Guardia Costiera Libica non ci sia chi scappa dalla guerra, chi dovrebbe essere quindi il benvenuto anche per Salvini? E ancora: qual è il canale di ingresso in Italia legale e sicuro per chi “scappa dalla guerra”, come si dice con un’espressione comune?

Possibile che nessuno nel “governo giallo-nero” si faccia queste domande? Possibile che il Parlamento non abbia ancora chiesto di vedere con gli occhi dei propri deputati i luoghi in cui vengono portati i migranti catturati grazie ai mezzi forniti dall’Italia? Possibile che nessuno abbia chiesto di avere l’elenco dei nomi dei migranti intercettati e di poterne ascoltare le storie dalla loro viva voce?

Tutto questo mi pesa sulla coscienza più di quanto non immaginiate. Perché, come dice la nostra bellissima Costituzione, “bisogna fare il parlamentare con disciplina e onore”, e trovo che non vi sia né disciplina né onore in un Parlamento che si disinteressa della sorte degli esseri umani, di cui finanzia la cattura da parte di un Paese in cui non è garantito lo stato di diritto.

Per questo parto di nuovo e mi imbarco: non per fare l’attivista sociale o il cooperante – ci sono altri che lo fanno molto meglio di me con autonomia e indipendenza e che ringrazio; parto per provare a ridare un po’ di onore e disciplina alla carica che ricopro.

Penso che dovrebbe farlo l’intero Parlamento, attraverso le Commissioni Esteri oppure nominando un’apposita commissione parlamentare di inchiesta che organizzi costanti visite in Libia per verificare le condizioni di vita nei campi e sapere quotidianamente con esattezza i nomi, i luoghi di detenzione e le storie di coloro che vengono riportati in Libia.

Sarei il primo a rendermi disponibile per partire. Lo chiederò di nuovo formalmente al mio rientro. Intanto da queste pagine chiedo al Presidente della Camera in cui sono stato eletto, a Roberto Fico, perché le Istituzioni del nostro Paese non possono girarsi dall’altra parte quando si tratta di diritti umani in uno scenario in cui l’Italia è direttamente coinvolta.

articoli

Ministro Bussetti, se ci si scalda con la legna che si ha si resta senza istruzione

“Ci scalda con la legna che si ha”. Così in una intervistail ministro dell’Istruzione Bussetti ci fa sapere che il governo del cambiamento non intende mettere un euro in più sull’istruzione del Paese. Lo fa con una massima di sua nonna (ipse dixit) e senza alcuna discussione pubblica.

Insomma, la stessa linea di Renzi, e prima ancora di Monti e prima ancora di Berlusconi/Gelmini e via dicendo. Un gran cambiamento, non c’è che dire.

Non dirò nulla in questa sede sulle intenzioni folli ed eversive espresse dal ministro nella stessa intervista, sul rapporto di lavoro regionalizzato degli insegnanti, l’ennesimo passo verso una totale autonomia del Nord, con un intero governo a traino delle rivendicazioni secessioniste della Lega. Saranno altri i luoghi e i momenti per approfondire il tema.

Ciò che mi interessa sottolineare, e su cui è necessario dare avvio a una vera e propria mobilitazione come quella che accolse la disastrosa “buona scuola” di Renzi, è l’aspetto economico.

In un’Italia in cui le scuole cadono in testa ai nostri figli, in cui non ci sono insegnanti e personale in numero sufficiente, in cui ancora oggi molti ragazzi non hanno insegnanti di sostegno, “scaldarsi con la legna che si ha” significa crepare di freddo.

Siamo terz’ultimi per spesa in istruzione in Europa, peggio di noi solo Irlanda e Romania, e meglio di noi persino Cipro, Bulgaria, Slovacchia e Grecia. Ma non siamo sempre stati in questa condizione, sia chiaro. Ci siamo arrivati in anni in cui alla scuola, alla formazione e all’insegnamento è stato conferito un ruolo di secondo o di terzo piano, che ha mortificato il sistema e l’importanza dell’istruzione dalla scuola dell’infanzia all’Università, fino a che i capitoli di bilancio non sono diventati un buon pozzo cui attingere per coprire buchi, pagare interessi sui debiti fatti dai maghi della finanza, dalle banche, o per regalare sgravi fiscali al sistema della grande impresa.

E la condizione della scuola italiana si riflette tutta sullo stato di salute del Bel Paese: abbiamo pochi laureati rispetto agli altri Paesi europei, sempre più persone non completano il percorso di studi superiore e universitario, e l’analfabetismo funzionale (che non consente a chi sa leggere e scrivere di comprendere per bene il senso di ciò che legge e scrive) ha raggiunto il pauroso dato del 30%dei nostri concittadini. Un disastro per il mondo del lavoro, oltre che per la qualità della democrazia.

Senza la scuola e l’università garantita a tutti, a prescindere dalle condizioni di reddito, non esiste ricerca di alto livello, non esiste mondo del lavoro specializzato, non esiste nessuna possibilità di aumento della produttività (se non spremendo fino alla morte chi lavora), né di competere sugli scenari globali cui ci hanno costretto negli anni scorsi. E soprattutto, senza una formazione adeguata non esiste alcun ascensore sociale, che non a caso in Italia si è rotto da tempo: se sei figlio di notaio te la cavi in qualche mondo, se nasci in famiglia operaia ti arrangi.

Proprio due giorni fa è stato pubblicato il rapporto “Equity in education” di OCSE-Pisa che dicono con chiarezza come siano aumentate le difficoltà dei ragazzi che vengono da famiglie meno istruite e di come persino il livello culturale dei genitori influisca addirittura sulla scelta di garantire ai figli insegnanti migliori.

Non è un caso, per altro, passando all’istruzione universitaria, che l’Italia sia l’unica nazione del Vecchio Continente a conoscere la vergogna degli idonei a percepire una borsa di studio, ma senza borsa per insufficienza di risorse economiche.

Ci sono certo le Regioni che possono intervenire autonomamente con fondi di bilancio a integrare i quattro spiccioli del governo centrale e riescono a coprire quasi tutta le necessità di borsa, e ma ci sono anche Regioni con difficoltà di bilancio che non coprono nemmeno la metà degli aventi diritto. Aumento delle disparità, che rincorrono le dinamiche economiche e sociali della povertà. Più sei in difficoltà e più ci rimani.

La disuguaglianza economica e culturale fra le famiglie, tanto per cambiare, si riversa sui figli, se non interviene un sistema pubblico attento, forte, che restituisce fondi e centralità alla formazione. Cioè tutto ciò che a questo Paese manca da tempo e che non si vede nemmeno all’orizzonte del governo del popolo, che preferisce però continuare ad avere un popolo senza istruzione.

Daremo battaglia, come abbiamo già fatto contro i disegni scellerati che hanno distrutto la scuola italiana negli scorsi anni.

Uncategorized

Serve una inchiesta di Onu e Ue sui mancati soccorsi in mare della Trenton

Ancora un episodio drammatico con al centro dei migranti naufraghi. Quanto rivelato da Repubblica sul soccorso operato nel mare Mediterraneo a giugno scorso dalla nave della Marina Usa Trenton con le testimonianze dei superstiti che raccontano che potevano essere salvate molte delle 76 persone annegate necessita di chiarimenti  da parte delle autorità internazionali, Onu e Unione Europea innanzitutto, ma anche quelle del nostro Paese devono contribuire a far luce.

Noi deputati di Leu nelle prossime ore presenteremo un’interrogazione parlamentare al governo italiano con questo obiettivo: non si può continuare ad assistere inerti alla strage infinita a due passi dalle nostre coste.

articoli

Accordo Podemos-Psoe: dalla Spagna una lezione per tutti

Quello che accade in queste ore in Spagna, mi pare questione importante. Podemos firma un accordo di sostegno al governo di Pedro Sánchez, sulla base di quattro punti programmatici secchi e forti: l’aumento dell’imposta patrimoniale, l’innalzamento del salario minimo a 900 euro, il taglio delle tasse universitarie e un programma di edilizia popolare, con investimenti pubblici corposi.

Esattamente ciò che serve nell’Europa che ha impoverito i ceti più deboli. Potremmo definire i contenuti di questo accordo come una piattaforma per la redistribuzione delle risorse economiche dall’alto verso il basso. In Spagna, dimostrano anche di avere un’idea del futuro del paese: diritto alla casa, salari dignitosi, formazione accessibile per tutti e redistribuzione della ricchezza rappresentano scelte giuste e coraggiose per riequilibrare lo stato del Paese. Per riequilibrare la situazione creatasi a causa di chi, in questi anni, si è arricchito in maniera vergognosa sulle spalle di coloro che già soffrivano le condizioni di un sistema produttivo aggressivo e onnivoro.

In tutta evidenza, l’importanza di ciò che accade in Spagna non risiede nell’alleanza in quanto tale. Nei Paesi europei abbiamo assistito per anni allo stringersi di ogni tipo di alleanza, spesso segnate dal politicismo, e ancora oggisi propongono accordi improbabili, privi di contenuto politico e di analisi dei meccanismi regolativi delle economie nazionali ed europee.

Il nodo sta, invece, tutto nei contenuti, che configurano il caso spagnolo come un cambiamento radicale, una cesura con il passato politico in quel Paese e non solo (visto che lo stesso processo ha riguardato l’Italia e l’Europa). Un passato in cui si era puntato tutto sul dimagrimento del ruolo dello Stato e della cosiddetta “spesa pubblica improduttiva”, cioè sui servizi basilari alla persona, e sulla diminuzione delle tasse per ricchi e possidenti, mentre il conto veniva pagato dai soliti noti.

La piattaforma creata da Podemos e socialisti, dunque, mette in crisi l’impianto su cui si è costruito il dominio dei mercati sulla politica e su cui si è basata la nuova ondata del selvaggio capitalismo finanziario, rimettendo al centro l’interesse pubblico.

Da questo punto di vista, l’accordo spagnolo mette in luce ancora una volta la pochezza del dibattito politico italiano, fatto di improbabili “governi del cambiamento”, che continuano a proporre tagli, meno tasse ai ricchi e condoni, con totale assenza di consapevolezza da parte del Pd.

Com’è ovvio che sia, ho molto rispetto per il dibattito interno ad un partito che non è e non è mai stato il mio, ma non posso esimermi dal sottolineare che il livello della discussione nel Partito Democratico appare del tutto insufficiente.

In Italia, il dibattito sulle alleanze è privo di discussioni di metodo e merito. Invocare l’unità diventa un “a priori”, o comunque un invito alla costruzione di grandi alleanze contro l’orda barbarica. Carlo Calenda è, ormai da tempo, in buona compagnia nel proporre larghe e larghissime intese, sotto il patriottico nome di Fronte Repubblicano, il cui solo nome risveglia l’istinto di conservazione. Per altro, se non fosse già abbastanza chiaro quanto inefficace sia questa strada, basti ricordare che in molti territori si sono già sperimentate forme di “ammucchiata” politica, sonoramente bocciate dagli elettori.

Anche nelle parole di Nicola Zingaretti – il candidato alla segreteria Pd che, nella narrazione, viene considerato il rappresentante della sinistra del post-Renzi – non c’è nessuna chiarezza sulle ragioni che hanno determinato la crisi dei partiti socialdemocratici e sulla natura delle scelte che, in nome della compatibilità con i mercati e del primato del governo, hanno sacrificato le istanze delle classi popolari e le lotte di lavoratori, precari e disoccupati. In questo modo, di fatto, si è condiviso l’orizzonte politico e programmatico della destra.

Nessun cenno ai disastri del Jobs Act, alla necessità di rivedere una tassazione che grava su lavoro dipendente e pensionati, all’emergenza casa e dei singoli territori. Il dibattito si mantiene in superficie e mi pare, per quel che mi compete, abbastanza inadeguato alla fase.

Dalla Spagna, come dall’Inghilterra di Jeremy Corbyn e dall’esperienza portoghese, arrivano lezioni da cui tutti potremmo e dovremmo trarre insegnamenti preziosi. Non per il futuro, ma per il presente.

Per questo, la sinistra a cui penso può rigenerarsi e ritrovare una sua dimensione solo creandosi un profilo autonomo e radicalmente alternativo, tanto rispetto all’internazionale delle destre nazionaliste quanto al partito dello spread e dell’establishment, che non vuole mettere in discussione lo status quo. Il tempo è ora.

articoli

Mediterranea, perché noi non giriamo la faccia

Oggi è una giornata importante: Mediterranea Saving Humans è nel Mare Mediterraneo e svolgerà attività di monitoraggio, testimonianza e denuncia di ciò che accade ogni giorno ai migranti in fuga, nell’assenza di soccorsi, nel silenzio e nella complice indifferenza del governo italiano e degli altri Paesi europei.
Si tratta di una straordinaria avventura collettiva, di cui sono garante insieme a Rossella Muroni, Erasmo Palazzotto e Nichi Vendola, e che vede il protagonismo di varie associazioni, Onlus, ONG, tra cui Arci nazionale, Ya Basta di Bologna, Sea-Watch, Banca Etica, i Diavoli e l’impresa sociale Moltivolti di Palermo.
Mediterranea nasce da un’indignazione, quella che proviamo ogni volta davanti alla morte indisturbata di donne, uomini e bambini; nasce dal bisogno di giustizia che ci porta a dire che salvare vite umane è giusto e nasce da un’idea di società che mette al centro il rispetto della vita umana e la sua dignità. Ma, come immaginerete, tenere viva la nostra missione e farla vivere il più a lungo possibile non è cosa semplice: abbiamo bisogno del supporto di ognuno di voi! Ecco cosa potete fare. Potete partecipare alla campagna di crowfounding con un contributo piccolo o grande, in base alle vostre possibilità. Trovate qui tutte le info utili: www.mediterranearescue.org

Tocca a noi, ci mettiamo i corpi.

#savinghumans

Uncategorized

Con Mimmo Lucano

Con Mimmo Lucano

Poco fa, alla Camera ho portato la voce di quanti a Riace e in giro per l'Italia oggi gridavano all'ingiustizia nei confronti di Mimmo Lucano. L'obbedienza non è più una virtù, diceva Don Milani.Noi stiamo dalla parte di chi disobbedisce in nome dell'umanità, principio superiore ad ogni legge scritta.

Pubblicato da Nicola Fratoianni su Martedì 2 ottobre 2018

 

Alla Camera ho portato la voce di quanti a Riace e in giro per l’Italia oggi gridavano all’ingiustizia nei confronti di Mimmo Lucano.
L’obbedienza non è più una virtù, diceva Don Milani.
Noi stiamo dalla parte di chi disobbedisce in nome dell’umanità, principio superiore ad ogni legge scritta.

articoli

Non mi scandalizzo per il deficit, ma per come viene utilizzato

Il problema non è utilizzare il deficit in sé. Anzi, come diciamo ormai da tempo, dopo anni di terribile austerity, è anche il caso di iniziare ad abbattere alcuni totem che persino Prodi aveva definito stupidi. E chi oggi, in nome del mantra dei mercati, spera nell’assalto all’Italia e al suo debito, per attaccare il governo, commette l’ennesimo errore politico.

Il punto è cosa ci fai con quel deficit.

Se lo si utilizza interamente per la spesa corrente, come pensano di fare, e quindi per Flat tax, reddito (nella forma un po’ bislacca dei 5 stelle), e così via, il risultato non può che essere negativo. Anche di fronte a scelte come quelle sulle pensioni e sul reddito che vanno invece nella giusta direzione.

Servirebbe piuttosto un robusto piano di investimenti pubblici di cui, però, non si vede traccia. E servirebbe, soprattutto, il coraggio di aggredire l’enorme diseguaglianza che si è accumulata sulle spalle del lavoro e della parte produttiva del Paese. Una gigantesca quantità di ricchezza trasferita alla rendita e alla speculazione. Insomma, una patrimoniale con cui finanziare la redistribuzione verso il basso necessaria a chi, dopo anni di crisi, ha bisogno di risposte immediate e urgenti.

Nel frattempo, rimane in campo l’ingiustizia sociale di questa Italia.

C’è chi non paga un centesimo di tasse, pur avendo enormi capitali a disposizione e da anni si arricchisce sulla pelle di lavoratori, pensionati e disoccupati.

Ricordo inoltre che in Italia si evadono 110 miliardi l’anno (più o meno 3 manovre finanziarie), che spendiamo 70 milioni di euro al giorno per spese militari, che ci sono grandi patrimoni accumulati nelle mani del 1% della popolazione italiana, concessioni statali a prezzi di saldo, grandi opere inutili.

Infine, c’è un punto che andrebbe chiarito: nel Programma nazionale delle riforme che accompagna il DEF, si parla di un taglio di 5 miliardi a sanità, welfare, scuola, servizi.

Si finanzia la flat tax con i soldi tolti al welfare?

articoli

Al fianco di Franco, licenziato perché ammalato

Nel marzo 2017 Franco Minutiello è stato licenziato dalla Teknoservice di Piossasco, in Piemonte, perché ammalato di Parkinson. Secondo l’azienda non c’erano più, nello stabilimento, mansioni adeguate alle sue condizioni di salute. Una tragedia nella tragedia.
Il 9 luglio scorso il Tribunale del Lavoro di Ivrea ha dichiarato il licenziamento illegittimo e ha ordinato all’azienda di reintegrare Franco e di restituirgli gli stipendi arretrati. Ma quella sentenza è rimasta lettera morta perché fino ad oggi l’operaio non ha riavuto né il posto di lavoro né gli stipendi arretrati.
Per questo ho presentato, insieme a Federico Fornaro, una interrogazione al governo, per chiedere un intervento deciso nei confronti di quelle aziende, troppe, che non attuano in tempi brevi o addirittura rifiutano di attuare le sentenze dei giudici del lavoro. Chiederemo risposta fino al reintegro di Franco, perché abbia la tranquillità e la giustizia che merita.

Uncategorized

I principi di ragionevolezza, uguaglianza e la Costituzione non sono optional

La Corte Costituzionale conferma un principio che dovrebbe essere ovvio, e che doveva essere ovvio anche per chi ha costretto gli italiana a sopportare gli effetti del Jobs Act : licenziare senza causa un lavoratore assunto da un mese o da vent’anni è uguale, perché la dignità non è questione di anzianità.

I principi di ragionevolezza e di uguaglianza oltre al dettato costituzionale non sono optional. Solo il Pd poteva non rendersene conto.

Ora c’è solo una cosa da fare, e il M5S dovrebbe ascoltarci a differenza di quanto ha fatto nei mesi scorsi serve ripristinare l’ articolo 18 per tutte e tutti.

Uncategorized

Alla trasmissione DiMartedì a La7 ho parlato di pensioni con la Fornero…

Va cambiata la riforma Fornero in maniera radicale, perché è inaccettabile tenere al lavoro le persone fino a 70 anni e costringendo i giovani a stare a casa fino a 40 anni, a campare a malapena con le pensioni dei nonni.
Ieri a DiMartedì è andata in scena una discussione sulla riforma Fornero. Sentite cosa ho detto e cosa mi ha risposto Elsa Fornero…
Buona visione.

Di Martedì, Fratoianni su riforma Fornero

Va cambiata la riforma Fornero in maniera radicale, perché è inaccettabile tenere al lavoro le persone fino a 70 anni e costringendo i giovani a stare a casa fino a 40 anni, a campare a malapena con le pensioni dei nonni.Ieri a DiMartedì è andata in scena una discussione sulla riforma Fornero. Sentite cosa ho detto e cosa mi ha risposto Elsa Fornero… Buona visione.

Pubblicato da Nicola Fratoianni su Mercoledì 26 settembre 2018