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Nel nostro paese c’è un problema generazionale

Pensioni, chi pensa ai più giovani?

Un provvedimento come quota 100 è sacrosanto, perché consente a chi ha lavorato per 40 anni di andare in pensione. Se il governo proporrà questa misura bisognerà confrontarsi, pur stando all'opposizione.Però voglio sottolineare che in questo paese c'è una enorme questione generazionale: per l'effetto della Fornero e anche per quota 100, i più giovani rischiano di non vedere mai una pensione. Su questo punto darò battaglia e avanzerò proposte.Ascoltate il mio intervento di ieri su DiMartedì.

Pubblicato da Nicola Fratoianni su mercoledì 6 giugno 2018

 

Un provvedimento come quota 100 è sacrosanto, perché consente a chi ha lavorato per 40 anni di andare in pensione. Se il governo proporrà questa misura bisognerà confrontarsi, pur stando all’opposizione.
Però voglio sottolineare che in questo paese c’è una enorme questione generazionale: per l’effetto della Fornero e anche per quota 100, i più giovani rischiano di non vedere mai una pensione.
Su questo punto darò battaglia e avanzerò proposte.

Ascoltate il mio intervento di ieri su DiMartedì.

articoli

Caro Di Maio, ti scrivo di Sacko

Caro Luigi Di Maio,

voglio scriverti di Soumayla Sacko. Un ragazzo del Mali, di 29 anni, bracciante nei campi in Calabria e rappresentante sindacale. È stato barbaramente ucciso con un colpo di fucile alla testa, mentre stava cercando lamiere in una fabbrica abbandonata, per poter completare la sua baracca nel ghetto in cui stava con altre centinaia di braccianti, a ridosso dei campi.

Certo, il tuo ufficio stampa ti avrà fatto un quadro della vicenda. Ma voglio raccontartela ugualmente perché non ho sentito una parola a riguardo da parte tua, in qualità di ministro del Lavoro.
Perché c’è una cosa che va chiarita, prima di tutte le altre: Sacko probabilmente è stato ucciso perché nero. Ma di certo, Sacko è stato ucciso perché sindacalista, bracciante a 15 euro al giorno, nuovo schiavo nei ghetti di lamiere, cartoni, polistirolo e aste di legno.
Sacko è stato ucciso da un colpo di fucile, su cui bisogna indagare con la massima attenzione, alla ricerca della verità, ma è morto di sfruttamento del suo lavoro e delle sue condizioni di vita da schiavo.
Sacko è morto di caporalato. Perché c’è una verità amara, che in pochi raccontano e che il ministro dell’Interno, tuo importante partner di governo, finge di non vedere: l’immigrazione ha sempre a che fare con le dinamiche economiche di una società, e sempre meno con una questione di “ordine pubblico”, di “decoro”, etc. Il ministro dell’Interno la chiama “pacchia“.

Lo sfruttamento delle vite e del lavoro di questi ragazzi produce condizioni sociali terribili.

interviste

Il Fronte repubblicano? Fatto così è sbagliato. Noi saremo disertori

Intervista al Manifesto a cura di Daniela Preziosi. Il segretario di Sinistra italiana: non ci arruoleremo in difesa dell’establishment. Non siamo «no euro», ma così si gonfiano le vele alle destre. Rispetto per Mattarella, anche se non ne convido le scelte. Ma chi convoca manifestazioni di piazza a sostegno del presidente lo trascina nella contesa. Il Pd ci ripensi . Spero che Liberi e uguali non si divida. Ma fra la difesa del fascismo e la difesa dei mercati noi abbiamo un piano C: la battaglia per un’Europa di diritti e uguaglianza

Nicola Fratoianni (segretario di Sinistra italiana, ndr), il Pd vi chiama a un «fronte repubblicano». Da cosa volete difendere il Paese?

Se la sfida è costringere ognuno di noi a rimettere in discussione il proprio recinto, sono pronto. Ma questo deve significare rimettere in discussione le ragioni che hanno condotto Lega e M5S al risultato clamoroso del 4 marzo. O siamo in grado di fare una proposta che non si rassegni alla gabbia dei mercati, per la quale il voto democratico ormai è uno strumento marginale, e senza rifugiarsi nello spazio nazionale segnato dal rigurgiti neofascisti; oppure qualsiasi ipotesi frontista sarà una risposta utile solo a gonfiare le vele alla destra. Ci vuole un’alternativa chiara. Carlo Calenda si rivolge «a chiunque non voglia uscire dall’euro»: detto così inevitabilmente diventa il fronte dell’establishment contro chi ha subìto di più gli effetti della crisi. Sbaglia. E non funzionerà.

Perché invece non lo considera un fronte a difesa degli istituti repubblicani, così maltrattati dal M5S? Oppure a difesa dei risparmiatori italiani a cui si è riferito Mattarella?

Il presidente della Repubblica è stato oggetto di attacchi inaccettabili. La richiesta di impeachment era ridicola. Altro è il giudizio politico sulle sue scelte: sbarrare la strada alla nomina del professor Savona ha consegnato un’arma di propaganda a Lega e 5 stelle: l’idea che il governo non sia nato a causa della «dittatura dei mercati». Ma chi convoca manifestazioni di piazza a sostegno del presidente lo trascina nella contesa politica. È grave e pericoloso. Invito il Pd a ripensarci.

Sinistra italiana dunque diserta il fronte repubblicano?

Se il fronte avesse le caratteristiche che dice Calenda, noi non ci saremo. Propongo un fronte diverso: di chi diserta l’arruolamento coatto per una guerra insensata i cui termini sono inaccettabili. Se da un lato c’è il fascismo che monta e dall’altro c’è la difesa dei mercati finanziari e la diseguaglianza, noi proponiamo a tutti i disertori di organizzare una proposta che smonti le cause per cui la destra ha vinto. Che tenga insieme la democrazia, i diritti, la libertà. E la prospettiva dell’Europa, battendosi contro le politiche che hanno dato forza alle destre.

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Aprire una discussione vera. Servono scelte chiare e riconoscibili

Sabato 26 maggio ho partecipato all’Assemblea di Liberi e Uguali  e ho ribadito che dobbiamo aprire fra noi una discussione vera se vogliamo trasformare Liberi e Uguali in un partito. Ma un partito è un’idea, non un processo burocratico, non una conta tra gruppo dirigenti. Apriamo da oggi un percorso largo e democratico che consenta a tutti e a tutte di discutere e decidere. Cominciamo dal cercare di capire come coinvolgere i più deboli, le periferie, le classi popolari, perché ad oggi essi non capiscono le nostre parole. Qui il mio intervento.

 

articoli

Schiavismo, non lavoro

A Terlizzi, in provincia di Bari, l’ennesimo call center che sfrutta i lavoratori.
Hanno stracciato un contratto buono per i dipendenti firmato appena un anno fa, per imporne un altro molto più duro, con paghe più basse (quasi a cottimo) e senza sufficienti tutele.
Inoltre su 220 dipendenti ne hanno lasciati a casa 190.
La giungla dei contratti firmati da non si capisce bene chi alla fine danneggia sempre chi lavora.
Per altro, Cellulopoli (questo il nome dell’azienda) ha ancora due commesse importanti: TIM e Fastweb.
Cosa dicono i due colossi della comunicazione? Hanno intenzione prima o poi di controllare le condizioni di lavoro nelle aziende cui appaltano i loro servizi? Oppure preferiscono incassare con la competizione al ribasso?
Di tutto questo chiederò conto al Ministro del Lavoro.
È intollerabile che ci sia chi specula in questo modo sul lavoro delle persone.

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Cooperiamo per l’alternativa

Ora abbiamo bisogno di incontrarci in maniera più ampia, noi tutti che abbiamo contribuito alla campagna elettorale di Liberi e Uguali: per confrontarci su come cambiare e correggere gli errori del passato, discutere di quanto sta accadendo e definire insieme il percorso per il nostro impegno politico presente e futuro. E lo faremo nell’assemblea
nazionale aperta di Liberi e Uguali, che si terrà sabato 26 maggio, presso il Centro Congressi Rome Marriott Park Hotel.

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40 anni fa la legge 194, oggi serve una battaglia di civiltà per difendere quella conquista

40 anni fa fu approvata la Legge 194, che regolamentò il ricorso all’aborto in Italia, riconobbe alle donne il diritto ad avere la prima e l’ultima parola sul proprio corpo e sulla maternità, le liberò dalle mammane, dalla vergogna della clandestinità e anche dalla morte.
Oggi quella legge, a causa di un’obiezione di coscienza dilagante, non è applicata in tanti, troppi, ospedali d’Italia, con picchi del 96% in Molise, dell’88% in Basilicata o del 86% in Puglia.

Nell’aprile 2016, il Comitato europeo dei diritti sociali ha condannato l’Italia perché il diritto delle donne ad accedere all’interruzione volontaria di gravidanza è ostacolato, nelle nostre strutture pubbliche, da un’obiezione tanto massiccia da alimentare i ricoveri nel privato e il ricorso alla clandestinità. Il mio partito ha provato, nel suo piccolo, a porre un argine: Sinistra Italiana in Piemonte e in Puglia ha presentato due proposte di legge per garantire la concreta ed effettiva attuazione della legge 194 negli ospedali pubblici (goo.gl/YAfFW6).
So che non basta, occorre una battaglia di civiltà diffusa e radicata, dentro e fuori le istituzioni, per non far vincere l’oscurantismo e l’ipocrisia e perché i principi e le idee che generarono la 194 siano difesi, affermati e garantiti.

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Tredicimila morti sul lavoro in dieci anni, una strage di cui il contratto di governo non si occupa

Non c’è molto da girarci intorno. I numeri di morti e infortuni sul lavoro ci raccontano di una vera e propria emergenza nazionale. Più di 1.000 morti nel 2017 e oltre 220 morti nei primi mesi del 2018, ma aprile e maggio hanno fatto segnare un alto numeri di infortuni anche mortali.

In definitiva, negli ultimi 10 anni 13mila morti. Sia chiaro, parliamo di casi di infortuni gravi e mortali denunciati e quindi conosciuti; ma sappiamo per certo che nel sottobosco del mondo del lavoro accade di tutto e spesso accade in un cono d’ombra in cui né le istituzioni né le parti sociali arrivano a fare luce.
Non c’è una idea chiara dei numeri di infortuni e morti in quel cono d’ombra, ma possiamo immaginarne la dimensione se già i numeri ufficiali ci raccontano di un fenomeno in aumento, di una vera e propria strage che ridefinisce il modo stesso con cui si intende il lavoro.

Basta parlare con i lavoratori coscienti e consapevoli di vivere in un ambiente di lavoro per nulla sicuro e adeguato, per rendersene conto. La frase che ho ascoltato più spesso in questi mesi è stata: “Vai a lavoro e non sai se ritorni”. Come se andassero in un fronte di guerra.

Ancora peggiore è la sensazione che si prova a confrontarsi con le famiglie che hanno subito la morte di un parente, perché si sentono sole e private non solo dell’affetto del caro, ma anche della verità e della giustizia. Spesso non ci sono processi e quando ci sono si chiudono in un rimbalzo di responsabilità, soprattutto quando c’è di mezzo la dinamica degli appalti e dei subappalti.

E tutto avviene nel più assoluto silenzio della politica e delle istituzioni.

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Flat Tax un enorme regalo ai più ricchi

Flat tax è un enorme regalo ai più ricchi

Ieri sera sono stato ospite di Piazza Pulita su La7. In questo passaggio spiego perché penso che la Flat tax sia una misura iniqua e sbagliata, che contribuirà a migliorare le condizioni di chi già sta bene e a peggiorare le condizioni di chi vive nel disagio e nella povertà.

Pubblicato da Nicola Fratoianni su venerdì 18 maggio 2018

 

Ieri sera sono stato ospite di Piazza Pulita su La7.
In questo passaggio spiego perché penso che la Flat tax sia una misura iniqua e sbagliata, che contribuirà a migliorare le condizioni di chi già sta bene e a peggiorare le condizioni di chi vive nel disagio e nella povertà.

 

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Sciopero Fedex TNT, azienda fa profitto e licenzia i lavoratori.Violano leggi, autorità intervenga

Siamo all’ennesimo scandalo nel modo con cui nel nostro Paese il lavoro delle persone viene trattato. Di fronte ad aziende che sono in utile, che guadagnano, che distribuiscono dividendi agli azionisti, che producono profitti perchè si licenziano lavoratori?” Lo si fa evidentemente per una semplice ragione: si mettono in campo modelli di organizzazione del lavoro fondati sull’ esternalizzazione dei processi lavorativi, si prendono lavoratori meno qualificati che magari vengono sottopagati e con meno diritti.

Sono elementi di una realtà che io definirei sfruttamento. Anche qui bisogna mettere un punto. La politica e le Istituzioni comincino a ragionare su come si fa ad impedire che un’azienda che fa utili e guadagna in Italia possa continuare a trattare così i lavoratori, persone in carne ed ossa.

Se poi sono vere le denunce di queste ore da parte dei rappresentanti sindacali sull’utilizzo di lavoratori interinali in sostituzione dei lavoratori in sciopero saremmo di fronte ad una vera e propria violazione delle leggi del nostro Paese. Ci aspettiamo una risposta immediata, ferma e chiara della autorità italiane.

Ne ho parlato oggi al L’Aria che tira su La7 dove ho parlato anche dell’ennesimo incidente sul lavoro all’Ilva di Taranto. E’ arrivato il momento di dire basta alle frasi di circostanza. È urgente invece che il governo vari un decreto per aumentare gli ispettori del lavoro, per intervenire su quella che è un’emergenza nazionale che altrimenti rischia di diventare solo un’occasione di retorica.

Ecco il mio intervento alla trasmissione