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Porto di Livorno. La guerra nel mondo del lavoro

Due operai morti al porto di Livorno e feriti gravi, per effetto dell’esplosione di una cisterna.
Prosegue con numeri incredibili una vera e propria guerra nel mondo del lavoro in Italia, che continua a vedere morti e infortuni in aumento. Solo lo scorso anno oltre 1.400, ma questa guerra non è stata materia di campagna elettorale, eppure ha a che fare con le scelte scellerate della politica.

Non conosciamo ancora le cause certe del disastro e mi auguro che si accertino quanto prima le responsabilità, ma c’è un punto che riguarda non solo la sicurezza dei lavoratori, ma anche la sicurezza di una intera area della città di Livorno: il porto è pieno di cisterne, in una zona in cui ci sono altre attività, in cui vicino c’è una raffineria e che è zona di passaggio persino per semplici cittadini.

Sarebbe il caso di iniziare a lavorare per una delocalizzazione degli impianti e per una maggiore sicurezza. L’esplosione di oggi è un brutto segnale che va colto.
Alle famiglie dei lavoratori, alla città di Livorno, l’abbraccio di tutta la nostra comunità.

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Perché si può ridurre l’orario di lavoro, senza tagliare il salario

“Bisogna aumentare l’età pensionabile!”, è il ritornello della politica italiana.

La ragione è sempre la stessa: i bilanci, i conti. Un po’ le stesse ragioni che spingono i grandi centri commerciali a restare aperti a ferragosto, a Natale, a Pasqua e durante tutte le festività, costringendo i lavoratori a lavorare, mentre dovrebbero avere il diritto di condividere con le famiglie e con chi gli pare, un tempo di libertà sacrosanto.

Ma c’è una volta in cui la politica si preoccupi del bilancio della vita delle persone? Quanto meno, una volta in cui ci si ponga una domanda rispetto all’andamento della vita delle persone che lavorano in questo paese e delle persone che lavorano in maniera saltuaria o non lavorano proprio?

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Straordinaria risposta dei giovani americani contro armi

Piu’ di mezzo milione di giovani sabato hanno manifestato  a Washington ha contro le armi, e centinaia di migliaia di altri ragazzi e ragazze hanno invaso tutte le citta’ degli Stati Uniti. Dopo l’ultima strage di San Valentino in una scuola americana, i giovani americani dicono basta alle armi e si preparano probabilmente a scrivere un pezzo di storia del loro Paese.
Il messaggio arrivi forte e chiaro agli sceriffi italici che propongono massima diffusione di armi e altre stupidaggini simili, sulla scia del modello americano.

Il futuro e i piu’ giovani, per fortuna, sono con chi la pensa diversamente.

interviste

A sinistra serve identità chiara, non proposta vaga

Intervista al quotidiano il Manifesto.

Ad horas, giura Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana e uno dei 18 eletti di Liberi e uguali, verrà convocata l’assemblea di Leu «perché dopo l’esito deludente è doveroso confrontarci con chi ha generosamente costruito la campagna elettorale. E perché dobbiamo decidere insieme come andare avanti».

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Caso Cambridge Analytica allarmante. Serve subito commissione d’inchiesta

Il caso di Cambridge Analytica è allarmante. E non solo per una questione di privacy degli utenti dei social network. La possibilità di profilare in profondità gli utenti e di intervenire durante le campagne elettorali sulla formazione delle opinioni dei cittadini, attraverso profili falsi, agenzie false, notizie false, create ad arte per indirizzare un racconto, mette in crisi il sistema stesso della democrazia. Sostituiamo la democrazia con un meccanismo per cui comandano delle agenzie di manipolazione delle informazioni, che possono stabilire chi vince e chi perde, chi finanziare e chi no? Quanto costa rivolgersi a società di questo tipo? Chi può permettersi in politica un investimento di questo tipo?.

Pare che Cambridge Analytica abbia lavorato anche per qualche partito in Italia, su cui ad oggi c’è uno strettissimo silenzio. Io penso sia il caso che il Parlamento italiano si occupi del caso, con una apposita commissione d’inchiesta, per tutelare la privacy dei cittadini italiani, per scoprire la verità e per sapere quale utilizzo Facebook Italia fa delle informazioni di milioni di utenti. I cittadini italiani devono sapere quale partito si è rivolto a questa società e quali fesserie sono state costruite per agevolarne la crescita elettorale.

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Da sinistra, un reddito per vivere

Se c’è un errore capitale che si può compiere quando si discute di “lavoro” è proprio quello di astrarlo dalla sua storicità e concretezza, di farlo diventare “il Lavoro”, valore ideale e trascendente la realtà, metafisica slegata dalla determinazione dei rapporti sociali e di potere che lo qualificano. Così facendo ci si condanna a non comprendere appieno le valenze dell’epoca di trasformazioni produttive, e delle loro conseguenze per l’intera società, che stiamo vivendo e subendo.E soprattutto si rischia assai di perdere di vista la condizione reale delle donne e degli uomini che lavorano, trasfigurandoli in immagini idealizzate o cristallizzate in santini del passato. Credo che qui, proprio qui si sia incistata una, non l’unica ma forse la principale delle cause della crisi, di radicamento, consenso e prospettive della sinistra. O meglio di tutte le sinistre, sociali e politiche, socialdemocratiche o radicali che fossero. Succede quando si continua a pensare politicamente, e quindi a immaginare soggetti, modelli organizzativi, rivendicazioni e proposte, tutti riferiti a un modo di produrre e di lavorare che non corrisponde più alle sue forme contemporanee. Magari anche quando i comparti e i settori, i luoghi e le mansioni possono, a uno sguardo disattento e superficiale, apparire quelli di sempre.

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Noi in campo contro le diseguaglianze

In questo paese c’è una vera grande emergenza si chiama diseguaglianza.

Diseguaglianza significa non poter più accedere alle cure perché non te le puoi più permettere.

Diseguaglianza significa non poter andare più all’Università, lasciare la scuola.

Diseguaglianza significa non aver diritto aa un asilo che renda libere le donne e che consenta ai bambini di costruire il proprio percorso di cittadinanza.

Diseguaglianza significa un lavoro precario, incerto, sottopagato, sfruttato perfino gratuito, un lavoro povero.

Diseguaglianza significa una prospettiva di vecchiaia senza sicurezza e senza protezione.

Liberi e Uguali è in campo per battersi contro tutto questo. Per dire che l’Italia riparte se rimette al centro i diritti delle persone in carne e ossa. Se lavora per estenderli i diritti invece che ridurli. Per aumentare il reddito a chi non ce la fa, per garantire una pensione dignitosa. Per garantire un lavoro continuo e sicuro.

Liberi e Uguali è in campo perché torni una grande politica di investimenti pubblici che faccia ripartire l’economia nel segno della conversione ecologica.

Siamo in campo per cambiare un paese che non funziona. Per farlo nel segno dei molti e non dei pochi.

Il 4 marzo si avvicina e occorre utilizzare tutto il tempo disponibile per dare a questo impegno, non a noi, la forza necessaria per cambiare il Paese e la vita di tutti e di tutte.

interviste

La Stampa: il videoforum sul programma di Liberi e Uguali

Oggi sono stato ospite de La Stampa, dove Marco Castelnuovo mi ha intervistato sul programma di Liberi e Uguali.

Ho spiegato i nostri temi e il punto di vista su ciò che sta accadendo al paese: in primis parlando di quanto accaduto a Macerata, perché dobbiamo sentirci tutti impegnati a respingere l’ondata neofascista e razzista che sta montando in Italia.  Per noi non è possibile nessuna alleanza con le destre di Berlusconi e Salvini, a differenza di quanto stanno ipotizzando Pd e Movimento 5 Stelle. Con loro siamo invece disponibili a discutere su singoli punti d’intesa.
E poi i temi sociali che ci stanno più a cuore: la scuola, il lavoro, la salute. Ho ribadito che Jobs Act e Buona scuola vanno rivisti completamente, che dobbiamo ridurre l’orario di lavoro a parità di salario per affrontare la sfida dell’automazione, e che molte altre cono le politiche su cui produrre una vera e propria svolta, a favore dei molti che hanno pagato la crisi e non per i pochi che ci hanno guadagnato.