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Se alla Patrimoniale ci arrivano pure in Germania…

È notizia di questi ultimi giorni che la Spd in Germania stia proponendo al governo di Angela Merkel una patrimoniale dell′1% sui patrimoni superiori ai 2 milioni di euro. Si badi bene, parliamo di un partito socialdemocratico, che ha condiviso molti degli ultimi anni di governo di larghe intese in Germania e in Europa, non certo di un covo di estremisti. La Spd è l’equivalente del Pd, per intenderci, e scusate se sono così didascalico, ma penso sia necessario per disegnare con chiarezza lo scenario che si profila.

Persino in Germania, quindi, si è aperto un dibattito sull’insostenibilità delle disuguaglianze economiche e sociali che la crisi e le risposte sbagliate alla crisi hanno prodotto e continuano a produrre. C’è un dato incontrovertibile su cui ormai persino il mondo accademico più vicino al capitalismo finanziario concorda: l’attuale sistema economico è concepito per produrre disuguaglianze.

La peculiare forma con cui si produce ricchezza nel mondo determina che ci siano milioni di persone che pur lavorando hanno enormi difficoltà a vivere e tirare avanti, e qualche migliaio di persone, invece, che continua a fare profitti e accumulare ricchezze smisurate, a volte usufruendo del lavoro della massa, a volte e più spesso senza che nemmeno sia contemplata la forza lavoro in forma classica, come l’abbiamo conosciuta nel ’900.

Si tratta, come è noto, dei meccanismi di accumulo garantiti dalla finanziarizzazione dell’economia. Una società che voglia guardare al futuro, alla sostenibilità di ciò che produce e persino alla tenuta delle forme democratiche liberali che sono state costruite, ha il dovere di interrogarsi su come la ricchezza venga ormai prodotta e sugli eventi che i meccanismi accumulativi hanno sulla vita delle persone e delle comunità.

Soprattutto in un periodo in cui quasi tutta la politica ha assunto l’austerity come un dogma e considera gli investimenti pubblici come il diavolo da sconfiggere. Progressivamente hanno confezionato il capolavoro di depotenziare il sistema pubblico, nei suoi compiti di regolazione dei mercati e di riequilibro delle storture dai mercati prodotti, e di rendere la politica ancillare alle determinazioni economiche stabilite da quei mondi accademici che oggi piangono sul latte versato.

Se non si interviene subito, gli effetti a cascata delle disuguaglianze e della disperazione economica di milioni di persona, condurranno a esiti politici catastrofici di cui già si vedono i primi segnali. Da dove si pensa salti fuori la voglia dell’uomo forte in Italia di cui parlano i recenti sondaggi?

È il momento che anche in Italia si possa parlare con chiarezza e decisione della necessità di una patrimoniale, che rimetta in equilibrio le cose. C’è una forza politica che ne parla, noi, e tutte le volte che lo facciamo veniamo bollati come estremisti dalla grande stampa, dal mondo politico e dai soliti commentatori “disinteressati” che minimizzano il dramma di un ceto medio che pur lavorando continua a impoverirsi, a vantaggio di pochissimi che diventano sempre più ricchi.

Abbiamo un piano e l’abbiamo proposto: una tassa del 1,5% per coloro che hanno patrimoni superiori ai 4 milioni di euro. Con quelle risorse potremmo garantire una pensione ai giovani precari, fare investimenti nella formazione e nel sistema sanitario e avviare una seria riconversione ecologica del nostro sistema produttivo. Noi continueremo a batterci, prima o poi ce la faremo.

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Fascismo e Nazismo non sono opinioni

Oggi ho intervistato Nicola Fratoianni sul caso del docente universitario seguace di Adolf Hitler, uno dei numerosi casi di queste ultime settimane. Ecco cosa ha dichiarato ai microfoni di Radio Radicale l'esponente politico di Sinistra Italiana La Sinistra

Posted by Lanfranco Palazzolo on Tuesday, 3 December 2019

Una mia intervista a Radio Radicale sul docente di Pisa che inneggia ad Adolf Hitler

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Scandaloso non è Renzi, ma la legge sul finanziamento privato ai partiti

Caro Matteo,

non è compito mio stabilire se i fondi della Fondazione Open sono stati usati correttamente o meno, sono garantista e quindi fino a prova contraria credo nella vostra innocenza. Il vero elemento di scandalo per quanto mi riguarda è il meccanismo di finanziamento privato ai partiti e alle fondazioni, o alle associazioni a questi collegate.

Dopo aver cancellato il finanziamento pubblico, considerato il male assoluto, è stata introdotta una forma malsana di finanziamento privato. Secondo la vulgata di certa politica, fra cui la tua, così si sarebbe moralizzata la politica. Noi ci siamo sempre opposti e la storia, purtroppo, continua a darci ragione.

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A Sesto Fiorentino hanno sgomberato il campo Rom. Senza ruspe e rispettando i diritti. Grazie Lorenzo

Da oggi Sesto Fiorentino non ha più un campo rom

Una giornata storica: da oggi, dopo 35 anni, Sesto Fiorentino non ha più un campo rom.Non ruspe o demagogia, ma intelligenza e umanità.Un altro importante impegno preso con la città mantenuto ✅

Posted by Lorenzo Falchi on Tuesday, 12 November 2019

In molti lo conoscete, quello in video è il nostro Lorenzo Falchi, il Sindaco di Sesto Fiorentino.
Dopo 35 anni è riuscito a chiudere il campo rom di Sesto ieri, senza clamori, senza ruspe, senza chiacchiere, ma con un lavoro di inclusione e accoglienza silenzioso, con l’individuazione di soluzioni abitative per 75 persone, che ha avuto effetto.
Loro ruspe e violenza, noi intelligenza e umanità.
Grazie Lorenzo

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Il no del sindaco di Piombino alla cittadinanza onoraria alla senatrice Segre

Che in una città come Piombino, medaglia d’oro al Valor Militare per una delle prime battaglie della Resistenza contro i nazisti, il sindaco di FdI si metta ad urlare, come ha fatto ieri, che la proposta della cittadinanza onoraria a Liliana Segre è una provocazione, dà l’idea di come siamo messi in questo Paese.
Parole banali ma al contempo terribili, che evidentemente nascondono semplicemente la nostalgia mai dimenticata per il Ventennio.
Una ragione in più per sostenere la proposta dell’opposizione di sinistra in quella città contro chi vuole offuscare la Memoria del nostro passato.
A questo punto però forse sarebbe opportuno e giusto che invece di Fratelli d’Italia si chiamassero Fascisti d’Italia.
Ps: gentile sindaco, Liliana Segre è senatrice a vita, non deputata come lei l’ha definita.
Studiare la storia recente e passata fa sempre bene a qualunque età…

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Balotelli, razzismo e Ilva. Ci prova sempre Salvini

Ci prova sempre Salvini. E forse quasi sempre ci riesce, visti i sondaggi. Prova a distogliere l’attenzione dalle cose vere e le mescola con le bugie, le credenze.
L’ultima frase, potente, è “vale 10 volte di più un operaio dell’ILVA che Balotelli”.
Che tradotto significa “è inutile perdere tempo a parlare di un calciatore miliardario bambino viziato e del razzismo, quando c’è il dramma degli operai dell’ILVA in corso che rischiano il lavoro”.

Grande idea! In un colpo solo Salvini liscia il pelo al razzista, lo protegge e contemporaneamente accarezza l’immaginario della sinistra, facendo credere che lui si occupa e preoccupa del lavoro e degli operai.
C’è però un punto che va analizzato: rispetto agli episodi di razzismo che stanno accadendo, non è di Balotelli che si parla, ma del Paese. Non è di Balotelli calciatore che si discute, ma di Balotelli con la pelle nera, nato in Italia e discriminato. Potremmo parlare di Liliana Segre, finita sotto scorta.
Potremmo parlare del bambino di 10 anni che durante la partita Desio – Sovicese, appena tre giorni fa, si è sentito urlare “negro di merda” dalla mamma di un bimbo che giocava nella squadra avversaria.
Oppure dei cori discriminatori della curva della Roma nei confronti dei napoletani, o dei veronesi contro i leccesi qualche settimana fa. I temi sono sempre i soliti, se non sei negro sei terrone e il Vesuvio deve eruttare per ingoiarsi tutta Napoli.
Ecco, quanto vale un bambino di 10 anni? Quanto valgono il suo orgoglio, la sua serenità?

Non è di Balotelli che si parla, quindi, ma del veleno che sta corrodendo le vene di questo paese impaurito.
Non ci casco, Salvini. A te degli operai non frega nulla, visto per altro che l’unica tua proposta è dare carta bianca al padrone Arcelor Mittal, che vuole mandare a casa 5.000 operai.

Non ci casco, considerando come da ministro hai impedito ai lavoratori della Lukoil di Siracusa di protestare, perché la proprietà dell’azienda è dei russi….
Non ci casco. Continueremo a batterci e a raccontare verità.

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Parole chiare: quello di Arcelor Mittal è un ricatto

 

Noi abbiamo sempre ritenuto un errore lo scudo penale e alla proprietà dell’azienda era chiaro sin dai primi di settembre che si sarebbe proceduto a eliminare una clausola dell’accordo, siglato dai governi precedenti, che garantiva ad Arcelor un privilegio, sulla pelle di lavoratori e cittadini di Taranto.
Perché hanno deciso di rescindere ora il contratto, e soprattutto, quali condizioni ulteriori e peggiorative chiedono al governo per proseguire con la produzione?
Lo scopriremo presto, ma mi pare evidente che ancora una volta si provi a prendere per il collo le istituzioni e la politica, per piegarle agli interessi privati.
A questo punto, se è vero che l’acciaio è un asset fondamentale per la strategia produttiva del Paese, e se è vero che la città di Taranto e i lavoratori dell’Ilva meritano di vivere in condizioni di tutela rispetto agli effetti della produzione, è giunto il momento che sia lo Stato a farsi carico della vicenda, con decisione e tempestività.
Si assuma il controllo della fabbrica e si faccia ciò che chiediamo, inascoltati, dal 2012: una valutazione dell’impatto e del rischio sanitario, per verificare quali siano le migliori tecnologie esistenti e quali siano i livelli di produzione compatibili con il diritto alla salute della città.
Nessun privato avrà come obiettivo la salute pubblica, visto che è già dimostrato che si tende a massimizzare i profitti, in barba a tutto il resto.
Tocca allo Stato decidere, se smettere con la produzione di acciaio, o nazionalizzare la produzione e fare tutto ciò che occorre per il rispetto della città.
Ps: Salvini che fa il sovranista e sta già con il cappello in mano davanti ad una multinazionale, per fargli fare quello che vuole sulla pelle di operai e cittadini è ridicolo, oltre che dannoso.

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Emergenza casa, 1 miliardo di euro nelle casse di Cassa Depositi e Prestiti

Grazie a una nostra interrogazione abbiamo scoperto che c’è 1 miliardo di euro nelle casse di Cassa Depositi e Prestiti, disponibile da molti anni per l’edilizia popolare e mai utilizzati, per contenziosi e litigi fra Regioni e Comuni.
Un patrimonio derivante da fondi ex Gescal, composto dai contributi di centinaia di lavoratori del programma Ina-Casa.

È assurdo nel Paese con oltre 50.000 sfratti all’anno e con 650.000 famiglie in graduatoria per un alloggio popolare. Poi accadono guerre fra poveri, occupazioni e sgomberi forzati, quando basterebbe utilizzare le risorse che ci sono per rimettere a posto il patrimonio edilizio esistente e dare risposte immediate a chi aspetta un tetto da troppi, troppi anni.

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Sulla lotta all’evasione fiscale sto con Conte

Sulla lotta all’evasione sto con il presidente Conte. In tutta onestà non capisco come si possa considerare secondario o non urgente un tema che ha a che fare con il futuro del nostro Paese, con la sostenibilità economica e con la tenuta sociale.

Le forze politiche continuano a balbettare in maniera incomprensibile, oppure si attestano in difesa della libera circolazione del contante, come se utilizzare 3mila euro in contanti sia un insopprimibile diritto di libertà.

Ma ci rendiamo conto che viviamo nel Paese dei 190 miliardi di euro di evasione l’anno e di un condono ogni tre anni? Basta, non se ne può più. E non ne possono più i cittadini onesti di contribuire al funzionamento dei servizi anche per coloro che si sottraggono dal compito e fanno scappare via i soldi.

Non ne possono più gli operai di sapere dall’Istat che un gioielliere o il loro datore di lavoro o un professionista affermato, dichiarano allo Stato meno di loro, ogni anno.

Le argomentazioni che Pd, M5S e Italia Viva stanno usando per bloccare una lotta fondamentale sono francamente incomprensibili e speciose. E francamente non comprendo come il M5S possa da un lato chiedere il carcere per i grandi evasori (giustamente, aggiungo, visto che una evasione è un furto) e dall’altro opporsi all’abbassamento da 3.000 a 1.000 dei pagamenti in contanti.

Per altro si fa confusione rispetto ai pagamenti elettronici e alle commissioni bancarie. Vanno rimesse a posto un po’ di questioni, perché altrimenti si fa ‘ammuina’ e non ci si capisce più nulla.

Il pagamento elettronico deve diventare la norma in un Paese che guarda al futuro, così come accade ormai da tempo in molti altri Paesi europei. Certo è che vanno eliminate le commissioni bancarie per ogni pagamento, altrimenti è evidente che ci guadagnano le banche da un provvedimento simile. Visto che su questo siamo tutti d’accordo, mi chiedo, a questo punto: cosa si aspetta a convocare i vertici dell’ABI per risolvere una volta per tutte questa storia?

E però, la vicenda del pagamento elettronico non ha nulla a che fare con l’abbassamento della soglia del contante utilizzabile per i pagamenti. Insomma, smettiamola di prenderci in giro e di prendere in giro gli italiani: chi è che ha la necessità di pagare un acquisto importante, come è un acquisto da oltre 1.000 euro, solo con il contante? Per oltre il 90% degli italiani gli acquisti oltre i 1.000 euro avvengono pochissime volte in un anno, sulla base del reddito disponibile. Di che parliamo?

E’ evidente che dietro questa storia della libertà di utilizzo del contante per acquisti importanti si nasconde, quindi, un messaggio subdolo ma chiaro, che l’irresponsabilità di certa politica ha sempre lanciato al Paese, per allisciarne il pelo e solleticare i peggiori istinti: ovvero, fate quello che vi pare, contribuire al buon andamento dello Stato è sbagliato e fa anche un po’ “sfigato” pagare correttamente tutto ciò che c’è da pagare.

E’ questo messaggio che bisogna cambiare, subito. E’ l’impianto culturale che ha portato l’evasione a 190 miliardi l’anno che va cambiato alla radice. Bisogna avere il coraggio di dire che le tasse sono un investimento pubblico sul futuro, sapendo che se tutti pagassero ciò che devono sarebbe davvero possibile abbassarle. Perché senza la contribuzione generale non avremo più ospedali pubblici, ambulanze, scuole.

O un governo che invoca la discontinuità trova questo coraggio e imposta una vera e propria rivoluzione culturale, oppure non riuscirà a trasformare la società, nel senso dell’equità e della giustizia sociale. Che poi è ciò che davvero manca in questo Paese.

Coraggio, quindi, presidente Conte. Proviamo a fare questa rivoluzione.