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La vendita delle fregate all’Egitto non è ancora conclusa? Allora non si concluda l’affare

Oggi replicando alle parole del ministro degli esteri, nell’Aula di Montecitorio, nel corso del question time sull’interrogazione di Leu ho dichiarato che prendendo atto di una cosa che il ministro degli Esteri ha detto in questa Aula e che ritengo importante: cioè che la vendita di quelle fregate non è ancora conclusa, e che l’iter è in corso. Bene allora, on. Di Maio lo dico a lei e tramite lei a tutto il governo a cominciare dal presidente del consiglio, non si concluda quella vendita, si ripensi rapidamente a questa operazione di armamenti verso il regime egiziano. Solo così sarebbe una scelta di dignità e di buonsenso per il nostro governo e per il nostro Paese.

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Investire sulla Scuola, subito!

Investire sulla Scuola, subito!

Servono investimenti sulla Scuola, subito.La pandemia ha reso nuovamente centrale la Scuola nel dibattito pubblico e politico italiano. Il decreto Scuola ha lasciato molte questioni aperte. È il momento però di intervenire, di finanziare il sistema formativo, di dire alcuni basta. Basta alla didattica a distanza, basta alle cosiddette classi pollaio, al ridimensionamento scolastico, al personale del tutto insufficiente. Ho presentato alcuni emendamenti al Decreto Rilancio, che consentirebbero una riapertura di anno scolastico dignitosa. Per fare in modo che la Scuola torni Scuola e che si stia tutti in classe, a settembre.Ascoltate il mio intervento di oggi.

Posted by Nicola Fratoianni on Friday, 5 June 2020

Servono investimenti sulla Scuola, subito.
La pandemia ha reso nuovamente centrale la Scuola nel dibattito pubblico e politico italiano. Il decreto Scuola ha lasciato molte questioni aperte.
È il momento però di intervenire, di finanziare il sistema formativo, di dire alcuni basta. Basta alla didattica a distanza, basta alle cosiddette classi pollaio, al ridimensionamento scolastico, al personale del tutto insufficiente.
Ho presentato alcuni emendamenti al Decreto Rilancio, che consentirebbero una riapertura di anno scolastico dignitosa. Per fare in modo che la Scuola torni Scuola e che si stia tutti in classe, a settembre.
Ascoltate il mio intervento di oggi.

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Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. Adesso è il momento del coraggio

Il tema della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario diventa finalmente centrale nella discussione su come riorganizzare il sistema produttivo italiano, nella convivenza forzata con il Covid19. La proposta, infatti, non arriva dal solito Fratoianni, ma dalla Task Force innovazione, che sta lavorando per il Ministero del Lavoro nell’individuare le modalità più sicure e migliori con le quali far ripartire il sistema economico e produttivo italiano.

L’idea è molto semplice e merita attenta valutazione: la difficoltà di organizzare la produzione con un elevato livello di prossimità fra lavoratori, condizione cui per decenni siamo stati abituati, richiede un di più di cautela e uno sforzo di riorganizzazione delle forme, per poter tenere nella massima sicurezza i lavoratori impegnati nei processi produttivi. Anche la scarsa reperibilità di dispositivi di protezione individuale, come anche il difficile utilizzo dei dispositivi in alcuni particolari contesti produttivi, suggerisce soluzioni diverse e innovative.

Per questo, la Task Force ha proposto al governo di ridurre l’orario di lavoro, con turnazioni, mantenendo gli stessi salari previsti dai contratti. Si nota, dalle raccomandazioni della task force, come persino sul piano economico sarebbe meno oneroso e più conveniente per le casse dello Stato, intervenire sul salario dei lavoratori, aiutando le imprese a ridurre l’orario e impostare le turnazioni, piuttosto che continuare a intervenire con settimane di cassa integrazione, che dovrebbero inevitabilmente essere prolungate.

Non solo per ragioni che hanno a che fare con il calo della domanda e degli ordinativi, ma anche proprio per rispettare le misure di distanziamento sociale e di sicurezza all’interno dei luoghi di lavoro.

Mi auguro che la proposta della task force abbia la dignità che merita. Che venga valutata, discussa, approfondita con le organizzazioni sociali e con le forze politiche. Avevo già depositato una proposta di riduzione di orario di lavoro, a parità di salario, circa un anno fa. È ancora disponibile in Parlamento. La metto a disposizione della discussione e del governo, per arrivare all’obiettivo nel più breve tempo possibile.

C’è bisogno di pensare e costruire un mondo nuovo, soprattutto in questa drammatica fase di convivenza con il virus. E partire dalle modalità con cui è organizzato il lavoro nel nostro Paese, mi pare il giusto approccio. Anche perché, le dinamiche produttive investono in primo luogo direttamente anche l’organizzazione dei tempi di vita e di relazione, e quindi di fatto le difficoltà che molte famiglie stanno riscontrando nella gestione dei figli e degli affetti.

E in secondo luogo, una riduzione dell’orario di lavoro avrebbe effetti positivi sul decongestionamento dei mezzi di trasporto pubblici, che sono uno dei principali nodi da affrontare nella battaglia al virus, per contenere il contagio. È il momento di confrontarci e di costruire il mondo nuovo di cui abbiamo bisogno.

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Servono misure straordinarie per gli artisti

Era un rischio, ora è quasi certezza. Dopo oltre un mese di misure sacrosante di lockdown migliaia di artisti, lavoratori della cultura e dello spettacolo sono in attesa di comprendere cosa ne sarà della loro attività e del loro lavoro.

È evidente a tutti che la giusta indennità corrisposta per affrontare l’emergenza, non è sufficiente se come pare la Fase 2 non prevede nell’immediato la riapertura dei luoghi di spettacolo e di produzione di cultura.

È il tempo di ricercare soluzioni serie e innovative per evitare che il nostro Paese disperda un enorme patrimonio di conoscenza. Dietro i colpi di questa crisi rischiamo seriamente di disperdere almeno un paio di generazioni di artisti. Uno spreco che l’Italia non può permettersi.

Ho letto la proposta di una Netflix della cultura da parte del ministro Franceschini. È un’idea quella di utilizzare le piattaforme tecnologiche e l’immateriale per la fruizione, lì dove è impossibile il contatto per un lasso di tempo al momento non quantificabile.

Credo, però, che ci sia bisogno di agire subito almeno su due versanti, per poter garantire sostegno e continuità non solo alla fruizione del prodotto artistico, ma anche alla produzione e alla creazione artistica. Se si fermano creatività, ricerca e produzione si ferma l’anima più profonda del movimento culturale italiano. E perdono completamente senso il ruolo e la funzione sociale dell’artista.

Per evitare che questo accada bisogna agire su due fronti, utilizzando l’emergenza come momento rifondativo. Innanzitutto, serve continuità di reddito. Gli artisti ricevano dallo Stato un “reddito d’arte” per il lavoro che hanno svolto e che devono continuare a svolgere.

Potremmo definirla un’azione di mecenatismo di Stato, ritenendo imprescindibile e insostituibile la funzione sociale della cultura. Continuo a parlare non a caso di funzione sociale e pubblica della cultura, proprio per ridisegnare il paradigma cui siamo stati abituati in questi lunghi anni in cui la cultura aziendalista ha pervaso ogni aspetto della vita sociale del Paese, per cui persino arte e cultura sono state misurate con i criteri della produttività.
Bisogna cambiare punto di vista, se vogliamo salvarci oggi per crescere domani.

Con un Reddito d’Arte consentiremmo agli artisti di continuare a studiare, approfondire, ricercare nuovi linguaggi, creare e produrre. Consentiremmo loro, insomma, di utilizzare questo momento di sospensione per continuare a lavorare e prepararsi poi alla ripresa, magari con produzione nuove e con forme innovative.

Infine, dovremmo fare di tutto perché nei mesi estivi si svolga la stagione culturale che in forma capillare e diffusa è presente su tutto il territorio italiano.
Sostenere con finanziamenti specifici le migliaia di festival e di eventi estivi all’aperto di piccola e media entità che sono allo stesso tempo l’anima e lo scheletro della cultura e dello spettacolo in Italia, che per poter svolgere le loro attività si troveranno ad affrontare nuovi e ingenti costi di adeguamento e di gestione degli spazi in base alle nuove normative.

Utilizziamo il tempo a disposizione per testare e ragionare sui luoghi dello spettacolo dal vivo del futuro. La situazione è inedita e servono misure straordinarie.

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Dall’Albania e da Edi Rama lezione all’Europa

Dall'Albania e da Edi Rama lezione all'Europa.

"E' vero che tutti sono rinchiusi nelle loro frontiere e anche paesi ricchissimi hanno girato la schiena agli altri, ma forse esattamente perché noi non siamo ricchi, ma nemmeno privi di memoria, non ci possiamo permettere di non dimostrare all'Italia che gli albanesi e l'Albania non abbandonano mai l'amico in difficoltà."Le parole del premier albanese Edi Rama sono un vero e proprio schiaffo morale alle retoriche nazionaliste di questi anni e a tutti quelli che ancora oggi in Europa si ostinano a rinchiudersi e a non voler disegnare uno scenario nuovo, di solidarietà fra i popoli. Grazie Edi Rama, grazie Albania. Ecco il mio intervento di stamattina ad Agorà su Rai3.

Posted by Nicola Fratoianni on Monday, 30 March 2020

 

E’ vero che tutti sono rinchiusi nelle loro frontiere e anche paesi ricchissimi hanno girato la schiena agli altri, ma forse esattamente perché noi non siamo ricchi, ma nemmeno privi di memoria, non ci possiamo permettere di non dimostrare all’Italia che gli albanesi e l’Albania non abbandonano mai l’amico in difficoltà.
Le parole del premier albanese Edi Rama sono un vero e proprio schiaffo morale alle retoriche nazionaliste di questi anni e a tutti quelli che ancora oggi in Europa si ostinano a rinchiudersi e a non voler disegnare uno scenario nuovo, di solidarietà fra i popoli.
Grazie Edi Rama, grazie Albania.
Ecco il mio intervento di stamattina ad Agorà su Rai3.

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Mai più scuola come costo sociale da comprimere

La scuola italiana ha reagito all’emergenza, grazie ai docenti e ai ragazzi.
Ma pesano le diseguaglianze. Per il prossimo anno scolastico provvedimenti per il diritto allo studio. Contributi per i Tablet e comodato d’uso gratuito per i libri di testo.

In questo momento tre quarti della popolazione studentesca mondiale non va più a scuola. In alcune aree del mondo questa sospensione significa perdere anche l’unico pasto garantito della giornata. Solo nel nostro Paese sono 8 milioni gli studenti, ragazzi, adolescenti e bambini che, da un giorno all’altro hanno interrotto il loro percorso formativo.

La nostra scuola, a tutti i livelli ma soprattutto grazie alla passione dei suoi docenti ha reagito. Lo ha fatto nell’unica forma possibile, sperimentando innovazione anche senza averne pienamente gli strumenti. La didattica a distanza, lungi dal poter sostituire la complessità dell’esperienza formativa che, è bene ricordarlo, al netto di ogni necessario investimento sull’innovazione tecnologica e digitale, è fatta anche di corpi, ha tuttavia lenito l’impatto di questo tsunami.

Se rivolgiamo lo sguardo a queste settimane quello che vediamo è ancora una volta l’insieme di fattori di segno diverso e su cui sarà bene non smettere di riflettere pensando a ciò che sarà dopo.

Da un lato infatti, l’emergenza rivela l’incredibile creatività che la più importante infrastruttura civile del Paese è in grado di sprigionare. Dall’altro, appare con forza il limite di una storia che negli ultimi anni ha ridotto la scuola, come troppi altri aspetti fondamentali della nostra vita (pensate alla sanità), a un costo da ridurre, comprimere, tagliare.

E ancora, in questa emergenza scorrono potenti le immagini di un caleidoscopio di diseguaglianze che attraversano la nostra società e colpiscono ragazzi e bambini in modo ancor più forte. Chi non ha un computer e a volte nemmeno un telefonino disponibile, chi non ha una connessione stabile, o semplicemente una connessione, rischia di restare ancora più indietro. Così come accade per i ragazzi con disabilità che, privi di un sostegno già troppo esiguo a cose normali, subiscono in modo ancor più drammatico gli effetti di questa crisi.

Oggi occorre innanzitutto ringraziare la scuola italiana per quello che sta facendo, per lo sforzo messo in campo, a cominciare da quello per nulla scontato dei docenti. Ma, è altrettanto chiaro, tutto questo non sarà sufficiente per metterci al riparo dalle conseguenze di quello che sta succedendo sul piano formativo.

Abbandono scolastico, analfabetismo funzionale, deprivazione formativa e nuovi problemi legati alle conseguenze psicologiche di quello che abbiamo chiamato distanziamento sociale e che picchia ancor più duramente su alcune fasce di età, sono alcune delle questioni cruciali che ci troveremo ad affrontare in quella che si annuncia come una delle più gravi emergenze educative che questo Paese abbia mai vissuto, pari forse solo alla lotta all’analfabetismo del dopoguerra.

Per affrontarla servirà dunque un grande piano. E, subito, una rottura con il discorso pubblico che ha dominato la discussione su scuola e formazione in questi anni. Scuola come fondamentale laboratorio di costruzione della democrazia e di una cittadinanza critica e consapevole, mai più scuola come costo sociale da comprimere.

E allora, nella discussione che abbiamo davanti su come fronteggiare l’impatto drammatico dell’emergenza sanitaria sull’economia del Paese, sul lavoro e sul reddito degli italiani e delle italiane la scuola deve occupare un posto centrale. Serviranno investimenti massicci e, appunto, un cambio di mentalità, ma intanto, qui e ora in vista del prossimo anno scolastico ci sono alcune cose che si possono fare e che rappresenterebbero un primo segnale importante.

Primo: serve un grande piano straordinario di assunzioni che vada ben oltre i 24.000 posti dello straordinario, che porti in classe sin dall’avvio del prossimo anno i docenti di sostegno in ruolo e non solo loro, valorizzando le professionalità che sono nelle graduatorie di merito, a esaurimento e nella terza fascia con tre anni di servizio.

 

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Coronavirus, servono misure straordinarie per sostenere il reddito delle persone

Insisto, servono misure straordinarie per sostenere il reddito delle persone.Basta fiscal compact, basta patto di stabilità.Servono ulteriori risorse per garantire reddito è una vita dignitosa anche a coloro che sono rimasti fuori dal decreto Cura Italia.

Posted by Nicola Fratoianni on Wednesday, 18 March 2020

Insisto, servono misure straordinarie per sostenere il reddito delle persone.
Basta fiscal compact, basta patto di stabilità.
Servono ulteriori risorse per garantire reddito è una vita dignitosa anche a coloro che sono rimasti fuori dal decreto Cura Italia.