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Serve legge per vietare finanziamenti aziende a partiti. Pronta proposta di legge, Parlamento la approvi

E’ necessaria una legge che vieti in modo assoluto a qualunque impresa o società che abbia rapporti con la pubblica amministrazione di finanziare in qualsiasi modo la politica: lo dicevo esattamente un anno fa, dopo l’ennesimo scandalo di imprenditori che finanziavano partiti per avere appalti. A leggere oggi le cronache siamo di nuovo daccapo…

Nei prossimi giorni ripresenteremo quella proposta di legge, e ci auguriamo che il Parlamento la approvi al più presto. Sarebbe uno strumento utile per intervenire a monte su fenomeni corruttivi che si ripresentano con impressionante regolarità.

interviste

Sui migranti governo banditesco, ma il Pd ha aperto strada a deriva di destra

 

La mia intervista a Fanpage.it dove ho parlato di migranti e di Flat Tax. Ma anche del futuro possibile della sinistra in Italia ho ribadito che se Liberi e Uguali si infilerà in una discussione incentrata sulle alleanze allora non farà molta strada se invece sceglie di aprirsi alle nuove forme della partecipazione ed a scelte e svolte radicali allora potremmo dare un contributo.

 

articoli

Altro che predelle, la scuola deve diventare centrale nel nostro paese

I consigli di Ernesto Galli della Loggia per modificare la scuola, pubblicati nei giorni precedenti dal Corriere della Sera, hanno alla base l’idea che alla perdita di autorevolezza dell’istituzione scuola si possa rispondere con una forma strisciante e anche un po’ grottesca di autoritarismo.

E per altro, mi pare non tenga in nessun conto le cause che hanno progressivamente condotto alla perdita di importanza e di centralità della scuola e dell’insegnamento (anche universitario, sia chiaro) nella società italiana.

Non servono a nulla le pedane. Non è sollevando gli insegnanti di qualche centimetro da terra rispetto agli studenti che gli si conferisce quel ruolo che hanno perduto. Non è imponendo ai ragazzi di alzarsi in piedi in forma di saluto ossequioso che si possa pensare di fermare la deriva di insulti e delegittimazione del corpo docente. Non è mutilando le minime residuali forme di democrazia interna alle scuole attraverso l’espulsione delle famiglie dagli organi collegiali che si restituisce alla parola degli insegnanti e della scuola il peso sacrosanto.

Anche perché, vorrei segnalare a Galli della Loggia, già da tempo sono stati introdotti con le diverse controriforme elementi striscianti di autoritarismo: si può leggere diversamente la piena discrezionalità dei dirigenti scolastici sulla scelta degli insegnanti, introdotta dalla buona scuola di Renzi?

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Coraggio da LeU. Noi ci siamo ma servono prospettive, idee e punti di vista chiari

Quando arrivano sollecitazioni come è la petizione Coraggio da LEU, è un obbligo rispondere per chi ha qualche responsabilità nella costruzione di un percorso.
Concordo con le argomentazioni proposte nel documento. Segnano la necessità di una discontinuità rispetto al passato più o meno recente, non più rinviabile.
La petizione chiede coraggio. Coraggio nelle scelte, innanzitutto, che non possono non tenere conto delle ragioni per le quali si è arrivati alla condizione attuale.
Va detto con altrettanto coraggio e altrettanta chiarezza che LEU era nata con le migliori intenzioni, ma si è scontrata subito con un‘impostazione sbagliata, ancora al passato.
Anche qualche mese fa era il tempo del coraggio: si sarebbe dovuto scompaginare il quadro, assumere un piglio più deciso non solo nella comunicazione politica, ma nei temi e nelle proposte.
E ancora oggi è il tempo del coraggio, sapendo che non esistono scorciatoie, pur di fronte a un governo che oscilla fra un’ossequiosa benevolenza nei confronti dei ceti economici benestanti e la furia cieca verso gli emarginati. I nodi verranno presto al pettine.
E invece, ancora oggi scontiamo difficoltà, perché ci sono differenti punti di vista su ciò che sta accadendo nel nostro paese e in Europa e su ciò che c’è da fare.
Basti pensare a quello che stava per accadere poco prima della formazione del nuovo governo giallo-verde: ci saremmo divisi sul voto di fiducia a Cottarelli e ci saremmo divisi poi fra chi voleva riproporre un’alleanza con il Partito Democratico, come se nulla fosse accaduto (o come se tutto fosse magicamente e d’improvviso cambiato) e chi, come me e altri, pensa che ci sia maledettamente bisogno di costruire un’identità, con un’alternativa forte, e che crede che il problema da affrontare stia sempre nel merito delle questioni e non nei presunti album di famiglia, con le foto ormai sbiadite.
Non ci si salva con operazioni politiciste.
Penso che in molti territori ciò che serve ci sia già: si governa o si fa opposizione, ma con prospettive, idee e punti di vista chiari. E un partito lo si fa su idee, visione del mondo e prospettive chiare, non per offrire scialuppe di salvataggio improbabili.
Per cui discutiamo. Se la base della discussione è questa, ci sono.
È ora però, che tutti dicano con chiarezza e con coraggio, appunto, quel che pensano e cosa intendono fare.

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Nel nostro paese c’è un problema generazionale

Pensioni, chi pensa ai più giovani?

Un provvedimento come quota 100 è sacrosanto, perché consente a chi ha lavorato per 40 anni di andare in pensione. Se il governo proporrà questa misura bisognerà confrontarsi, pur stando all'opposizione.Però voglio sottolineare che in questo paese c'è una enorme questione generazionale: per l'effetto della Fornero e anche per quota 100, i più giovani rischiano di non vedere mai una pensione. Su questo punto darò battaglia e avanzerò proposte.Ascoltate il mio intervento di ieri su DiMartedì.

Pubblicato da Nicola Fratoianni su mercoledì 6 giugno 2018

 

Un provvedimento come quota 100 è sacrosanto, perché consente a chi ha lavorato per 40 anni di andare in pensione. Se il governo proporrà questa misura bisognerà confrontarsi, pur stando all’opposizione.
Però voglio sottolineare che in questo paese c’è una enorme questione generazionale: per l’effetto della Fornero e anche per quota 100, i più giovani rischiano di non vedere mai una pensione.
Su questo punto darò battaglia e avanzerò proposte.

Ascoltate il mio intervento di ieri su DiMartedì.

articoli

Caro Di Maio, ti scrivo di Sacko

Caro Luigi Di Maio,

voglio scriverti di Soumayla Sacko. Un ragazzo del Mali, di 29 anni, bracciante nei campi in Calabria e rappresentante sindacale. È stato barbaramente ucciso con un colpo di fucile alla testa, mentre stava cercando lamiere in una fabbrica abbandonata, per poter completare la sua baracca nel ghetto in cui stava con altre centinaia di braccianti, a ridosso dei campi.

Certo, il tuo ufficio stampa ti avrà fatto un quadro della vicenda. Ma voglio raccontartela ugualmente perché non ho sentito una parola a riguardo da parte tua, in qualità di ministro del Lavoro.
Perché c’è una cosa che va chiarita, prima di tutte le altre: Sacko probabilmente è stato ucciso perché nero. Ma di certo, Sacko è stato ucciso perché sindacalista, bracciante a 15 euro al giorno, nuovo schiavo nei ghetti di lamiere, cartoni, polistirolo e aste di legno.
Sacko è stato ucciso da un colpo di fucile, su cui bisogna indagare con la massima attenzione, alla ricerca della verità, ma è morto di sfruttamento del suo lavoro e delle sue condizioni di vita da schiavo.
Sacko è morto di caporalato. Perché c’è una verità amara, che in pochi raccontano e che il ministro dell’Interno, tuo importante partner di governo, finge di non vedere: l’immigrazione ha sempre a che fare con le dinamiche economiche di una società, e sempre meno con una questione di “ordine pubblico”, di “decoro”, etc. Il ministro dell’Interno la chiama “pacchia“.

Lo sfruttamento delle vite e del lavoro di questi ragazzi produce condizioni sociali terribili.

interviste

Il Fronte repubblicano? Fatto così è sbagliato. Noi saremo disertori

Intervista al Manifesto a cura di Daniela Preziosi. Il segretario di Sinistra italiana: non ci arruoleremo in difesa dell’establishment. Non siamo «no euro», ma così si gonfiano le vele alle destre. Rispetto per Mattarella, anche se non ne convido le scelte. Ma chi convoca manifestazioni di piazza a sostegno del presidente lo trascina nella contesa. Il Pd ci ripensi . Spero che Liberi e uguali non si divida. Ma fra la difesa del fascismo e la difesa dei mercati noi abbiamo un piano C: la battaglia per un’Europa di diritti e uguaglianza

Nicola Fratoianni (segretario di Sinistra italiana, ndr), il Pd vi chiama a un «fronte repubblicano». Da cosa volete difendere il Paese?

Se la sfida è costringere ognuno di noi a rimettere in discussione il proprio recinto, sono pronto. Ma questo deve significare rimettere in discussione le ragioni che hanno condotto Lega e M5S al risultato clamoroso del 4 marzo. O siamo in grado di fare una proposta che non si rassegni alla gabbia dei mercati, per la quale il voto democratico ormai è uno strumento marginale, e senza rifugiarsi nello spazio nazionale segnato dal rigurgiti neofascisti; oppure qualsiasi ipotesi frontista sarà una risposta utile solo a gonfiare le vele alla destra. Ci vuole un’alternativa chiara. Carlo Calenda si rivolge «a chiunque non voglia uscire dall’euro»: detto così inevitabilmente diventa il fronte dell’establishment contro chi ha subìto di più gli effetti della crisi. Sbaglia. E non funzionerà.

Perché invece non lo considera un fronte a difesa degli istituti repubblicani, così maltrattati dal M5S? Oppure a difesa dei risparmiatori italiani a cui si è riferito Mattarella?

Il presidente della Repubblica è stato oggetto di attacchi inaccettabili. La richiesta di impeachment era ridicola. Altro è il giudizio politico sulle sue scelte: sbarrare la strada alla nomina del professor Savona ha consegnato un’arma di propaganda a Lega e 5 stelle: l’idea che il governo non sia nato a causa della «dittatura dei mercati». Ma chi convoca manifestazioni di piazza a sostegno del presidente lo trascina nella contesa politica. È grave e pericoloso. Invito il Pd a ripensarci.

Sinistra italiana dunque diserta il fronte repubblicano?

Se il fronte avesse le caratteristiche che dice Calenda, noi non ci saremo. Propongo un fronte diverso: di chi diserta l’arruolamento coatto per una guerra insensata i cui termini sono inaccettabili. Se da un lato c’è il fascismo che monta e dall’altro c’è la difesa dei mercati finanziari e la diseguaglianza, noi proponiamo a tutti i disertori di organizzare una proposta che smonti le cause per cui la destra ha vinto. Che tenga insieme la democrazia, i diritti, la libertà. E la prospettiva dell’Europa, battendosi contro le politiche che hanno dato forza alle destre.

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Aprire una discussione vera. Servono scelte chiare e riconoscibili

Sabato 26 maggio ho partecipato all’Assemblea di Liberi e Uguali  e ho ribadito che dobbiamo aprire fra noi una discussione vera se vogliamo trasformare Liberi e Uguali in un partito. Ma un partito è un’idea, non un processo burocratico, non una conta tra gruppo dirigenti. Apriamo da oggi un percorso largo e democratico che consenta a tutti e a tutte di discutere e decidere. Cominciamo dal cercare di capire come coinvolgere i più deboli, le periferie, le classi popolari, perché ad oggi essi non capiscono le nostre parole. Qui il mio intervento.

 

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Schiavismo, non lavoro

A Terlizzi, in provincia di Bari, l’ennesimo call center che sfrutta i lavoratori.
Hanno stracciato un contratto buono per i dipendenti firmato appena un anno fa, per imporne un altro molto più duro, con paghe più basse (quasi a cottimo) e senza sufficienti tutele.
Inoltre su 220 dipendenti ne hanno lasciati a casa 190.
La giungla dei contratti firmati da non si capisce bene chi alla fine danneggia sempre chi lavora.
Per altro, Cellulopoli (questo il nome dell’azienda) ha ancora due commesse importanti: TIM e Fastweb.
Cosa dicono i due colossi della comunicazione? Hanno intenzione prima o poi di controllare le condizioni di lavoro nelle aziende cui appaltano i loro servizi? Oppure preferiscono incassare con la competizione al ribasso?
Di tutto questo chiederò conto al Ministro del Lavoro.
È intollerabile che ci sia chi specula in questo modo sul lavoro delle persone.

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Cooperiamo per l’alternativa

Ora abbiamo bisogno di incontrarci in maniera più ampia, noi tutti che abbiamo contribuito alla campagna elettorale di Liberi e Uguali: per confrontarci su come cambiare e correggere gli errori del passato, discutere di quanto sta accadendo e definire insieme il percorso per il nostro impegno politico presente e futuro. E lo faremo nell’assemblea
nazionale aperta di Liberi e Uguali, che si terrà sabato 26 maggio, presso il Centro Congressi Rome Marriott Park Hotel.