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Ci aspetta un anno intenso. Per questo vi chiedo di aderire a Sinistra Italiana

Car* compagn*,

come annunciato alla Direzione Nazionale abbiamo deciso di rilanciare con convinzione la campagna di tesseramento a Sinistra Italiana per il 2019. Non lo facciamo per puro fatto liturgico, siamo consapevoli di tutti i limiti dell’attuale modello di organizzazione, lo facciamo perché abbiamo bisogno di attraversare la fase che ci aspetta con coesione, slancio, entusiasmo e forza. Abbiamo bisogno di ognuna e ognuno di noi, di tutta l’intelligenza possibile, di curiosità, di braccia, gambe e sorrisi. Abbiamo bisogno di confrontarci e riconoscerci. La nostra comunità, seppur delicata e fragile, si è contraddistinta sempre per la sua generosità estrema, siamo nati con la consapevolezza di essere fondamentali ma mai autosufficienti. Avevamo l’obiettivo di costruire una sinistra larga, autonoma e plurale all’altezza della sfida del presente e non vogliamo minimante rinunciare a questa aspirazione.

Come sapete abbiamo alle spalle un anno complesso, segnato dalla sconfitta elettorale e dal fallimento del tentativo messo in campo con Liberi e Uguali. Tentativo generoso che ci ha permesso di riportare una piccola pattuglia in parlamento ma che purtroppo ha manifestato fin da subito l’impossibilità di trasformarsi in soggetto politico per evidenti diversità di analisi sulla fase e sulla prospettiva.

Abbiamo messo a dura prova la nostra tenuta politica e organizzativa, siamo stati attraversati da un dibattito interno acceso e dalla difficoltà di trovare una strada che mantenesse inalterato l’obiettivo di costruire l’alternativa all’attuale assetto di potere e dominio delle destre e delle tecnocrazie.

Perciò rilanciare Sinistra Italiana oggi non vuol significare in nessun modo rinchiuderci nella nostra piccola fortezza assediata, tutt’altro vogliamo ancora di più metterci tutte e tutti a disposizione di un percorso più largo, unitario, democratico e plurale.

Le elezioni Europee sono alle porte e il confronto avviato da alcune settimane con altri partiti e associazioni è ormai pronto a manifestarsi esplicitamente come appello per una lista di sinistra, civica e ecologista, aperta alla partecipazione di tutte e di tutti, nella consapevolezza che l’Europa che conosciamo ha bisogno di una radicale trasformazione, ma senza alcun cedimento o regressione nazionalista.

Per questo il 2019 sarà un anno importante e decisivo, per questo vi chiedo di produrre il massimo dello sforzo per rafforzare la nostra comunità politica. Il tesseramento, come sapete, in questo momento è una parte rilevante del nostro autofinanziamento nazionale e territoriale e sarà essenziale sia nella campagna elettorale per la lista della confluenza alle elezioni europee sia nell’eventuale percorso di costruzione del nuovo soggetto politico.

Siamo stati sempre tra i primi a riflettere e sperimentare nuove forme di organizzazione perché eravamo e siamo consapevoli della difficoltà del modello partito novecentesco ad allargarsi ed essere espansivo ed attraversabile. Abbiamo con convinzione messo in campo strumenti digitali e costruito luoghi di prossimità nei quali incontrare parte di quella moltitudine che oggi non sente la giusta tensione con i partiti e la rappresentanza. Forse, anzi sicuramente, non abbiamo fatto tutto al meglio e abbiamo numerose cose da migliorare. In primis abbiamo l’urgenza di trovare una chiave, degli strumenti ed un linguaggio per parlare ai giovani e ai precari che dentro la crisi si sono allontanati soprattutto dalla sinistra. Abbiamo bisogno di non arrestarci sul terreno dell’innovazione e della ricerca, di non aver paura, di resistere restando lontani dalle piccole zone di confort per provare a nuotare sempre in mare aperto.

Tuttavia pur pensando tutto questo penso anche che lo strumento della tessera sia ancora un principio determinante che ha a che fare anche oggi con l’identità e la tenuta di un partito politico.

La nostra tessera 2019 graficamente avrà un’impronta rossa su uno sfondo nero e un messaggio forte e diretto, RESTA UMANA.

Le impronte sono usate, come si sa, per riconoscere le persone poiché uniche e sono sinonimo di identità e diversità. Nell’immaginario collettivo occidentale sono collegate al controllo ma in moltissimi paesi (in Asia, medio oriente e Sudamerica, ad esempio in Venezuela) sono la modalità di suffragio.

Il messaggio è chiaro, esplicito e diretto: RESTA UMANA con declinazione al femminile rivolta all’Italia, all’Europa e alla società.

Siamo convinti che in una fase storica come questa contrassegnata da xenofobia e rigurgiti razzisti e neofascisti la sinistra debba ricominciare a tracciare un perimetro ed una traiettoria ed avere come bussola l’umanità prima di tutto. La nostra è intenzionalmente una citazione del messaggio di Vittorio Arrigoni che ci ha ricordato, con la determinazione che lo ha contraddistinto sempre, che a qualunque latitudine ogni uomo, ogni donna, ogni bambino, ovunque nasca, ha diritto alla vita e alla dignità e quella lotta, in ogni parte del pianeta, per affermare questi diritti è la nostra lotta.

Per questo abbiamo animato con convinzione l’azione e la piattaforma Mediterranea perché proprio lì nel Mediterraneo, in quella che è diventata la frontiera più pericolosa al mondo, ci sia un avamposto di umanità.

Nel momento massimo di criminalizzazione delle ONG Mediterranea ha messo in campo un’azione di disobbedienza morale e di obbedienza civile. Abbiamo deciso di Disobbedire al discorso pubblico nazionalista e xenofobo e ai divieti irrazionali provando a testimoniare quello che succede ai migranti nel Mediterraneo. Mettendo in prima persona i nostri corpi.
Il lavoro di tutta Sinistra Italiana è stato come sempre generoso, encomiabile e indicativo del sentimento di connessione tra la nostra comunità e il progetto. Dobbiamo proseguire e allargare e per questo l’impronta rossa in un mare di nero, rappresentata sulla nostra tessera, raffigura alla perfezione il nostro sentimento. La nostra Umanità contro la loro crudeltà.

Ci aspetta un anno intenso, compagne e compagni, tanta strada da percorrere e diverse onde alte ancora da affrontare ma se continueremo come abbiamo fatto ad affrontarle assieme conserveremo la giusta forza e la necessaria vivacità per provare ancora a cambiare questo mondo.

Buon lavoro a tutte e tutti.

VADEMECUM TESSERAMENTO 2019

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Autonomia regionale differenziata. Ammazzando il Sud

La Lega Nord sta preparando la tanto agognata secessione. E questa volta non ci sono manifestazioni folcloristiche a fare da contorno, come l’ampolla di Pontida o le improvvisate riunioni in qualche centralissima piazza di Venezia, né c’entrano nulla le sparate retoriche esagerate alla Bossi. Fanno dannatamente sul serio e stanno mettendo a definitivo rischio l’unità nazionale dell’Italia.

Qualcuno ricorderà che ne avevo già parlato nei mesi precedenti, e anche su questo blog lo scorso 23 dicembre, segnalando un pericolo che in molti sottovalutavano, soprattutto perché il dibattito italiano era incentrato sulle Ong, sulla manovra e sulle finte guerre di posizione con alcuni paesi europei. Armi di distrazioni di massa.

Ma in molti sottovalutavano anche perché non c’erano carte ufficiali di fonte ministeriale a illustrare i contenuti del patto che Lombardia e Veneto vorrebbero firmare con lo Stato Italiano. Più che un patto, una vera e propria estorsione.

Oggi abbiamo una indiscrezione, pesante, pubblicata da Il Messaggero, che restituisce tutta la gravità e la pericolosità del disegno che stanno preparando a danno delle competenze e dei bilanci dello Stato, a danno del Sud, a danno del Paese. E quello slogan “prima gli italiani”, continuamente sparato dappertutto in questo clima da perenne campagna elettorale, assume il sapore beffardo di chi l’Italia la sta riducendo a brandelli. Serva e soggiogata dagli interessi dei più danarosi, condannando a morte chi non ha soldi a sufficienza e non ha la possibilità di garantirsi servizi adeguati.

Cosa pretendono questi pericolosi eversivi? Soldi, tanti soldi, svuotando le casse e le competenze dei ministeri, per trasferire tutto al controllo regionale. Parliamo, per esempio, di circa 200.000 dipendenti della scuola, che passerebbero in un nuovo ruolo, sotto la diretta dipendenza della regione in cui fanno la professione. Il controllo di 8 miliardi di euro, non so se mi spiego.

Vecchia ambizione leghista, vero? Quella di svuotare lo Stato di competenze e risorse, alimentata dall’altrettanto vecchio pregiudizio sul meridione incapace, svogliato e non disposto all’impegno e al sacrificio. Vero, ministro Bussetti?

Inoltre, Lombardia e Veneto chiedono mani libere sul fisco, e cioè la totale possibilità di scegliere sulle aliquote fiscali locali. Così come chiedono di essere separate dai conti dello Stato rispetto alle regole sul pareggio di bilancio, maledettamente inserito nell’articolo 81 della Costituzione, che a questo punto vigerebbe per tutto il paese, e in particolare continuerebbe a strozzare proprio le realtà più deboli; enti locali che pur avendo avanzi di cassa non possono spendere quando ne avrebbero bisogno per migliorare servizi e fare investimenti. Mentre Zaia e Fontana potrebbero fare quello che vogliono senza alcun vincolo né regola.

È già abbastanza, vero? Sì, ma non è finita qui. Chiedono autonomia in sanità su ticket e farmaci, sulla compartecipazione della spesa in sanità per i cittadini; sulle politiche del lavoro, sugli incentivi alle assunzioni. Così come chiedono di fare da sé per la cassa integrazione guadagni, o di utilizzare i fondi della cassa integrazione in deroga anche per incentivare le imprese del territorio.

Infine, scrivono a chiare lettere che la suddivisione delle risorse dallo Stato centrale debba essere definite sulla base del fabbisogno standard, e cioè della quantità di servizi attivati e già presenti sul territorio e sulla base dei tributi versati in quel territorio. Il che equivale a dire che i diritti degli italiani saranno stabiliti sulla base del reddito disponibile.

C’è però una cosa che non dicono i leghisti, quando frignano sul gettito dei tributi e sul residuo fiscale, e cioè che già oggi lo Stato spende ogni anno per un cittadino lombardo circa 14.000 euro, mentre appena 10.000 euro vengono spesi per un cittadino pugliese. Una disparità in campo già oggi, che significa disparità di servizi, di possibilità, di salute, di occasioni di futuro.

Scopriremo tutto il piano di questi signori nel momento in cui finalmente le carte verranno messe a disposizione del Parlamento. Anche se, è bene saperlo, tutto avverrà con l’impossibilità delle Camere di intervenire in maniera decisa e concreta, ma avranno appena un mese di tempo per dare un parere. Decorso quel termine, il regolamento sarà approvato con il meccanismo del silenzio-assenso.

Intanto i regali al Nord proseguono: nel decreto semplificazione c’è la cessione gratuita dallo Stato alle regioni delle centrali idro-elettriche, con la possibilità per le regioni di cederle ai privati.

Di fronte a questo scempio, abbiamo il dovere di alzare la voce. E voglio ringraziare pubblicamente intellettuali, professori, esponenti del mondo accademico italiano, con in testa Gianfranco Viesti, che da mesi provano in qualunque modo a rompere il muro del silenzio intorno a questa vicenda, per fare in modo che diventi fatto pubblico nazionale.

Il M5S al governo insieme ai secessionisti non sta battendo colpo sulla vicenda; nel congresso del Pd il tema non esiste e d’altra parte, il governo Gentiloni nelle sue battute finali ha dato la stura alle rivendicazioni del lombardo-veneto.

Sinistra Italiana farà tutto ciò che è nelle sue possibilità, con iniziative nel paese e in Parlamento, per provare a evitare fino all’ultimo secondo utile, che venga fatta carta straccia dell’unità del paese e dei principi materiali e formali della Costituzione. Mai così fortemente a rischio.

Anche per questo, io credo che sia il momento che il presidente Mattarella intervenga, visto che per l’ennesima volta vengono messe in mora le prerogative del Parlamento e visto che il tema riguarda l’unità nazionale, di cui Mattarella è garante.

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Lo scandalo della guerra alla solidarietà

Lo scandalo della guerra alla solidarietà

In Italia c'è un tale livello di disuguaglianza, per cui 47 persone detengono un patrimonio di 150 miliardi di euro.Ma il governo invece che fare la guerra alle disuguaglianze, preferisce fare la guerra a 47 poveri cristi, tenendoli in ostaggio.Questo è uno scandalo.Ieri sera a Piazzapulita – LA7

Pubblicato da Nicola Fratoianni su Venerdì 1 febbraio 2019

In Italia c’è un tale livello di disuguaglianza, per cui 47 persone detengono un patrimonio di 150 miliardi di euro.
Ma il governo invece che fare la guerra alle disuguaglianze, preferisce fare la guerra a 47 poveri cristi, tenendoli in ostaggio.
Questo è uno scandalo.

Ieri sera a Piazzapulita – LA7

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Italia in recessione, ma la loro battaglia è contro i poveri cristi

L’Italia è in recessione. Continuano ad aumentare gli occupati a tempo determinato a scapito di quelli a tempo indeterminato. Parte il rimpallo di responsabilità fra il governo precedente e quello attuale. Io non mi iscrivo a questa giostra.
Dico solo che la manovra ultima avrebbe potuto e dovuto segnare un cambio di passo, mettendo al centro due cose: una tassa sulle grandi ricchezze e sulle speculazioni, per redistribuire risorse ai più poveri e a chi lavora, e poi utilizzare il deficit in maniera forte per gli investimenti pubblici.
E invece si è scelto di fare cassa con il deficit, mettendo una enorme ipoteca miliardaria per i prossimi 3 anni. Ipoteca che l’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha detto ieri che si può recuperare solo tagliando la spesa sanitaria. E cioè l’ennesimo disastro sulla pelle dei più deboli.
Noi faremo una battaglia durissima contro altri tagli sul welfare e sulla salute, mentre questi signori hanno un solo pensiero ogni mattina: la guerra ai poveri cristi.

interviste

Un governo di buffoni e arroganti, soluzioni zero, ormai è chiaro a tutti

La mia intervista di Daniela Preziosi al quotidiano il Manifesto

«Non abbiamo violato nessuna norma, al contrario di quello che dice Salvini. Oggi (ieri, ndr) alle 11 è stato pubblicato da parte della Guardia Costiera di Siracusa l’annuncio di un’ordinanza restrittiva per l’avvicinamento alla Sea Watch. Quindi non c’era nessun divieto di salire a bordo. Poi sono saliti anche i parlamentari del Pd. Quindi quest’ordinanza è una ridicola pezza a colori per accusarci di violazioni inventate. Noi parlamentari svolgiamo un’attività ispettiva, è un nostro diritto anzi un nostro dovere». Domenica pomeriggio Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana e parlamentare di Leu, è salito su un gommone dal porto di Siracusa e si è diretto verso la Sea Watch 3 con una delegazione di medici, volontari di Mediterranea, e due colleghi deputati, Riccardo Magi (+Europa) e Stefania Prestigiacomo (Forza italia). «A Prestigiacomo esprimo la mia solidarietà per la campagna maschilista che si è scatenata contro lei».

Cosa avete visto sulla nave?

47 migranti in condizioni di difficoltà, 13 minori, di cui otto non accompagnati. E così è smentita anche un’altra balla di Salvini. Abbiamo ascoltato storie di torture subite in quell’inferno che ormai è la Libia con cui abbiamo stretto accordi, e già prima di Salvini.

Il garante dei detenuti denuncia la violazione delle convenzioni per i diritti umani.

E di leggi italiane. Per i minori non accompagnati la legge esclude il respingimento. Devono essere subito sbarcati. Come tutti gli altri. La convenzione di Amburgo sulla Sar prescrive ai paesi di indicare il porto vicino più sicuro. In questo caso era quello italiano.

Il procuratore di Siracusa ha spiegato che, a differenza delle accuse lanciate da Salvini, per l’equipaggio della Sea Watch non si ipotizzano reati.

Una spiegazione molto opportuna. Già Sea Watch aveva pubblicato le comunicazioni con il centro di comunicazione marittimo olandese nelle ore in cui il meteo peggiorava. L’Olanda aveva indicato la Tunisia come possibile alternativa, impegnandosi a contattarla. Ma a quella comunicazione non è più seguita risposta. Dunque il comandante della nave ha fatto il suo dovere, ha scelto la rotta più sicura.

L’Europa non c’è. Salvini in questo ha ragione?

L’Europa non esiste come soggetto politico capace di affrontare un fenomeno strutturale che richiede una risposta cooperativa e plurale. E che non è lo spacchettamento dei numeri: le persone non sono pacchi. Ma il nostro è un governo di buffoni arroganti, forte con i deboli e debole con i forti, incapace di gestire anche situazioni limitate e semplici come questa. E il blocco di Visegràd, gli amici di Salvini, a ogni passo dimostra di non avere soluzioni, solo slogan: prima gli ungheresi, che vengono prima degli italiani. Una partita politica giocata in modo cinico e violento sulle persone in nome dell’ipocrisia di chi parla delle radici cristiane dell’Europa e poi lascia la notte di Natale uomini donne e bambini in mezzo al mare. Questo governo ha accentuato in modo forte una linea che ha ereditato dal precedente, quella in base alla quale il reato non è torturare le persone ma praticare solidarietà. La guerra alle Ong purtroppo non l’ha inventata Salvini.

Leu voterà l’autorizzazione al processo contro Salvini?

Sì. Siamo di fronte a un evidente abuso di potere. Una battaglia politica che travalica le funzioni del ministro dell’interno. Ma anche il resto del governo deve assumersi le sue responsabilità.

I sondaggi però gli sono favorevoli. Non temete che il ministro cercherà la santificazione?

Vedremo. Intanto aveva proclamato che avrebbe rinunciato all’immunità parlamentare e ora pare cambi idea. Occorre guardare bene a quello che è accaduto. Comunque, ci sono battaglie che vanno condotte anche quando sono impopolari. Ma poi siamo sicuri che durerà a lungo il plauso alla violenza con cui il governo si abbatte su persone deboli e vulnerabili? Io no. Anche perché è è sempre più chiaro che Salvini di soluzioni non ne ha. E “porti chiusi” è un hashtag, non ha avuto il coraggio di fare un provvedimento vero. E perché? Perché è solo uno slogan, è impraticabile.

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I naufraghi della Sea Watch, i terremotati italiani e chi mi insulta sui social

I cloni replicanti di Salvini e soci utilizzano il disastro del terremoto, sulle mie pagine social, per mettermi in maniera strumentale in contrapposizione con altri drammi umani, come quelli di chi rischia di morire in mare. Ma vorrei dire a questi cari amici due cose chiare: innanzitutto che il sottoscritto e il suo partito non erano al governo e hanno denunciato ritardi e omissioni. In secondo luogo, che i loro amici attualmente al governo non hanno fatto NULLA, NULLA, NULLA per la ricostruzione nonostante chiacchiere e propaganda. Hanno prodotto un condono per i soliti noti e basta.

Uffici sotto organico, procedure che si allungano, personale precario, appalti che non vanno avanti, tempi che diventano infiniti. Di questo passo ci vorranno più di 70 anni. E lasciatelo dire a me, visto che mio figlio e i suoi compagni di scuola da più di 2 anni passano le proprie giornate in un’aula troppo piccola, dove fanno tutte le attività: niente mensa, niente laboratori, niente spazi diversi, perché metà della scuola è inagibile a causa del sisma.

Penso, solo per fare un esempio, al cantiere di una scuola antisismica, che doveva sorgere sul sito della scuola danneggiata nella città dove abito e che doveva essere pronta a settembre, subito dopo il sisma. È ancora così. E potrei andare avanti, parlando delle Marche dove vivono molte persone della famiglia della mia compagna che il terremoto lo conosce bene, essendo stata colpita pure lei da un sisma, anche da quello del 1997.

Ecco, allora, ci tengo solo a dire una cosa: smettetela di usare la gente dell’Appennino centrale per i vostri biechi interessi elettorali. Da questa parti, vivono persone accoglienti, che hanno ricevuto molta solidarietà quando ne hanno avuto bisogno, e non lascerebbero mai – come fate voi – degli esseri umani in mezzo al mare, al freddo, in balia delle onde.

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No alla Certosa di Bannon. Il governo ha confermato le incongruenze. Ora revoca delle concessioni

Ricordate il caso della Certosa di Trisulti affidata a una fondazione vicina a Steve Bannon, ideologo di Trump?
Bene, oggi ho portato il caso in Parlamento, spiegando come sui criteri dell’assegnazione ci siano molte, troppe opacità che vanno verificate, e come sia del tutto inaccettabile che in uno dei più importanti beni pubblici di questo paese, un gruppo di politici di estrema destra insieme a fondamentalisti cattolici, decidano di aprire una scuola internazionale per formare nuovi esponenti dell’estrema destra mondiale.
Mi sarei aspettato parole più nette dal governo nella risposta, ma il senso finale è che anche il governo ammette le incongruenze. Abbiamo avuto ragione.
Adesso bisogna fermare l’assegnazione di un bene pubblico a chi ne vuole fare un uso distorto e incompatibile con i nostri valori.

C’è una questione globale, e c’è di mezzo il nemico principale dei nostri valori, un fronte globale della nuova destra e dell’integralismo cattolico, attorno al quale si muovono molte risorse di provenienza dubbia. Siamo in un paese incapace di valorizzare il proprio enorme patrimonio culturale. L’idea che dei beni di altissimo valore vengano appaltati a privati è inaccettabile. Inoltre, siamo di fronte a un bando che è stato scritto male probabilmente per sciatteria, ed è ambiguo. Nonostante ciò anche così prevede requisiti che la DHI non è in grado di rispettare. Continueremo a vigilare affinchè questo avvenga nel minor tempo possibile. Intanto il 16 marzo tutti alla marcia nazionale per chiedere la revoca della concessione a DHI.

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Lo chiamano reddito di cittadinanza ma è un sussidio di disoccupazione

Fratoianni su reddito di cittadinanza

Lo hanno chiamato reddito di cittadinanza, in realtà è una sorta di sussidio di disoccupazione, che ricalca nel suo impianto ciò che è stato il disastroso jobs act di Renzi.Non hanno reintrodotto l'art18, regalano risorse alle imprese per assumere per almeno due anni e poi tanti saluti.Così non va bene e non servirà. Guarda il mio intervento a Cartabianca

Pubblicato da Nicola Fratoianni su Mercoledì 16 gennaio 2019

Lo hanno chiamato reddito di cittadinanza, in realtà è una sorta di sussidio di disoccupazione, che ricalca nel suo impianto ciò che è stato il disastroso jobs act di Renzi.
Non hanno reintrodotto l’art18, regalano risorse alle imprese per assumere per almeno due anni e poi tanti saluti.
Così non va bene e non servirà.
Guarda il mio intervento a Cartabianca

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Chi ha tanto paghi tanto, chi ha poco paghi poco

Fratoianni su condoni, tasse e progressività fiscale

Ieri sera a DiMartedì ho portato due principi semplici su cui batto ormai da tempo e su cui continuerò a battere: basta con i condoni che premiano i furbi e progressività fiscale.Chi ha tanto paghi tanto, chi ha poco paghi poco, chi ha nulla paghi nulla.Questa è giustizia sociale, tutto il resto sono operazioni a vantaggio dei più forti e dei più ricchi.

Pubblicato da Nicola Fratoianni su Mercoledì 9 gennaio 2019

Ieri sera a DiMartedì ho portato due principi semplici su cui batto ormai da tempo e su cui continuerò a battere: basta con i condoni che premiano i furbi e progressività fiscale.
Chi ha tanto paghi tanto, chi ha poco paghi poco, chi ha nulla paghi nulla.
Questa è giustizia sociale, tutto il resto sono operazioni a vantaggio dei più forti e dei più ricchi.

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Il “regalo” di Capodanno: il Ministero di Di Maio dà l’ok a ricerche petrolio nello Ionio

Il 31 dicembre il Ministero allo Sviluppo Economico di Luigi Di Maio concede al colosso Global Med tre nuovi permessi per ricerca di petrolio nel Mare Jonio (fra Basilicata, Puglia, Calabria, come si vede dalla foto).
Mentre il ministro era sulla pista da sci, in Trentino, si è compiuto l’ennesimo scempio ambientale. Un voltafaccia che ha dell’incredibile, soprattutto considerando che da tempo il Coordinamento Nazionale No Triv aveva chiesto l’attenzione del governo sul tema. Altro che cambiamento…
C’è chi nel Mediterraneo non può muoversi e chi invece può fare il cavolo che gli pare.
È la fotografia delle disuguaglianze nel mondo.