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Chi vuole essere Greta Thunberg?

È già passata una settimana dal Fridays For Future, contro i cambiamenti climatici. Migliaia di giovani hanno sfilato nelle piazze di tutto il mondo, con una spiccata partecipazione dell’Italia all’appuntamento che rivendica futuro, stop all’inquinamento e una nuova politica economica e industriale.

C’era la politica nelle piazze. Molta politica. C’eravamo noi di Sinistra Italiana, così come esponenti del PD e molti esponenti della maggioranza e del governo attuale.

Ma cosa è successo in questa settimana in Parlamento? Nulla. Quali risposte ha prontamente messo in campo la politica per offrire quell’ansia di futuro che le giovani generazioni hanno manifestato con grande forza venerdì scorso? Nessuna.

Ed è questo il problema. Innanzitutto un problema di credibilità della politica. Con quale faccia si continua a inneggiare alla coraggiosa battaglia di Gretamentre non si muove un dito contro i cambiamenti climatici e per inaugurare una nuova stagione di politiche economiche e industriali?

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Tutti in piazza contro i cambiamenti climatici!

Domani tutti in piazza contro i cambiamenti climatici!Abbiamo urgente bisogno di futuro, non c’è un altro pianeta possibile e non c’è più tempo. Smontiamo subito questo modello di sviluppo che si mangia l’ambiente e le nostre vite. Vi aspetto!

Posted by Nicola Fratoianni on Thursday, 14 March 2019

Tutti in piazza contro i cambiamenti climatici!
Abbiamo urgente bisogno di futuro, non c’è un altro pianeta possibile e non c’è più tempo.
Smontiamo subito questo modello di sviluppo che si mangia l’ambiente e le nostre vite.
Vi aspetto!

 

interviste

Sinistre, ora serve il cambiamento, non i vecchi schemi

La mia intervista al Manifesto a cura di Daniela Preziosi

«Il movimento 5 stelle sembra ormai in crisi strutturale. Fin qui era cresciuto tenendo insieme la sua radicale forza antisistema e, una volta arrivati al governo, la promessa di trasformare quella forza in cambiamento. Invece in alleanza con Salvini non ha cambiato proprio nulla». Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, inizia un ragionamento sulle sinistra a partire – e in Italia non potrebbe essere diversamente – dalla traiettoria discendente di M5S. «Oggi è dentro una spirale. Se rompe e esce dal governo rischia di non tornarci più. Ha esaurito gli elementi fondativi della sua spinta».

Questa crisi è un’occasione di rinascita per le sinistre, quella riformista e quelle radicali?
Potrebbe esserlo. A patto che le sinistre, insieme a chi sente l’insopportabile puzza di fascismo che emana dal governo, colgano il momento. Ma siamo ancora lontani.

Cominciamo da voi. I sondaggi non vi danno in crescita.
C’è qualcosa di nuovo. È quello che accade nel paese. Dalla manifestazione dei sindacati, a quella antirazzista a Milano, alle mobilitazioni prossime contro i cambiamenti climatici, in tanti sentono il bisogno di mobilitarsi. Questo ci pone una domanda nuova. Oggi anche a noi viene chiesto di sentirci responsabili della ricerca di un quadro alternativo. Di fronte all’egemonia della cultura regressiva della Lega, ci arriva con forza un messaggio: la costruzione dell’alternativa riguarda tutti, nessuno è esentato.

L’elezione di Zingaretti a segretario del Pd per lei cambia qualcosa?
Il fatto che il Pd abbia un nuovo segretario, certo, cambia qualcosa. Ma non è la vittoria di Zingaretti in sé. È che anche su quella vittoria si è depositata una richiesta di cambiamento.

Qual è la vostra risposta a questa domanda?
Di certo non la riproposizione di vecchi schemi. O il solito vecchio appello all’unità del centrosinistra. Anche perché, come si è visto in Abruzzo e in Sardegna, le coalizioni, che pure abbiamo sostenuto, non sono state in grado di invertire la tendenza. Il Pd le ha festeggiate come una riscossa. Ma in un caso il centrosinistra ha perso 20 punti, nell’altro di 15. No, il problema è un altro, è mettere in campo una radicale discontinuità. Zingaretti è partito schierandosi per il Tav. Ha detto no al ripristino dell’art.18 e no alla patrimoniale sulle grandi ricchezze. Invece in giro per il mondo, dalla giovane Ocasio Cortez al meno giovane Sanders ai movimenti contro i cambiamenti climatici, la sfida alla destra si fonda su un’agenda innovativa e radicale che ha al centro la lotta alle diseguaglianze e un Green New Deal.

Zingaretti sarà alle manifestazioni contro i cambiamenti climatici. Per il resto il nuovo Pd assomiglia al vecchio: Sì Tav e no patrimoniale.
Sul piano delle scelte concrete a oggi non è cambiato in niente. Ma quella domanda di cambiamento radicale loro non la sentono? Per riaprire una discussione c’è bisogno del coraggio di cambiare le priorità. Nelle questioni ambientali, in quelle sociali. Emerge una nuova generazione politica, spesso ha il segno femminile e femminista.
Intanto alle europee sarete avversari.
Non c’è dubbio. La nostra proposta è costruire un terzo spazio: fra chi ha governato nel segno dell’austerità e lo scenario inquietante dei nazionalismi di destra, organici ai grandi poteri. Siamo alternativi a entrambi. Ma per essere efficaci dovremo avere una proposta coraggiosa e molto innovativa: oggi non si può essere di sinistra senza mettere la questione ambientale al centro del programma. Insieme alla giustizia sociale e a una leadership di rottura: i gruppi dirigenti maschili debbono fare un passo indietro, il movimento femminista è la cosa più radicale che attraversa la scena pubblica. Non a caso la più efficace contro il machismo e il bullismo dei Trump e degli Orbán.

Parla di innovazione, ma si tratta di una lista di sinistra con voi, il Prc e gli stessi soggetti delle scorse europee.
No, saremo molti di più. Vogliamo costruire una proposta che abbia come protagonisti anche Diem 25, l’Altra Europa, gli autoconvocati di Liberi e uguali, Possibile e personalità come Elly Schlein. Che stringa una relazione positiva con le coalizioni civiche delle città, con un programma che mette al centro il futuro, di liberarsi dallo sconfittismo, di rafforzare in Europa una coalizione in grado di opporsi all’avanzata dei fascisti. E di cambiare le politiche economiche che le hanno spianato la strada.

L’europeismo del Pd, con la marca di Carlo Calenda, non vi convince?
Calenda ha monopolizzato il dibattito congressuale del Pd. Poi ha costretto tutti, compreso Zingaretti, ad andare dietro al suo europeismo senza proposte di cambiamento. Nulla di nuovo. L’idea è l’Union sacrée dell’europeismo che è già stato il principale agente del collasso dell’Europa democratica.

Nel frattempo la destra italiana si riorganizza. Se non costruirete un’alternativa competitiva al governo andrà una destra compiutamente nazionalista.
Quella destra c’è già ed è già al governo. I 5 stelle oggi sono del tutto subalterni. Per questo non basta puntare ai delusi 5 stelle. Occorre rompere l’asse del governo e favorire un’evoluzione del M5S verso nuovi protagonisti che possano contribuire a disegnare una stagione diversa.

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Autonomia regionale differenziata, la secessione dei ricchi

 

Fratoianni sulla secessione dei ricchi

Stamattina ad Agorà, fra gli altri temi, ho parlato anche di secessione delle regioni del nord, in mano alla Lega e al suo vizio antico.Lancio un appello a Fico e Casellati: si faccia luce sugli accordi fra governo e regioni e si porti la questione in Parlamento. Ne va dell'unità nazionale e della parità dei diritti fra i cittadini del paese. Mi aspetto risposte concrete e immediate.

Posted by Nicola Fratoianni on Monday, 11 March 2019

Ad Agorà, fra gli altri temi, ho parlato anche di secessione delle regioni del nord, in mano alla Lega e al suo vizio antico.
Lancio un appello a Fico e Casellati: si faccia luce sugli accordi fra governo e regioni e si porti la questione in Parlamento. Ne va dell’unità nazionale e della parità dei diritti fra i cittadini del paese. Mi aspetto risposte concrete e immediate.

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Sulla patrimoniale i tre candidati alla segreteria del Pd la pensano come il governo

Ho letto alcuni spunti del confronto fra i tre candidati segretari del Pd di oggi. Non entro, come è ovvio perché non è il mio partito, sulle questioni interne al Pd, sui rapporti fra le correnti e sui problemi fra i candidati e i segretari precedenti. Quelle sono questioni che riguardano la loro organizzazione.

Tuttavia c’è un punto che mi ha molto colpito, che ha a che fare con la politica, quella vera, e che secondo me è la cartina di tornasole delle difficoltà profonda del Pd di questi anni. Un punto che a me pare interessante e desolante insieme.

Zingaretti, Martina e Giachetti sono stati concordi nel dire che non farebbero una patrimoniale se andassero al governo, per sterilizzare l’aumento dell’IVA, come previsto dalle clausole di salvaguardia introdotte in manovra in maniera scellerata dall’attuale governo.

In sostanza, i tre candidati del Partito Democratico esprimono su una delle principali questioni di politica economica e di giustizia sociale, la medesima posizione di Di Maio, Salvini e Berlusconi.

In sostanza, Sinistra Italiana è l’unica nel panorama politico nazionale attuale a proporre una misura sacrosanta: l’introduzione di una tassa sulla ricchezza, che faccia l’esatta fotografia della condizione reddituale, patrimoniale e di ricchezza posseduta, e che riequilibri le gravissime disuguaglianze di questo Paese, in cui ci sono poche persone che hanno tantissimo e tante, troppe persone che non hanno nulla.

Questi squilibri non sono frutti del caso, o di un destino cinico e baro. Se ci sono 47 persone in Italia che detengono 150 miliardi di euro di patrimonio, mentre ci sono circa 5 milioni di poveri e circa 12 milioni di persone che non accedono al sistema delle cure, vuole dire che negli anni della crisi e delle scelte scellerate della politica (quasi tutta la politica nel nostro Paese) non sono stati messi in campo elementi di politica redistributiva, per bloccare lo schianto del ceto medio verso la povertà e per evitare che le povertà e la messa ai margini di larghi strati di popolazione aumentassero a dismisura.

Peraltro, un dibattito sull’eccessiva ricchezza e sulla necessità di una rimodulazione della tassazione sta assumendo sempre maggiore centralità negli Stati Uniti, grazie a Alexandra Ocasio-Cortez, giovane deputata dei democratici americani, che ha proposto l’introduzione di una patrimoniale nel suo Paese, scatenando l’ira e il terrore di Donald Trump e del suo staff, che per tutta risposta stanno lanciando una campagna di delegittimazione nei confronti di Ocasio-Cortez, consapevoli di come un tema del genere indirizzerebbe sui democratici e sulla giovane deputata molto del consenso popolare che alle ultime elezioni politiche americane si era indirizzato sui conservatori, finti amici del popolo.

Quando dico che serve un’alternativa all’altezza della sfida drammatica che abbiamo davanti, mi riferisco a questo. Se i tre candidati alla segreteria del Partito Democratico su un tema dannatamente serio come l’accumulo spropositato di ricchezza da un lato e l’abbassamento di salari e qualità della vita dall’altro, hanno lo stesso punto di vista di tutti gli altri, è davvero complesso trovare elementi di discontinuità rispetto al passato, soprattutto agli occhi dei cittadini, cui appare un indistinto incomprensibile fra quasi tutti gli attori in campo.

E invece, proprio sul nodo ricchezza – povertà la sinistra (tutta) in Italia e nel mondo e i partititi che a quei principi ritengono di ispirarsi, hanno il dovere di segnare un cambio urgente di rotta e di indicare un nuovo paradigma, basato sull’uguaglianza.

Il tema dell’alternativa a questo quadro di governo è serio ed è questione da cui nessuno può chiamarsi fuori, per come la vedo. Ciascuno nel campo politico deve sentire la responsabilità di costruire un quadro diverso. Ma come si vede anche dalle ultime elezioni regionali, cui qualcuno un po’ troppo frettolosamente ha detto di ispirarsi per costruire un modello nazionale, lo schema attuale, con le attuali proposte politiche, non produce un’alternativa competitiva e credibile.

Nonostante la genuinità dei candidati e l’ottimo lavoro svolto in campagna elettorale, in Abruzzo e in Sardegna si è perso. A me pare evidente che manchi la costruzione di una proposta capace di cambiare l’ordine del discorso dominante e di parlare a un elettorato che si è rifugiato nell’astensione o addirittura a destra.

Non è sufficiente evocare il cambiamento, né pensare che il tema del cambiamento possa giocarsi esclusivamente sulle biografie e sui noiosi dibattiti politicisti dei vari contenitori. C’è invece da recuperare un enorme capitale di fiducia tradito in tutti questi anni.

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Ci aspetta un anno intenso. Per questo vi chiedo di aderire a Sinistra Italiana

Car* compagn*,

come annunciato alla Direzione Nazionale abbiamo deciso di rilanciare con convinzione la campagna di tesseramento a Sinistra Italiana per il 2019. Non lo facciamo per puro fatto liturgico, siamo consapevoli di tutti i limiti dell’attuale modello di organizzazione, lo facciamo perché abbiamo bisogno di attraversare la fase che ci aspetta con coesione, slancio, entusiasmo e forza. Abbiamo bisogno di ognuna e ognuno di noi, di tutta l’intelligenza possibile, di curiosità, di braccia, gambe e sorrisi. Abbiamo bisogno di confrontarci e riconoscerci. La nostra comunità, seppur delicata e fragile, si è contraddistinta sempre per la sua generosità estrema, siamo nati con la consapevolezza di essere fondamentali ma mai autosufficienti. Avevamo l’obiettivo di costruire una sinistra larga, autonoma e plurale all’altezza della sfida del presente e non vogliamo minimante rinunciare a questa aspirazione.

Come sapete abbiamo alle spalle un anno complesso, segnato dalla sconfitta elettorale e dal fallimento del tentativo messo in campo con Liberi e Uguali. Tentativo generoso che ci ha permesso di riportare una piccola pattuglia in parlamento ma che purtroppo ha manifestato fin da subito l’impossibilità di trasformarsi in soggetto politico per evidenti diversità di analisi sulla fase e sulla prospettiva.

Abbiamo messo a dura prova la nostra tenuta politica e organizzativa, siamo stati attraversati da un dibattito interno acceso e dalla difficoltà di trovare una strada che mantenesse inalterato l’obiettivo di costruire l’alternativa all’attuale assetto di potere e dominio delle destre e delle tecnocrazie.

Perciò rilanciare Sinistra Italiana oggi non vuol significare in nessun modo rinchiuderci nella nostra piccola fortezza assediata, tutt’altro vogliamo ancora di più metterci tutte e tutti a disposizione di un percorso più largo, unitario, democratico e plurale.

Le elezioni Europee sono alle porte e il confronto avviato da alcune settimane con altri partiti e associazioni è ormai pronto a manifestarsi esplicitamente come appello per una lista di sinistra, civica e ecologista, aperta alla partecipazione di tutte e di tutti, nella consapevolezza che l’Europa che conosciamo ha bisogno di una radicale trasformazione, ma senza alcun cedimento o regressione nazionalista.

Per questo il 2019 sarà un anno importante e decisivo, per questo vi chiedo di produrre il massimo dello sforzo per rafforzare la nostra comunità politica. Il tesseramento, come sapete, in questo momento è una parte rilevante del nostro autofinanziamento nazionale e territoriale e sarà essenziale sia nella campagna elettorale per la lista della confluenza alle elezioni europee sia nell’eventuale percorso di costruzione del nuovo soggetto politico.

Siamo stati sempre tra i primi a riflettere e sperimentare nuove forme di organizzazione perché eravamo e siamo consapevoli della difficoltà del modello partito novecentesco ad allargarsi ed essere espansivo ed attraversabile. Abbiamo con convinzione messo in campo strumenti digitali e costruito luoghi di prossimità nei quali incontrare parte di quella moltitudine che oggi non sente la giusta tensione con i partiti e la rappresentanza. Forse, anzi sicuramente, non abbiamo fatto tutto al meglio e abbiamo numerose cose da migliorare. In primis abbiamo l’urgenza di trovare una chiave, degli strumenti ed un linguaggio per parlare ai giovani e ai precari che dentro la crisi si sono allontanati soprattutto dalla sinistra. Abbiamo bisogno di non arrestarci sul terreno dell’innovazione e della ricerca, di non aver paura, di resistere restando lontani dalle piccole zone di confort per provare a nuotare sempre in mare aperto.

Tuttavia pur pensando tutto questo penso anche che lo strumento della tessera sia ancora un principio determinante che ha a che fare anche oggi con l’identità e la tenuta di un partito politico.

La nostra tessera 2019 graficamente avrà un’impronta rossa su uno sfondo nero e un messaggio forte e diretto, RESTA UMANA.

Le impronte sono usate, come si sa, per riconoscere le persone poiché uniche e sono sinonimo di identità e diversità. Nell’immaginario collettivo occidentale sono collegate al controllo ma in moltissimi paesi (in Asia, medio oriente e Sudamerica, ad esempio in Venezuela) sono la modalità di suffragio.

Il messaggio è chiaro, esplicito e diretto: RESTA UMANA con declinazione al femminile rivolta all’Italia, all’Europa e alla società.

Siamo convinti che in una fase storica come questa contrassegnata da xenofobia e rigurgiti razzisti e neofascisti la sinistra debba ricominciare a tracciare un perimetro ed una traiettoria ed avere come bussola l’umanità prima di tutto. La nostra è intenzionalmente una citazione del messaggio di Vittorio Arrigoni che ci ha ricordato, con la determinazione che lo ha contraddistinto sempre, che a qualunque latitudine ogni uomo, ogni donna, ogni bambino, ovunque nasca, ha diritto alla vita e alla dignità e quella lotta, in ogni parte del pianeta, per affermare questi diritti è la nostra lotta.

Per questo abbiamo animato con convinzione l’azione e la piattaforma Mediterranea perché proprio lì nel Mediterraneo, in quella che è diventata la frontiera più pericolosa al mondo, ci sia un avamposto di umanità.

Nel momento massimo di criminalizzazione delle ONG Mediterranea ha messo in campo un’azione di disobbedienza morale e di obbedienza civile. Abbiamo deciso di Disobbedire al discorso pubblico nazionalista e xenofobo e ai divieti irrazionali provando a testimoniare quello che succede ai migranti nel Mediterraneo. Mettendo in prima persona i nostri corpi.
Il lavoro di tutta Sinistra Italiana è stato come sempre generoso, encomiabile e indicativo del sentimento di connessione tra la nostra comunità e il progetto. Dobbiamo proseguire e allargare e per questo l’impronta rossa in un mare di nero, rappresentata sulla nostra tessera, raffigura alla perfezione il nostro sentimento. La nostra Umanità contro la loro crudeltà.

Ci aspetta un anno intenso, compagne e compagni, tanta strada da percorrere e diverse onde alte ancora da affrontare ma se continueremo come abbiamo fatto ad affrontarle assieme conserveremo la giusta forza e la necessaria vivacità per provare ancora a cambiare questo mondo.

Buon lavoro a tutte e tutti.

VADEMECUM TESSERAMENTO 2019

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Autonomia regionale differenziata. Ammazzando il Sud

La Lega Nord sta preparando la tanto agognata secessione. E questa volta non ci sono manifestazioni folcloristiche a fare da contorno, come l’ampolla di Pontida o le improvvisate riunioni in qualche centralissima piazza di Venezia, né c’entrano nulla le sparate retoriche esagerate alla Bossi. Fanno dannatamente sul serio e stanno mettendo a definitivo rischio l’unità nazionale dell’Italia.

Qualcuno ricorderà che ne avevo già parlato nei mesi precedenti, e anche su questo blog lo scorso 23 dicembre, segnalando un pericolo che in molti sottovalutavano, soprattutto perché il dibattito italiano era incentrato sulle Ong, sulla manovra e sulle finte guerre di posizione con alcuni paesi europei. Armi di distrazioni di massa.

Ma in molti sottovalutavano anche perché non c’erano carte ufficiali di fonte ministeriale a illustrare i contenuti del patto che Lombardia e Veneto vorrebbero firmare con lo Stato Italiano. Più che un patto, una vera e propria estorsione.

Oggi abbiamo una indiscrezione, pesante, pubblicata da Il Messaggero, che restituisce tutta la gravità e la pericolosità del disegno che stanno preparando a danno delle competenze e dei bilanci dello Stato, a danno del Sud, a danno del Paese. E quello slogan “prima gli italiani”, continuamente sparato dappertutto in questo clima da perenne campagna elettorale, assume il sapore beffardo di chi l’Italia la sta riducendo a brandelli. Serva e soggiogata dagli interessi dei più danarosi, condannando a morte chi non ha soldi a sufficienza e non ha la possibilità di garantirsi servizi adeguati.

Cosa pretendono questi pericolosi eversivi? Soldi, tanti soldi, svuotando le casse e le competenze dei ministeri, per trasferire tutto al controllo regionale. Parliamo, per esempio, di circa 200.000 dipendenti della scuola, che passerebbero in un nuovo ruolo, sotto la diretta dipendenza della regione in cui fanno la professione. Il controllo di 8 miliardi di euro, non so se mi spiego.

Vecchia ambizione leghista, vero? Quella di svuotare lo Stato di competenze e risorse, alimentata dall’altrettanto vecchio pregiudizio sul meridione incapace, svogliato e non disposto all’impegno e al sacrificio. Vero, ministro Bussetti?

Inoltre, Lombardia e Veneto chiedono mani libere sul fisco, e cioè la totale possibilità di scegliere sulle aliquote fiscali locali. Così come chiedono di essere separate dai conti dello Stato rispetto alle regole sul pareggio di bilancio, maledettamente inserito nell’articolo 81 della Costituzione, che a questo punto vigerebbe per tutto il paese, e in particolare continuerebbe a strozzare proprio le realtà più deboli; enti locali che pur avendo avanzi di cassa non possono spendere quando ne avrebbero bisogno per migliorare servizi e fare investimenti. Mentre Zaia e Fontana potrebbero fare quello che vogliono senza alcun vincolo né regola.

È già abbastanza, vero? Sì, ma non è finita qui. Chiedono autonomia in sanità su ticket e farmaci, sulla compartecipazione della spesa in sanità per i cittadini; sulle politiche del lavoro, sugli incentivi alle assunzioni. Così come chiedono di fare da sé per la cassa integrazione guadagni, o di utilizzare i fondi della cassa integrazione in deroga anche per incentivare le imprese del territorio.

Infine, scrivono a chiare lettere che la suddivisione delle risorse dallo Stato centrale debba essere definite sulla base del fabbisogno standard, e cioè della quantità di servizi attivati e già presenti sul territorio e sulla base dei tributi versati in quel territorio. Il che equivale a dire che i diritti degli italiani saranno stabiliti sulla base del reddito disponibile.

C’è però una cosa che non dicono i leghisti, quando frignano sul gettito dei tributi e sul residuo fiscale, e cioè che già oggi lo Stato spende ogni anno per un cittadino lombardo circa 14.000 euro, mentre appena 10.000 euro vengono spesi per un cittadino pugliese. Una disparità in campo già oggi, che significa disparità di servizi, di possibilità, di salute, di occasioni di futuro.

Scopriremo tutto il piano di questi signori nel momento in cui finalmente le carte verranno messe a disposizione del Parlamento. Anche se, è bene saperlo, tutto avverrà con l’impossibilità delle Camere di intervenire in maniera decisa e concreta, ma avranno appena un mese di tempo per dare un parere. Decorso quel termine, il regolamento sarà approvato con il meccanismo del silenzio-assenso.

Intanto i regali al Nord proseguono: nel decreto semplificazione c’è la cessione gratuita dallo Stato alle regioni delle centrali idro-elettriche, con la possibilità per le regioni di cederle ai privati.

Di fronte a questo scempio, abbiamo il dovere di alzare la voce. E voglio ringraziare pubblicamente intellettuali, professori, esponenti del mondo accademico italiano, con in testa Gianfranco Viesti, che da mesi provano in qualunque modo a rompere il muro del silenzio intorno a questa vicenda, per fare in modo che diventi fatto pubblico nazionale.

Il M5S al governo insieme ai secessionisti non sta battendo colpo sulla vicenda; nel congresso del Pd il tema non esiste e d’altra parte, il governo Gentiloni nelle sue battute finali ha dato la stura alle rivendicazioni del lombardo-veneto.

Sinistra Italiana farà tutto ciò che è nelle sue possibilità, con iniziative nel paese e in Parlamento, per provare a evitare fino all’ultimo secondo utile, che venga fatta carta straccia dell’unità del paese e dei principi materiali e formali della Costituzione. Mai così fortemente a rischio.

Anche per questo, io credo che sia il momento che il presidente Mattarella intervenga, visto che per l’ennesima volta vengono messe in mora le prerogative del Parlamento e visto che il tema riguarda l’unità nazionale, di cui Mattarella è garante.

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Lo scandalo della guerra alla solidarietà

Lo scandalo della guerra alla solidarietà

In Italia c'è un tale livello di disuguaglianza, per cui 47 persone detengono un patrimonio di 150 miliardi di euro.Ma il governo invece che fare la guerra alle disuguaglianze, preferisce fare la guerra a 47 poveri cristi, tenendoli in ostaggio.Questo è uno scandalo.Ieri sera a Piazzapulita – LA7

Pubblicato da Nicola Fratoianni su Venerdì 1 febbraio 2019

In Italia c’è un tale livello di disuguaglianza, per cui 47 persone detengono un patrimonio di 150 miliardi di euro.
Ma il governo invece che fare la guerra alle disuguaglianze, preferisce fare la guerra a 47 poveri cristi, tenendoli in ostaggio.
Questo è uno scandalo.

Ieri sera a Piazzapulita – LA7

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Italia in recessione, ma la loro battaglia è contro i poveri cristi

L’Italia è in recessione. Continuano ad aumentare gli occupati a tempo determinato a scapito di quelli a tempo indeterminato. Parte il rimpallo di responsabilità fra il governo precedente e quello attuale. Io non mi iscrivo a questa giostra.
Dico solo che la manovra ultima avrebbe potuto e dovuto segnare un cambio di passo, mettendo al centro due cose: una tassa sulle grandi ricchezze e sulle speculazioni, per redistribuire risorse ai più poveri e a chi lavora, e poi utilizzare il deficit in maniera forte per gli investimenti pubblici.
E invece si è scelto di fare cassa con il deficit, mettendo una enorme ipoteca miliardaria per i prossimi 3 anni. Ipoteca che l’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha detto ieri che si può recuperare solo tagliando la spesa sanitaria. E cioè l’ennesimo disastro sulla pelle dei più deboli.
Noi faremo una battaglia durissima contro altri tagli sul welfare e sulla salute, mentre questi signori hanno un solo pensiero ogni mattina: la guerra ai poveri cristi.

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Un governo di buffoni e arroganti, soluzioni zero, ormai è chiaro a tutti

La mia intervista di Daniela Preziosi al quotidiano il Manifesto

«Non abbiamo violato nessuna norma, al contrario di quello che dice Salvini. Oggi (ieri, ndr) alle 11 è stato pubblicato da parte della Guardia Costiera di Siracusa l’annuncio di un’ordinanza restrittiva per l’avvicinamento alla Sea Watch. Quindi non c’era nessun divieto di salire a bordo. Poi sono saliti anche i parlamentari del Pd. Quindi quest’ordinanza è una ridicola pezza a colori per accusarci di violazioni inventate. Noi parlamentari svolgiamo un’attività ispettiva, è un nostro diritto anzi un nostro dovere». Domenica pomeriggio Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana e parlamentare di Leu, è salito su un gommone dal porto di Siracusa e si è diretto verso la Sea Watch 3 con una delegazione di medici, volontari di Mediterranea, e due colleghi deputati, Riccardo Magi (+Europa) e Stefania Prestigiacomo (Forza italia). «A Prestigiacomo esprimo la mia solidarietà per la campagna maschilista che si è scatenata contro lei».

Cosa avete visto sulla nave?

47 migranti in condizioni di difficoltà, 13 minori, di cui otto non accompagnati. E così è smentita anche un’altra balla di Salvini. Abbiamo ascoltato storie di torture subite in quell’inferno che ormai è la Libia con cui abbiamo stretto accordi, e già prima di Salvini.

Il garante dei detenuti denuncia la violazione delle convenzioni per i diritti umani.

E di leggi italiane. Per i minori non accompagnati la legge esclude il respingimento. Devono essere subito sbarcati. Come tutti gli altri. La convenzione di Amburgo sulla Sar prescrive ai paesi di indicare il porto vicino più sicuro. In questo caso era quello italiano.

Il procuratore di Siracusa ha spiegato che, a differenza delle accuse lanciate da Salvini, per l’equipaggio della Sea Watch non si ipotizzano reati.

Una spiegazione molto opportuna. Già Sea Watch aveva pubblicato le comunicazioni con il centro di comunicazione marittimo olandese nelle ore in cui il meteo peggiorava. L’Olanda aveva indicato la Tunisia come possibile alternativa, impegnandosi a contattarla. Ma a quella comunicazione non è più seguita risposta. Dunque il comandante della nave ha fatto il suo dovere, ha scelto la rotta più sicura.

L’Europa non c’è. Salvini in questo ha ragione?

L’Europa non esiste come soggetto politico capace di affrontare un fenomeno strutturale che richiede una risposta cooperativa e plurale. E che non è lo spacchettamento dei numeri: le persone non sono pacchi. Ma il nostro è un governo di buffoni arroganti, forte con i deboli e debole con i forti, incapace di gestire anche situazioni limitate e semplici come questa. E il blocco di Visegràd, gli amici di Salvini, a ogni passo dimostra di non avere soluzioni, solo slogan: prima gli ungheresi, che vengono prima degli italiani. Una partita politica giocata in modo cinico e violento sulle persone in nome dell’ipocrisia di chi parla delle radici cristiane dell’Europa e poi lascia la notte di Natale uomini donne e bambini in mezzo al mare. Questo governo ha accentuato in modo forte una linea che ha ereditato dal precedente, quella in base alla quale il reato non è torturare le persone ma praticare solidarietà. La guerra alle Ong purtroppo non l’ha inventata Salvini.

Leu voterà l’autorizzazione al processo contro Salvini?

Sì. Siamo di fronte a un evidente abuso di potere. Una battaglia politica che travalica le funzioni del ministro dell’interno. Ma anche il resto del governo deve assumersi le sue responsabilità.

I sondaggi però gli sono favorevoli. Non temete che il ministro cercherà la santificazione?

Vedremo. Intanto aveva proclamato che avrebbe rinunciato all’immunità parlamentare e ora pare cambi idea. Occorre guardare bene a quello che è accaduto. Comunque, ci sono battaglie che vanno condotte anche quando sono impopolari. Ma poi siamo sicuri che durerà a lungo il plauso alla violenza con cui il governo si abbatte su persone deboli e vulnerabili? Io no. Anche perché è è sempre più chiaro che Salvini di soluzioni non ne ha. E “porti chiusi” è un hashtag, non ha avuto il coraggio di fare un provvedimento vero. E perché? Perché è solo uno slogan, è impraticabile.