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Il voto in Grand Bretagna

C’è un punto ineludibile: la grande maggioranza dei cittadini inglesi, soprattutto nelle aree extraurbane, maggiormente colpite dalla crisi e dalla deindustrializzazione, hanno espresso un voto per chiudere definitivamente con l’Unione Europea.
Ritengono che i loro problemi economici e sociali dipendano in prima battuta dall’Europa. Johnson e i conservatori hanno impostato l’intera campagna sulla conferma della Brexit (per altro con la medesima ricetta della May).
A Corbyn bisogna dare atto di aver provato a spostare l’attenzione sulle soluzioni economiche e sociali da adottare in Inghilterra, per rispondere alla grande crisi che ingoia le vite di milioni di persone, provando generosamente a salvare il rapporto con l’Unione Europea. Era questo il senso della richiesta di un nuovo referendum.
I liberali champagne e sviluppismo, che in Italia abbondano, accusano Corbyn di estremismo e lo incolpano della sconfitta per le sue posizioni radicali, dimostrando di non comprendere che la causa del disastro sta proprio in ciò che loro continuano a difendere.
L’europeismo liberista è ritenuto insopportabile da milioni di persone, che di fronte allo sfascio delle loro vite dovuto a un capitalismo sempre più disumano, preferiscono il ritorno alle patrie e affidarsi alle destre estreme, che poi fanno quello che hanno sempre fatto: leggi per favorire i ricchi e i più forti. È un errore di valutazione, certo. Ma prima o poi toccherà farci i conti. O si attua la giustizia sociale in tutta Europa, o gli effetti della valanga saranno disastrosi.

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Se alla Patrimoniale ci arrivano pure in Germania…

È notizia di questi ultimi giorni che la Spd in Germania stia proponendo al governo di Angela Merkel una patrimoniale dell′1% sui patrimoni superiori ai 2 milioni di euro. Si badi bene, parliamo di un partito socialdemocratico, che ha condiviso molti degli ultimi anni di governo di larghe intese in Germania e in Europa, non certo di un covo di estremisti. La Spd è l’equivalente del Pd, per intenderci, e scusate se sono così didascalico, ma penso sia necessario per disegnare con chiarezza lo scenario che si profila.

Persino in Germania, quindi, si è aperto un dibattito sull’insostenibilità delle disuguaglianze economiche e sociali che la crisi e le risposte sbagliate alla crisi hanno prodotto e continuano a produrre. C’è un dato incontrovertibile su cui ormai persino il mondo accademico più vicino al capitalismo finanziario concorda: l’attuale sistema economico è concepito per produrre disuguaglianze.

La peculiare forma con cui si produce ricchezza nel mondo determina che ci siano milioni di persone che pur lavorando hanno enormi difficoltà a vivere e tirare avanti, e qualche migliaio di persone, invece, che continua a fare profitti e accumulare ricchezze smisurate, a volte usufruendo del lavoro della massa, a volte e più spesso senza che nemmeno sia contemplata la forza lavoro in forma classica, come l’abbiamo conosciuta nel ’900.

Si tratta, come è noto, dei meccanismi di accumulo garantiti dalla finanziarizzazione dell’economia. Una società che voglia guardare al futuro, alla sostenibilità di ciò che produce e persino alla tenuta delle forme democratiche liberali che sono state costruite, ha il dovere di interrogarsi su come la ricchezza venga ormai prodotta e sugli eventi che i meccanismi accumulativi hanno sulla vita delle persone e delle comunità.

Soprattutto in un periodo in cui quasi tutta la politica ha assunto l’austerity come un dogma e considera gli investimenti pubblici come il diavolo da sconfiggere. Progressivamente hanno confezionato il capolavoro di depotenziare il sistema pubblico, nei suoi compiti di regolazione dei mercati e di riequilibro delle storture dai mercati prodotti, e di rendere la politica ancillare alle determinazioni economiche stabilite da quei mondi accademici che oggi piangono sul latte versato.

Se non si interviene subito, gli effetti a cascata delle disuguaglianze e della disperazione economica di milioni di persona, condurranno a esiti politici catastrofici di cui già si vedono i primi segnali. Da dove si pensa salti fuori la voglia dell’uomo forte in Italia di cui parlano i recenti sondaggi?

È il momento che anche in Italia si possa parlare con chiarezza e decisione della necessità di una patrimoniale, che rimetta in equilibrio le cose. C’è una forza politica che ne parla, noi, e tutte le volte che lo facciamo veniamo bollati come estremisti dalla grande stampa, dal mondo politico e dai soliti commentatori “disinteressati” che minimizzano il dramma di un ceto medio che pur lavorando continua a impoverirsi, a vantaggio di pochissimi che diventano sempre più ricchi.

Abbiamo un piano e l’abbiamo proposto: una tassa del 1,5% per coloro che hanno patrimoni superiori ai 4 milioni di euro. Con quelle risorse potremmo garantire una pensione ai giovani precari, fare investimenti nella formazione e nel sistema sanitario e avviare una seria riconversione ecologica del nostro sistema produttivo. Noi continueremo a batterci, prima o poi ce la faremo.

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Fascismo e Nazismo non sono opinioni

Oggi ho intervistato Nicola Fratoianni sul caso del docente universitario seguace di Adolf Hitler, uno dei numerosi casi di queste ultime settimane. Ecco cosa ha dichiarato ai microfoni di Radio Radicale l'esponente politico di Sinistra Italiana La Sinistra

Posted by Lanfranco Palazzolo on Tuesday, 3 December 2019

Una mia intervista a Radio Radicale sul docente di Pisa che inneggia ad Adolf Hitler

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Scandaloso non è Renzi, ma la legge sul finanziamento privato ai partiti

Caro Matteo,

non è compito mio stabilire se i fondi della Fondazione Open sono stati usati correttamente o meno, sono garantista e quindi fino a prova contraria credo nella vostra innocenza. Il vero elemento di scandalo per quanto mi riguarda è il meccanismo di finanziamento privato ai partiti e alle fondazioni, o alle associazioni a questi collegate.

Dopo aver cancellato il finanziamento pubblico, considerato il male assoluto, è stata introdotta una forma malsana di finanziamento privato. Secondo la vulgata di certa politica, fra cui la tua, così si sarebbe moralizzata la politica. Noi ci siamo sempre opposti e la storia, purtroppo, continua a darci ragione.

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A Sesto Fiorentino hanno sgomberato il campo Rom. Senza ruspe e rispettando i diritti. Grazie Lorenzo

Da oggi Sesto Fiorentino non ha più un campo rom

Una giornata storica: da oggi, dopo 35 anni, Sesto Fiorentino non ha più un campo rom.Non ruspe o demagogia, ma intelligenza e umanità.Un altro importante impegno preso con la città mantenuto ✅

Posted by Lorenzo Falchi on Tuesday, 12 November 2019

In molti lo conoscete, quello in video è il nostro Lorenzo Falchi, il Sindaco di Sesto Fiorentino.
Dopo 35 anni è riuscito a chiudere il campo rom di Sesto ieri, senza clamori, senza ruspe, senza chiacchiere, ma con un lavoro di inclusione e accoglienza silenzioso, con l’individuazione di soluzioni abitative per 75 persone, che ha avuto effetto.
Loro ruspe e violenza, noi intelligenza e umanità.
Grazie Lorenzo

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Il no del sindaco di Piombino alla cittadinanza onoraria alla senatrice Segre

Che in una città come Piombino, medaglia d’oro al Valor Militare per una delle prime battaglie della Resistenza contro i nazisti, il sindaco di FdI si metta ad urlare, come ha fatto ieri, che la proposta della cittadinanza onoraria a Liliana Segre è una provocazione, dà l’idea di come siamo messi in questo Paese.
Parole banali ma al contempo terribili, che evidentemente nascondono semplicemente la nostalgia mai dimenticata per il Ventennio.
Una ragione in più per sostenere la proposta dell’opposizione di sinistra in quella città contro chi vuole offuscare la Memoria del nostro passato.
A questo punto però forse sarebbe opportuno e giusto che invece di Fratelli d’Italia si chiamassero Fascisti d’Italia.
Ps: gentile sindaco, Liliana Segre è senatrice a vita, non deputata come lei l’ha definita.
Studiare la storia recente e passata fa sempre bene a qualunque età…

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Balotelli, razzismo e Ilva. Ci prova sempre Salvini

Ci prova sempre Salvini. E forse quasi sempre ci riesce, visti i sondaggi. Prova a distogliere l’attenzione dalle cose vere e le mescola con le bugie, le credenze.
L’ultima frase, potente, è “vale 10 volte di più un operaio dell’ILVA che Balotelli”.
Che tradotto significa “è inutile perdere tempo a parlare di un calciatore miliardario bambino viziato e del razzismo, quando c’è il dramma degli operai dell’ILVA in corso che rischiano il lavoro”.

Grande idea! In un colpo solo Salvini liscia il pelo al razzista, lo protegge e contemporaneamente accarezza l’immaginario della sinistra, facendo credere che lui si occupa e preoccupa del lavoro e degli operai.
C’è però un punto che va analizzato: rispetto agli episodi di razzismo che stanno accadendo, non è di Balotelli che si parla, ma del Paese. Non è di Balotelli calciatore che si discute, ma di Balotelli con la pelle nera, nato in Italia e discriminato. Potremmo parlare di Liliana Segre, finita sotto scorta.
Potremmo parlare del bambino di 10 anni che durante la partita Desio – Sovicese, appena tre giorni fa, si è sentito urlare “negro di merda” dalla mamma di un bimbo che giocava nella squadra avversaria.
Oppure dei cori discriminatori della curva della Roma nei confronti dei napoletani, o dei veronesi contro i leccesi qualche settimana fa. I temi sono sempre i soliti, se non sei negro sei terrone e il Vesuvio deve eruttare per ingoiarsi tutta Napoli.
Ecco, quanto vale un bambino di 10 anni? Quanto valgono il suo orgoglio, la sua serenità?

Non è di Balotelli che si parla, quindi, ma del veleno che sta corrodendo le vene di questo paese impaurito.
Non ci casco, Salvini. A te degli operai non frega nulla, visto per altro che l’unica tua proposta è dare carta bianca al padrone Arcelor Mittal, che vuole mandare a casa 5.000 operai.

Non ci casco, considerando come da ministro hai impedito ai lavoratori della Lukoil di Siracusa di protestare, perché la proprietà dell’azienda è dei russi….
Non ci casco. Continueremo a batterci e a raccontare verità.

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Parole chiare: quello di Arcelor Mittal è un ricatto

 

Noi abbiamo sempre ritenuto un errore lo scudo penale e alla proprietà dell’azienda era chiaro sin dai primi di settembre che si sarebbe proceduto a eliminare una clausola dell’accordo, siglato dai governi precedenti, che garantiva ad Arcelor un privilegio, sulla pelle di lavoratori e cittadini di Taranto.
Perché hanno deciso di rescindere ora il contratto, e soprattutto, quali condizioni ulteriori e peggiorative chiedono al governo per proseguire con la produzione?
Lo scopriremo presto, ma mi pare evidente che ancora una volta si provi a prendere per il collo le istituzioni e la politica, per piegarle agli interessi privati.
A questo punto, se è vero che l’acciaio è un asset fondamentale per la strategia produttiva del Paese, e se è vero che la città di Taranto e i lavoratori dell’Ilva meritano di vivere in condizioni di tutela rispetto agli effetti della produzione, è giunto il momento che sia lo Stato a farsi carico della vicenda, con decisione e tempestività.
Si assuma il controllo della fabbrica e si faccia ciò che chiediamo, inascoltati, dal 2012: una valutazione dell’impatto e del rischio sanitario, per verificare quali siano le migliori tecnologie esistenti e quali siano i livelli di produzione compatibili con il diritto alla salute della città.
Nessun privato avrà come obiettivo la salute pubblica, visto che è già dimostrato che si tende a massimizzare i profitti, in barba a tutto il resto.
Tocca allo Stato decidere, se smettere con la produzione di acciaio, o nazionalizzare la produzione e fare tutto ciò che occorre per il rispetto della città.
Ps: Salvini che fa il sovranista e sta già con il cappello in mano davanti ad una multinazionale, per fargli fare quello che vuole sulla pelle di operai e cittadini è ridicolo, oltre che dannoso.