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Salvini, il ministro del disordine. Ma anche i 5S hanno fallito

Intervista al Manifesto a cura di Daniela Preziosi  

Nicola Fratoianni (segretario di Sinistra italiana, candidato alle europee per La Sinistra), Salvini promette grembiuli per gli alunni e ordine e disciplina per tutti. Usa il Duce come un brand di successo?
Salvini occhieggia alla storia peggiore del paese, convinto che l’uomo forte possa costruire consenso in un paese a cui non arrivano risposte per i problemi reali. Il ministro dovrebbe occuparsi della sicurezza dei cittadini, dovrebbe pensare ai solai che crollano sulla testa dei nostri figli. Invece cerca argomenti di distrazione. È inquietante e grave, visto che a farlo non è solo il leader di una forza di estrema destra, ma un ministro degli interni. È il ministro del disordine.

Salvini copre così i suoi insuccessi al governo. Innanzitutto la vicenda del sottosegretario Siri.
Sul caso Siri l’intensità dello scontro nel governo ha raggiunto livelli grotteschi. Ma c’è una vicenda anche più incredibile. Giorni fa ha dichiarato con leggerezza e quasi nel silenzio generale che gli irregolari in Italia sono 90mila, dopo aver gridato per mesi all’invasione di dei 500mila immigrati da rimpatriare. Parole che mostrano le crepe di una propaganda fondata sull’inganno e sulle fake news.

Dopo le europee ci sarà la crisi?
Non lo so, la mia impressione è che questo governo sia destinato a durare. Da un lato per il M5s il fallimento dell’esperienza di governo sarebbe un punto di non ritorno. Non potrebbero reinventarsi come forza antisistema. Ma anche per la Lega tornare a un centrodestra con Berlusconi e Meloni non è conveniente rispetto a una condizione in cui con il 17% fa quello che vuole e monopolizza la narrazione dell’esperienza di governo.

Il Pd chiede il voto e avverte che se ci sarà la crisi non sosterrà un governo di «responsabilità».
Durante la campagna elettorale è scontato. Colpisce però che sia uno slogan senza contenuti. Preoccupa che il governo giallonero si prepari a mettere in campo una doppia patrimoniale che peserà però su chi sta peggio, con l’aumento dell’Iva e la flat tax. Serve invece una tassa sulle grandi e grandissime ricchezze per ridistribuire risorse in un paese nel quale le diseguaglianza è aumentata in modo indecente. Ma di questo non discute quasi nessuno se non noi, La sinistra. Siamo gli unici a indicare proposte e temi in grado di imprimere una svolta reale.

Il Pd indica un’alternativa di governo, alla lontana. Ma due giorni fa Gentiloni ha chiesto al Psoe spagnolo di lasciare Podemos e allearsi con Ciudadanos. Tradotto in italiano cosa significa?
Significa immaginare alleanze a destra. Il Pd dimostra di non capire. Le parole di Gentiloni, che è il presidente quindi un dirigente di primo piano, impressionano. La lista da Macron a Calenda rivela la sua vera natura. È ridicolo continuare a sostenere, come fa Zingaretti, di aver unito un fronte da Macron a Tsipras. Zingaretti ha messo in fila parole d’ordine che dicono che il cambiamento non c’è: no alla patrimoniale, no alla riduzione dell’orario di lavoro, no al ritorno dell’art.18. Gentiloni fa i complimenti a Sanchez ma non vede che il risultato del Psoe è dovuto alla ricerca di un’alleanza con la sinistra fondata su un chiaro segno di svolta rispetto alle politiche della maggioranza delle forze dei socialisti europei, dal Pd al vecchio Psoe. In Italia chi oggi dovrebbe contribuire a un’alternativa alle destre ha un’elaborazione arretrata e inadeguata a questo compito.

Ad avercene, di Psoe in Italia?
Di Psoe. Ma anche di Unidas Podemos. Ci stiamo lavorando.

In realtà voi lottate per il 4%.
Sto facendo una campagna elettorale intensa in giro per il Paese. E osservo interesse e affetto. E qualche sorpresa. Incontro sempre più spesso elettori dei 5 stelle delusi, ma anche persone che hanno votato alle primarie Pd e che ora invece guardano a noi per contribuire a una svolta in Italia e in Europa.

Il Pd si è dotato di un’ala sinistra.
Ma come fa a essere convincente? Lo dico con il rispetto delle persone. Il segno politico della lista Pd lo ha rivelato Gentiloni, perfino con ingenuità. Anche nella battaglia quotidiana dall’opposizione non c’è svolta. Sull’ecologia c’è solo retorica: vogliono o no cancellare gli incentivi alle fonti non rinnovabili? Mettere in discussione la filosofia delle grandi opere impattanti e inutili? Il leader dell’organizzazione giovanile dell’Spd propone la collettivizzazione dell’industria dell’auto. Dice che per riconquistare l’elettorato serve radicalità. Io lo sostengo da anni e non ha niente a che vedere con il radicalismo o l’estremismo testimoniale.

I socialisti europei non lo dicono ma si avviano a una nuova alleanza con il Ppe contro i nazionalisti. Voi ne farete parte?
Intanto sfatiamo il racconto dei nazionalisti: non vinceranno. E in ogni caso la strada delle grandi coalizioni è un vicolo cieco. Del resto gli anni che abbiamo alle spalle dimostrano che la larga coalizione che ha governato l’Europa ha alimentato i nazionalismi. Noi comunque non vi parteciperemmo. Ma ci batteremo su tutti i dossier. Il Gue è il quarto gruppo a Bruxelles, sarà determinante per la tutela dei diritti sociali e quelli civili. La sinistra ha l’unica proposta elettorale che li tiene insieme.

Vi dividerete dopo il voto?
È arrivato il momento di smettere di cambiare simbolo a ogni elezione. Lavorerò per stabilizzare uno spazio politico ampio, plurale, multiforme su un programma condiviso e capace di incidere. Ma è bene ricordare che questa prospettiva sarà aiutata da un risultato importante di questa lista. Anche per questo chiedo di votarci.

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Non fermiamoci

Fratoianni a Unomattina

Per chi non mi avesse visto, propongo qui la mia intervista di stamattina a Unamattina. Il lavoro, l'economia, le disuguaglianze, l'Europa e il Venezuela, i temi trattati.Buona visione e condivisione, se vi va.Non fermiamoci.

Posted by Nicola Fratoianni on Friday, 3 May 2019

Per chi non mi avesse visto, propongo qui la mia intervista a Unamattina.
Il lavoro, l’economia, le disuguaglianze, l’Europa e il Venezuela, i temi trattati.
Buona visione e condivisione, se vi va.

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La Liberazione non si archivia

Il 25 aprile si festeggia la liberazione dell’Italia dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista. Punto. Chi cerca di derubricarla ad una generica ricorrenza o chi, pur avendo primarie responsabilità di governo si inventa improbabili appuntamenti alternativi, non fa che rivelarsi per quello che è: qualcuno che strizza l’occhio ai nipotini di quelli che furono sconfitti e cacciati dai partigiani e dalle forze alleate 74 anni fa.

Le organizzazioni fasciste in Italia stanno rialzando la testa grazie anche alle complicità in ambienti dell’attuale governo. Una situazione insostenibile. Anche per questo domani sarò a Milano con tutti e con tutte coloro che non intendono archiviare il 25 aprile.

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Noi siamo quelli di Sinistra

Mai come questa volta l’Europa sarà, e posso dire finalmente, al centro del dibattito politico di un Paese fin troppo provinciale come il nostro. Un Paese nel quale anche quando in ballo ci sono temi di enorme importanza, la discussione finisce sempre per rinchiudersi nel cortile dei battibecchi di casa nostra.

Ci hanno detto in queste settimane: “siete al solito la sinistra che si frammenta, con tante liste diverse, non vi mettete d’accordo, non riuscite a costruire elementi di aggregazione”. Si tratta di una vera e propria sciocchezza.

Mai come questa volta in Italia e in queste elezioni europee c’è stato un quadro così chiaro. Le liste che si confronteranno alle prossime elezioni rappresentano plasticamente ciò che accade normalmente in tutta Europa.

Oltre alle destre del PPE e dei nazionalisti ovunque esistono forze che fanno riferimento a famiglie e culture politiche europee. Ci sono i partiti che si richiamano al socialismo europeo, ai verdi europei, ai liberali e, naturalmente, alla sinistra europea.

Bene, anche in Italia alle prossime elezioni avremo un quadro altrettanto chiaro e semplice. Il PD presenta la sua lista, sono quelli del socialismo europeo con la non irrilevante aggiunta di Calenda. Il gruppo dei socialisti europei è quello che ha governato l’Europa insieme ai Popolari. È il gruppo che in questi anni ha condiviso e gestito le scelte che nel segno de l’austerità hanno impoverito la maggioranza dei cittadini e delle cittadine, ridotto i diritti e svalutato il lavoro.

+Europa insieme al movimento di Pizzarotti presenta una proposta che si candida a rafforzare il gruppo de l’Alde. Sono i Liberali. Per capirsi parliamo di una forza con la quale spesso abbiamo condiviso battaglie per la difesa e l’estensione dei diritti civili ma che quando si tratta di discutere di questioni sociali, di restituire diritti al lavoro, di redistribuire le ricchezze o di mettere in discussione un modello di sviluppo fondato sulle grandi opere sta sempre dall’altra parte della barricata.

Poi ci sono i Verdi. In Europa le sinistre e i Verdi hanno spesso votato insieme, condiviso temi e battaglie, pur mantenendo le proprie differenze. Continueremo a farlo anche nel nuovo Parlamento ogni volta che se ne presenterà l’occasione.

E poi ci siamo noi: La Sinistra. Una proposta chiara e perfino semplice. Una lista che fa riferimento al partito della Sinistra Europea e al GUE/NGL il gruppo parlamentare della sinistra verde e nordica. Il quarto gruppo per dimensioni nel Parlamento europeo.

È quindi naturale che ci siano proposte politiche diverse, non sempre e necessariamente alternative tra di loro, ma diverse. Quindi un quadro chiaro, semplificato, europeo. Chi siamo noi.

Voglio essere chiaro facendo un esempio comprensibile: si discute in questi giorni di Flat Tax. È una proposta che serve a far pagare ancora meno a chi ha di più e a far pagare di più chi ha sempre meno. Per dirla in modo semplice: loro vogliono la Flat Tax, noi vogliamo la patrimoniale sulle grandi ricchezze e non abbiamo paura di chiamarla così.

Proponiamo che chi ha di più, chi ha molte ricchezze e grandi patrimoni restituisca qualcosa di quello che ha accumulato da mettere a disposizione dell’interesse collettivo. Una proposta semplice. In un Paese come il nostro, in un mondo come il nostro nel quale la ricchezza si è accumulata nelle mani di pochi è perfino una proposta moderata. Di buonsenso. È la proposta di chi guarda al futuro. È la proposta dei democratici americani, non propriamente una fazione di pericolosi estremisti.

Ocasio Cortez, la giovane socialista che da una nuova speranza alla politica americana insieme a Sanders lancia la sfida al bullismo di Donald Trump nel nome di una patrimoniale e di un green new deal che rimetta al centro una riconversione ecologica dell’economia. Noi stiamo con loro e con chi, nel modo e i Europa sa bene che di fronte alla radicalità dei problemi che abbiamo di fronte, servono proposte e visioni coraggiose e altrettanto radicali. Noi siamo quelli della riconversione ecologica dell’economica.

Noi siamo quelli che dicono che in Italia, per fare un altro esempio semplice e concreto, propongono di cancellare da subito quei 18 miliardi di euro di incentivi che oggi sono ancora in vigore per l’utilizzo delle fonti fossili. Si possono cancellare domani se si vuole dare una risposta ai Friday for Future che vedono la partecipazione di centinaia di migliaia di giovani nel mondo e in Italia. Noi proponiamo che quegli incentivi vengano tagliati per mettere in campo un grande piano di investimenti pubblici che abbia al centro la riconversione ecologica dell’economia. Noi siamo quelli del futuro.

Noi siamo quelli che pensano che in un mondo come il nostro nel quale ci sono sempre meno persone che lavorano mentre chi lavora lo fa con orari sempre più lunghi, con meno diritti e più sfruttamento, in un mondo in cui la tecnologia, l’evoluzione e l’automazione tendono ad allargare questa forbice, una sinistra del futuro ha due strade davanti: o riscoprire il luddismo contro le macchine e la scienza, oppure porre una grande tema: è arrivato il momento anche in Italia, che resta sempre un po’ più indietro visto che in Europa ne discutono tutti e qualcuno lo ha fatto, di tornare a porre il tema della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.

Noi siamo quelli che pensano che vada redistribuita la ricchezza ma anche il lavoro. Che vada redistribuito nel segno di un’idea di società che rimetta al centro la vita degli uomini e delle donne prima degli interessi del profitto di qualcuno, l’interesse generale prima di quelli particolari. Noi siamo quelli dei porti aperti. Contro l’hashtag dei porti chiusi, del cattivismo istituzionale, contro chi diffonde tutti i giorni nelle vene del Paese il razzismo e la xenofobia, contro questo governo, contro Matteo Salvini.

Siamo quelli che vogliono i porti aperti, che praticano i porti aperti. Quelli che hanno contribuito e contribuiscono tutti i giorni a costruire strumenti che provino a salvare la vita delle persone. Siamo quelli che si battono per restituire alle parole il proprio posto. In un Paese e in una Europa in cui la solidarietà è stata tramutata in un crimine occorre battersi anche per una ecologia del linguaggio.

Noi siamo quelli per la pace. Contro la guerra che torna anche vicino alle nostre coste. Se ne accorgono tutti tranne il nostro governo che continua a dire che la Libia è un posto sicuro. Dalla Libia in fiamme vengono evacuati gli europei, vengono ritirati i contingenti militari ma Salvini chiede che i migranti vengano trattenuti o riportati lì.

Nessuno in questo Paese pone il problema del commercio delle armi che resta una delle voci più rilevanti del nostro bilancio in violazione delle leggi esistenti che dovrebbero essere fatte rispettare. Noi siamo quelli che hanno costruito il movimento per la pace, e che pensano che ancora oggi il tema della pace non sia un esercizio retorico ma una fondamentale questione politica su cui organizzare una battaglia politica. Noi siamo quelli dei diritti e del welfare universale per tutti, contro la guerra tra poveri.

Quelli che pongono il problema che quando accade qualcosa come quello che si è visto a Torre Maura la risposta non può essere quella di una guerra tra poveri, alimentata da chi fonda la sua impresa politica ed elettorale sulla paura. La risposta è più servizi, più diritti, più asili, più piazze, più scuole, più biblioteche, più trasporti pubblici, più reddito. Noi siamo questa lista.

È così che intendiamo costruire la nostra campagna elettorale, perché siamo sicuri e sicure che c’è un solo modo per provare a fare quello che sentiamo essere il compito principale di questo tempo: combattere l’onda nera che avanza in tutta Europa di nazionalisti, fascisti e xenofobi. Quello che serve è costruire una alternativa. Senza questa alternativa che abbia al centro l’interesse generale, la qualità della vita della maggioranza e non la conservazione del privilegio di una minoranza, quell’onda non potrà che continuare a crescere. Noi siamo in campo per questo e non è poco.

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Chi vuole essere Greta Thunberg?

È già passata una settimana dal Fridays For Future, contro i cambiamenti climatici. Migliaia di giovani hanno sfilato nelle piazze di tutto il mondo, con una spiccata partecipazione dell’Italia all’appuntamento che rivendica futuro, stop all’inquinamento e una nuova politica economica e industriale.

C’era la politica nelle piazze. Molta politica. C’eravamo noi di Sinistra Italiana, così come esponenti del PD e molti esponenti della maggioranza e del governo attuale.

Ma cosa è successo in questa settimana in Parlamento? Nulla. Quali risposte ha prontamente messo in campo la politica per offrire quell’ansia di futuro che le giovani generazioni hanno manifestato con grande forza venerdì scorso? Nessuna.

Ed è questo il problema. Innanzitutto un problema di credibilità della politica. Con quale faccia si continua a inneggiare alla coraggiosa battaglia di Gretamentre non si muove un dito contro i cambiamenti climatici e per inaugurare una nuova stagione di politiche economiche e industriali?

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Tutti in piazza contro i cambiamenti climatici!

Domani tutti in piazza contro i cambiamenti climatici!Abbiamo urgente bisogno di futuro, non c’è un altro pianeta possibile e non c’è più tempo. Smontiamo subito questo modello di sviluppo che si mangia l’ambiente e le nostre vite. Vi aspetto!

Posted by Nicola Fratoianni on Thursday, 14 March 2019

Tutti in piazza contro i cambiamenti climatici!
Abbiamo urgente bisogno di futuro, non c’è un altro pianeta possibile e non c’è più tempo.
Smontiamo subito questo modello di sviluppo che si mangia l’ambiente e le nostre vite.
Vi aspetto!

 

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Sinistre, ora serve il cambiamento, non i vecchi schemi

La mia intervista al Manifesto a cura di Daniela Preziosi

«Il movimento 5 stelle sembra ormai in crisi strutturale. Fin qui era cresciuto tenendo insieme la sua radicale forza antisistema e, una volta arrivati al governo, la promessa di trasformare quella forza in cambiamento. Invece in alleanza con Salvini non ha cambiato proprio nulla». Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, inizia un ragionamento sulle sinistra a partire – e in Italia non potrebbe essere diversamente – dalla traiettoria discendente di M5S. «Oggi è dentro una spirale. Se rompe e esce dal governo rischia di non tornarci più. Ha esaurito gli elementi fondativi della sua spinta».

Questa crisi è un’occasione di rinascita per le sinistre, quella riformista e quelle radicali?
Potrebbe esserlo. A patto che le sinistre, insieme a chi sente l’insopportabile puzza di fascismo che emana dal governo, colgano il momento. Ma siamo ancora lontani.

Cominciamo da voi. I sondaggi non vi danno in crescita.
C’è qualcosa di nuovo. È quello che accade nel paese. Dalla manifestazione dei sindacati, a quella antirazzista a Milano, alle mobilitazioni prossime contro i cambiamenti climatici, in tanti sentono il bisogno di mobilitarsi. Questo ci pone una domanda nuova. Oggi anche a noi viene chiesto di sentirci responsabili della ricerca di un quadro alternativo. Di fronte all’egemonia della cultura regressiva della Lega, ci arriva con forza un messaggio: la costruzione dell’alternativa riguarda tutti, nessuno è esentato.

L’elezione di Zingaretti a segretario del Pd per lei cambia qualcosa?
Il fatto che il Pd abbia un nuovo segretario, certo, cambia qualcosa. Ma non è la vittoria di Zingaretti in sé. È che anche su quella vittoria si è depositata una richiesta di cambiamento.

Qual è la vostra risposta a questa domanda?
Di certo non la riproposizione di vecchi schemi. O il solito vecchio appello all’unità del centrosinistra. Anche perché, come si è visto in Abruzzo e in Sardegna, le coalizioni, che pure abbiamo sostenuto, non sono state in grado di invertire la tendenza. Il Pd le ha festeggiate come una riscossa. Ma in un caso il centrosinistra ha perso 20 punti, nell’altro di 15. No, il problema è un altro, è mettere in campo una radicale discontinuità. Zingaretti è partito schierandosi per il Tav. Ha detto no al ripristino dell’art.18 e no alla patrimoniale sulle grandi ricchezze. Invece in giro per il mondo, dalla giovane Ocasio Cortez al meno giovane Sanders ai movimenti contro i cambiamenti climatici, la sfida alla destra si fonda su un’agenda innovativa e radicale che ha al centro la lotta alle diseguaglianze e un Green New Deal.

Zingaretti sarà alle manifestazioni contro i cambiamenti climatici. Per il resto il nuovo Pd assomiglia al vecchio: Sì Tav e no patrimoniale.
Sul piano delle scelte concrete a oggi non è cambiato in niente. Ma quella domanda di cambiamento radicale loro non la sentono? Per riaprire una discussione c’è bisogno del coraggio di cambiare le priorità. Nelle questioni ambientali, in quelle sociali. Emerge una nuova generazione politica, spesso ha il segno femminile e femminista.
Intanto alle europee sarete avversari.
Non c’è dubbio. La nostra proposta è costruire un terzo spazio: fra chi ha governato nel segno dell’austerità e lo scenario inquietante dei nazionalismi di destra, organici ai grandi poteri. Siamo alternativi a entrambi. Ma per essere efficaci dovremo avere una proposta coraggiosa e molto innovativa: oggi non si può essere di sinistra senza mettere la questione ambientale al centro del programma. Insieme alla giustizia sociale e a una leadership di rottura: i gruppi dirigenti maschili debbono fare un passo indietro, il movimento femminista è la cosa più radicale che attraversa la scena pubblica. Non a caso la più efficace contro il machismo e il bullismo dei Trump e degli Orbán.

Parla di innovazione, ma si tratta di una lista di sinistra con voi, il Prc e gli stessi soggetti delle scorse europee.
No, saremo molti di più. Vogliamo costruire una proposta che abbia come protagonisti anche Diem 25, l’Altra Europa, gli autoconvocati di Liberi e uguali, Possibile e personalità come Elly Schlein. Che stringa una relazione positiva con le coalizioni civiche delle città, con un programma che mette al centro il futuro, di liberarsi dallo sconfittismo, di rafforzare in Europa una coalizione in grado di opporsi all’avanzata dei fascisti. E di cambiare le politiche economiche che le hanno spianato la strada.

L’europeismo del Pd, con la marca di Carlo Calenda, non vi convince?
Calenda ha monopolizzato il dibattito congressuale del Pd. Poi ha costretto tutti, compreso Zingaretti, ad andare dietro al suo europeismo senza proposte di cambiamento. Nulla di nuovo. L’idea è l’Union sacrée dell’europeismo che è già stato il principale agente del collasso dell’Europa democratica.

Nel frattempo la destra italiana si riorganizza. Se non costruirete un’alternativa competitiva al governo andrà una destra compiutamente nazionalista.
Quella destra c’è già ed è già al governo. I 5 stelle oggi sono del tutto subalterni. Per questo non basta puntare ai delusi 5 stelle. Occorre rompere l’asse del governo e favorire un’evoluzione del M5S verso nuovi protagonisti che possano contribuire a disegnare una stagione diversa.

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Autonomia regionale differenziata, la secessione dei ricchi

 

Fratoianni sulla secessione dei ricchi

Stamattina ad Agorà, fra gli altri temi, ho parlato anche di secessione delle regioni del nord, in mano alla Lega e al suo vizio antico.Lancio un appello a Fico e Casellati: si faccia luce sugli accordi fra governo e regioni e si porti la questione in Parlamento. Ne va dell'unità nazionale e della parità dei diritti fra i cittadini del paese. Mi aspetto risposte concrete e immediate.

Posted by Nicola Fratoianni on Monday, 11 March 2019

Ad Agorà, fra gli altri temi, ho parlato anche di secessione delle regioni del nord, in mano alla Lega e al suo vizio antico.
Lancio un appello a Fico e Casellati: si faccia luce sugli accordi fra governo e regioni e si porti la questione in Parlamento. Ne va dell’unità nazionale e della parità dei diritti fra i cittadini del paese. Mi aspetto risposte concrete e immediate.