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È il momento di unire le forze che vogliono un cambio radicale di questa Europa

Le prossime elezioni europee rappresentano un passaggio decisivo per l’Europa, per l’Italia e, in modo ancora più marcato, per la sinistra. Visto il quadro, si potrebbe dire che le elezioni europee del 2019 determineranno in maniera forse permanente il percorso delle forze politiche, la loro riorganizzazione e il loro posizionamento.

L’Europa, la definizione del suo futuro, diventeranno, di fatto, il terreno di battaglia e di discussione fra le diverse forze. Finalmente.

La tenuta sociale e politica dell’Europa dipende dalla capacità che avranno le forze politiche della Sinistra di determinare un cambio di rotta radicale sul terreno economico, della politica monetaria, della natura della Banca Centrale Europea e del suo ruolo rispetto ai paesi e ai loro debiti sovrani.

O l’Europa cambia, o rischia la rottura.

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La ministra Trenta annuncia no stop F35 e aumento spese militari. Qual è il vero volto del M5S?

Quella che vedete in foto è la Ministra alla difesa Elisabetta Trenta, del M5S. Nella sua prima intervista alla rivista statunitense Defense News ha dichiarato che:

– Il governo non ha alcuna intenzione di eliminare né ridurre l’acquisto degli F35;
– il governo intende aumentare le spese militari fino al 2% del PIL, come richiesto dalla NATO (quindi un raddoppio rispetto ad oggi, con una spesa militare in vertiginosa crescita).
– Il governo chiede l’appoggio degli USA per una missione in Niger (la stessa che aveva pianificato il governo Gentiloni e contro cui il M5S si era opposto, insieme a noi);
– ha chiesto, infine, a John Bolton (consigliere per la sicurezza USA) una mano ad assumere la leadership in Libia, per contrastare la presenza francese, con particolare attenzione alla “questione petrolio” (a proposito di “aiutiamoli a casa loro”).

A questo punto io vorrei davvero capire qual è il vero volto del Movimento 5 Stelle? Si sono abituati presto a disattendere ciò che avevano detto e contestato agli altri negli anni scorsi?
Qui c’è l’articolo in inglese —> goo.gl/j3NGKT

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La mia interrogazione al ministro dell’Istruzione sugli insegnanti con diploma magistrale

Caso dei diplomati magistrali in Parlamento

Ci sono decine di migliaia di insegnanti con diploma magistrale, che per effetto di una sentenza rischiano o di essere licenziati, o di non poter accedere alle graduatorie. Sono persone che hanno svolto un ruolo fondamentale per la scuola statale in questi anni, persone di cui il servizio pubblico si è servito e che oggi rischiano l'espulsione. Effetto dello svilimento del ruolo della scuola pubblica. Ho portato il caso in Parlamento, ma la risposta del Ministro Bussetti è stata lacunosa. Condivido il giudizio che molti di voi mi hanno scritto in privato. L'unico impegno espresso da Bussetti è stato quello del rispetto delle sentenze e una sospensione del problema per 4 mesi. Noi continueremo a fare molta attenzione a ciò che accadrà e a proporre soluzioni puntuali.

Pubblicato da Nicola Fratoianni su Mercoledì 4 luglio 2018

 

Ci sono decine di migliaia di insegnanti con diploma magistrale, che per effetto di una sentenza rischiano o di essere licenziati, o di non poter accedere alle graduatorie. Sono persone che hanno svolto un ruolo fondamentale per la scuola statale in questi anni, persone di cui il servizio pubblico si è servito e che oggi rischiano l’espulsione. Effetto dello svilimento del ruolo della scuola pubblica.

Ho portato il caso in Parlamento, ma la risposta del Ministro Bussetti è stata lacunosa. Condivido il giudizio che molti di voi mi hanno scritto in privato.
L’unico impegno espresso da Bussetti è stato quello del rispetto delle sentenze e una sospensione del problema per 4 mesi.
Noi continueremo a fare molta attenzione a ciò che accadrà e a proporre soluzioni puntuali.

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La strada per la dignità è ancora molto, molto lunga

Il Decreto dignità è timido. Troppo timido. Considerando gli annunci mi sarei aspettato qualche deciso passo in avanti in più.
Innanzitutto, contrariamente a quanto detto, purtroppo non si tocca il Jobs Act: l’unica modifica sta nell’aver aumentato l’indennità a favore di chi viene licenziato senza giusta causa. Ma l’idea che si possa licenziare quando ti pare, rimane tutta intatta, visto che non si interviene sulla reintroduzione dell’articolo 18, a garanzia dei lavoratori.

Per altro, l’aumento dell’indennità si scarica principalmente sulle piccole e medie imprese italiane, visto che se una grande azienda decide di licenziare, pagare qualcosa in più per liberarti di un lavoratore è come bere acqua fresca.

Sull’introduzione della causale per i contratti precari, che il decreto Poletti aveva eliminato, va detto che, seppur corretto in punta di principio, così come realizzato, e cioè dopo i primi 12 mesi di contratto, è praticamente inutile. Per una ragione molto semplice: quasi l’80% dei contratti precari dura un anno o meno. Per le aziende che non vogliano introdurre la causale, è sufficiente far ruotare i lavoratori e continuare ad assumere con una scadenza di un anno appena. Cioè tutto prosegue così com’è.

Interverrò sul decreto durante il dibattito parlamentare, cercando di introdurre ciò che manca e chiedendo più coraggio a Di Maio, se davvero ha intenzione di dichiarare guerra alla precarietà. Quello che non si può fare, è contrastare questo decreto rivendicando il ruolo mortifero del Jobs Act e del Decreto Poletti, come sta facendo il PD. Non imparano mai…
La strada per la dignità è ancora molto, molto lunga.

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Non basta un restyling al Pd, ci vuole il coraggio di azzerare tutto

Come prima, più di prima e come se nulla fosse. Dopo la bruciante sconfitta delle ultime ore il Partito Democratico rilancia l’idea del fronte repubblicano come argine all’avanzata della destra peggiore di questo paese.

A parte Calenda, leggo anche Maurizio Martina che propone per le elezioni europee un fronte che va da Macron a Tsipras, il diavolo e l’acqua santa. Vuol dire non aver compreso fino in fondo la natura dei problemi, che hanno a che fare con la mancanza di un profilo chiaro e netto. Per buttarla in medicina, sarebbe come se si pretendesse di curare l’ammalato inoculando massicce dosi della malattia che lo ha colpito.

Non consapevoli, o forse sì (e questo sarebbe grave), che il ritorno di una certa destra è stato spianato, preparato e apparecchiato proprio da chi ha di fatto realizzato il programma della destra in questi anni.

Bisogna dirlo con coraggio: si perde dove non si ha il coraggio di azzerare, dove si pensa che siano sufficienti restyling e maquillage, dove si ripropongono progetti già bocciati, con protagonisti fallimentari.

Si perde dove manca la definizione di un’alternativa vera e ci si abbandona ad accordicchi mordi e fuggi, a improbabili “union sacrée” all’italiana, o a vecchie formule arrangiate con qualche candidato tirato fuori alla bisogna, senza storia (o con una storia pesante…), buone a prendere qualche manciata di voti, ma che scontano poi immediatamente tutte le difficoltà di un’azione di governo lenta, incerta, inconcludente, quando non contraria ai principi fondamentali della sinistra.

I cittadini se ne accorgono, e si vedono i risultati. Si vince, invece, dove quel coraggio c’è e dove si imbocca la strada dell’alternativa, senza paura

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Serve legge per vietare finanziamenti aziende a partiti. Pronta proposta di legge, Parlamento la approvi

E’ necessaria una legge che vieti in modo assoluto a qualunque impresa o società che abbia rapporti con la pubblica amministrazione di finanziare in qualsiasi modo la politica: lo dicevo esattamente un anno fa, dopo l’ennesimo scandalo di imprenditori che finanziavano partiti per avere appalti. A leggere oggi le cronache siamo di nuovo daccapo…

Nei prossimi giorni ripresenteremo quella proposta di legge, e ci auguriamo che il Parlamento la approvi al più presto. Sarebbe uno strumento utile per intervenire a monte su fenomeni corruttivi che si ripresentano con impressionante regolarità.

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Sui migranti governo banditesco, ma il Pd ha aperto strada a deriva di destra

 

La mia intervista a Fanpage.it dove ho parlato di migranti e di Flat Tax. Ma anche del futuro possibile della sinistra in Italia ho ribadito che se Liberi e Uguali si infilerà in una discussione incentrata sulle alleanze allora non farà molta strada se invece sceglie di aprirsi alle nuove forme della partecipazione ed a scelte e svolte radicali allora potremmo dare un contributo.

 

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Altro che predelle, la scuola deve diventare centrale nel nostro paese

I consigli di Ernesto Galli della Loggia per modificare la scuola, pubblicati nei giorni precedenti dal Corriere della Sera, hanno alla base l’idea che alla perdita di autorevolezza dell’istituzione scuola si possa rispondere con una forma strisciante e anche un po’ grottesca di autoritarismo.

E per altro, mi pare non tenga in nessun conto le cause che hanno progressivamente condotto alla perdita di importanza e di centralità della scuola e dell’insegnamento (anche universitario, sia chiaro) nella società italiana.

Non servono a nulla le pedane. Non è sollevando gli insegnanti di qualche centimetro da terra rispetto agli studenti che gli si conferisce quel ruolo che hanno perduto. Non è imponendo ai ragazzi di alzarsi in piedi in forma di saluto ossequioso che si possa pensare di fermare la deriva di insulti e delegittimazione del corpo docente. Non è mutilando le minime residuali forme di democrazia interna alle scuole attraverso l’espulsione delle famiglie dagli organi collegiali che si restituisce alla parola degli insegnanti e della scuola il peso sacrosanto.

Anche perché, vorrei segnalare a Galli della Loggia, già da tempo sono stati introdotti con le diverse controriforme elementi striscianti di autoritarismo: si può leggere diversamente la piena discrezionalità dei dirigenti scolastici sulla scelta degli insegnanti, introdotta dalla buona scuola di Renzi?

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Coraggio da LeU. Noi ci siamo ma servono prospettive, idee e punti di vista chiari

Quando arrivano sollecitazioni come è la petizione Coraggio da LEU, è un obbligo rispondere per chi ha qualche responsabilità nella costruzione di un percorso.
Concordo con le argomentazioni proposte nel documento. Segnano la necessità di una discontinuità rispetto al passato più o meno recente, non più rinviabile.
La petizione chiede coraggio. Coraggio nelle scelte, innanzitutto, che non possono non tenere conto delle ragioni per le quali si è arrivati alla condizione attuale.
Va detto con altrettanto coraggio e altrettanta chiarezza che LEU era nata con le migliori intenzioni, ma si è scontrata subito con un‘impostazione sbagliata, ancora al passato.
Anche qualche mese fa era il tempo del coraggio: si sarebbe dovuto scompaginare il quadro, assumere un piglio più deciso non solo nella comunicazione politica, ma nei temi e nelle proposte.
E ancora oggi è il tempo del coraggio, sapendo che non esistono scorciatoie, pur di fronte a un governo che oscilla fra un’ossequiosa benevolenza nei confronti dei ceti economici benestanti e la furia cieca verso gli emarginati. I nodi verranno presto al pettine.
E invece, ancora oggi scontiamo difficoltà, perché ci sono differenti punti di vista su ciò che sta accadendo nel nostro paese e in Europa e su ciò che c’è da fare.
Basti pensare a quello che stava per accadere poco prima della formazione del nuovo governo giallo-verde: ci saremmo divisi sul voto di fiducia a Cottarelli e ci saremmo divisi poi fra chi voleva riproporre un’alleanza con il Partito Democratico, come se nulla fosse accaduto (o come se tutto fosse magicamente e d’improvviso cambiato) e chi, come me e altri, pensa che ci sia maledettamente bisogno di costruire un’identità, con un’alternativa forte, e che crede che il problema da affrontare stia sempre nel merito delle questioni e non nei presunti album di famiglia, con le foto ormai sbiadite.
Non ci si salva con operazioni politiciste.
Penso che in molti territori ciò che serve ci sia già: si governa o si fa opposizione, ma con prospettive, idee e punti di vista chiari. E un partito lo si fa su idee, visione del mondo e prospettive chiare, non per offrire scialuppe di salvataggio improbabili.
Per cui discutiamo. Se la base della discussione è questa, ci sono.
È ora però, che tutti dicano con chiarezza e con coraggio, appunto, quel che pensano e cosa intendono fare.