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Serve una inchiesta di Onu e Ue sui mancati soccorsi in mare della Trenton

Ancora un episodio drammatico con al centro dei migranti naufraghi. Quanto rivelato da Repubblica sul soccorso operato nel mare Mediterraneo a giugno scorso dalla nave della Marina Usa Trenton con le testimonianze dei superstiti che raccontano che potevano essere salvate molte delle 76 persone annegate necessita di chiarimenti  da parte delle autorità internazionali, Onu e Unione Europea innanzitutto, ma anche quelle del nostro Paese devono contribuire a far luce.

Noi deputati di Leu nelle prossime ore presenteremo un’interrogazione parlamentare al governo italiano con questo obiettivo: non si può continuare ad assistere inerti alla strage infinita a due passi dalle nostre coste.

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Accordo Podemos-Psoe: dalla Spagna una lezione per tutti

Quello che accade in queste ore in Spagna, mi pare questione importante. Podemos firma un accordo di sostegno al governo di Pedro Sánchez, sulla base di quattro punti programmatici secchi e forti: l’aumento dell’imposta patrimoniale, l’innalzamento del salario minimo a 900 euro, il taglio delle tasse universitarie e un programma di edilizia popolare, con investimenti pubblici corposi.

Esattamente ciò che serve nell’Europa che ha impoverito i ceti più deboli. Potremmo definire i contenuti di questo accordo come una piattaforma per la redistribuzione delle risorse economiche dall’alto verso il basso. In Spagna, dimostrano anche di avere un’idea del futuro del paese: diritto alla casa, salari dignitosi, formazione accessibile per tutti e redistribuzione della ricchezza rappresentano scelte giuste e coraggiose per riequilibrare lo stato del Paese. Per riequilibrare la situazione creatasi a causa di chi, in questi anni, si è arricchito in maniera vergognosa sulle spalle di coloro che già soffrivano le condizioni di un sistema produttivo aggressivo e onnivoro.

In tutta evidenza, l’importanza di ciò che accade in Spagna non risiede nell’alleanza in quanto tale. Nei Paesi europei abbiamo assistito per anni allo stringersi di ogni tipo di alleanza, spesso segnate dal politicismo, e ancora oggisi propongono accordi improbabili, privi di contenuto politico e di analisi dei meccanismi regolativi delle economie nazionali ed europee.

Il nodo sta, invece, tutto nei contenuti, che configurano il caso spagnolo come un cambiamento radicale, una cesura con il passato politico in quel Paese e non solo (visto che lo stesso processo ha riguardato l’Italia e l’Europa). Un passato in cui si era puntato tutto sul dimagrimento del ruolo dello Stato e della cosiddetta “spesa pubblica improduttiva”, cioè sui servizi basilari alla persona, e sulla diminuzione delle tasse per ricchi e possidenti, mentre il conto veniva pagato dai soliti noti.

La piattaforma creata da Podemos e socialisti, dunque, mette in crisi l’impianto su cui si è costruito il dominio dei mercati sulla politica e su cui si è basata la nuova ondata del selvaggio capitalismo finanziario, rimettendo al centro l’interesse pubblico.

Da questo punto di vista, l’accordo spagnolo mette in luce ancora una volta la pochezza del dibattito politico italiano, fatto di improbabili “governi del cambiamento”, che continuano a proporre tagli, meno tasse ai ricchi e condoni, con totale assenza di consapevolezza da parte del Pd.

Com’è ovvio che sia, ho molto rispetto per il dibattito interno ad un partito che non è e non è mai stato il mio, ma non posso esimermi dal sottolineare che il livello della discussione nel Partito Democratico appare del tutto insufficiente.

In Italia, il dibattito sulle alleanze è privo di discussioni di metodo e merito. Invocare l’unità diventa un “a priori”, o comunque un invito alla costruzione di grandi alleanze contro l’orda barbarica. Carlo Calenda è, ormai da tempo, in buona compagnia nel proporre larghe e larghissime intese, sotto il patriottico nome di Fronte Repubblicano, il cui solo nome risveglia l’istinto di conservazione. Per altro, se non fosse già abbastanza chiaro quanto inefficace sia questa strada, basti ricordare che in molti territori si sono già sperimentate forme di “ammucchiata” politica, sonoramente bocciate dagli elettori.

Anche nelle parole di Nicola Zingaretti – il candidato alla segreteria Pd che, nella narrazione, viene considerato il rappresentante della sinistra del post-Renzi – non c’è nessuna chiarezza sulle ragioni che hanno determinato la crisi dei partiti socialdemocratici e sulla natura delle scelte che, in nome della compatibilità con i mercati e del primato del governo, hanno sacrificato le istanze delle classi popolari e le lotte di lavoratori, precari e disoccupati. In questo modo, di fatto, si è condiviso l’orizzonte politico e programmatico della destra.

Nessun cenno ai disastri del Jobs Act, alla necessità di rivedere una tassazione che grava su lavoro dipendente e pensionati, all’emergenza casa e dei singoli territori. Il dibattito si mantiene in superficie e mi pare, per quel che mi compete, abbastanza inadeguato alla fase.

Dalla Spagna, come dall’Inghilterra di Jeremy Corbyn e dall’esperienza portoghese, arrivano lezioni da cui tutti potremmo e dovremmo trarre insegnamenti preziosi. Non per il futuro, ma per il presente.

Per questo, la sinistra a cui penso può rigenerarsi e ritrovare una sua dimensione solo creandosi un profilo autonomo e radicalmente alternativo, tanto rispetto all’internazionale delle destre nazionaliste quanto al partito dello spread e dell’establishment, che non vuole mettere in discussione lo status quo. Il tempo è ora.

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Mediterranea, perché noi non giriamo la faccia

Oggi è una giornata importante: Mediterranea Saving Humans è nel Mare Mediterraneo e svolgerà attività di monitoraggio, testimonianza e denuncia di ciò che accade ogni giorno ai migranti in fuga, nell’assenza di soccorsi, nel silenzio e nella complice indifferenza del governo italiano e degli altri Paesi europei.
Si tratta di una straordinaria avventura collettiva, di cui sono garante insieme a Rossella Muroni, Erasmo Palazzotto e Nichi Vendola, e che vede il protagonismo di varie associazioni, Onlus, ONG, tra cui Arci nazionale, Ya Basta di Bologna, Sea-Watch, Banca Etica, i Diavoli e l’impresa sociale Moltivolti di Palermo.
Mediterranea nasce da un’indignazione, quella che proviamo ogni volta davanti alla morte indisturbata di donne, uomini e bambini; nasce dal bisogno di giustizia che ci porta a dire che salvare vite umane è giusto e nasce da un’idea di società che mette al centro il rispetto della vita umana e la sua dignità. Ma, come immaginerete, tenere viva la nostra missione e farla vivere il più a lungo possibile non è cosa semplice: abbiamo bisogno del supporto di ognuno di voi! Ecco cosa potete fare. Potete partecipare alla campagna di crowfounding con un contributo piccolo o grande, in base alle vostre possibilità. Trovate qui tutte le info utili: www.mediterranearescue.org

Tocca a noi, ci mettiamo i corpi.

#savinghumans

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Con Mimmo Lucano

Con Mimmo Lucano

Poco fa, alla Camera ho portato la voce di quanti a Riace e in giro per l'Italia oggi gridavano all'ingiustizia nei confronti di Mimmo Lucano. L'obbedienza non è più una virtù, diceva Don Milani.Noi stiamo dalla parte di chi disobbedisce in nome dell'umanità, principio superiore ad ogni legge scritta.

Pubblicato da Nicola Fratoianni su Martedì 2 ottobre 2018

 

Alla Camera ho portato la voce di quanti a Riace e in giro per l’Italia oggi gridavano all’ingiustizia nei confronti di Mimmo Lucano.
L’obbedienza non è più una virtù, diceva Don Milani.
Noi stiamo dalla parte di chi disobbedisce in nome dell’umanità, principio superiore ad ogni legge scritta.

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Non mi scandalizzo per il deficit, ma per come viene utilizzato

Il problema non è utilizzare il deficit in sé. Anzi, come diciamo ormai da tempo, dopo anni di terribile austerity, è anche il caso di iniziare ad abbattere alcuni totem che persino Prodi aveva definito stupidi. E chi oggi, in nome del mantra dei mercati, spera nell’assalto all’Italia e al suo debito, per attaccare il governo, commette l’ennesimo errore politico.

Il punto è cosa ci fai con quel deficit.

Se lo si utilizza interamente per la spesa corrente, come pensano di fare, e quindi per Flat tax, reddito (nella forma un po’ bislacca dei 5 stelle), e così via, il risultato non può che essere negativo. Anche di fronte a scelte come quelle sulle pensioni e sul reddito che vanno invece nella giusta direzione.

Servirebbe piuttosto un robusto piano di investimenti pubblici di cui, però, non si vede traccia. E servirebbe, soprattutto, il coraggio di aggredire l’enorme diseguaglianza che si è accumulata sulle spalle del lavoro e della parte produttiva del Paese. Una gigantesca quantità di ricchezza trasferita alla rendita e alla speculazione. Insomma, una patrimoniale con cui finanziare la redistribuzione verso il basso necessaria a chi, dopo anni di crisi, ha bisogno di risposte immediate e urgenti.

Nel frattempo, rimane in campo l’ingiustizia sociale di questa Italia.

C’è chi non paga un centesimo di tasse, pur avendo enormi capitali a disposizione e da anni si arricchisce sulla pelle di lavoratori, pensionati e disoccupati.

Ricordo inoltre che in Italia si evadono 110 miliardi l’anno (più o meno 3 manovre finanziarie), che spendiamo 70 milioni di euro al giorno per spese militari, che ci sono grandi patrimoni accumulati nelle mani del 1% della popolazione italiana, concessioni statali a prezzi di saldo, grandi opere inutili.

Infine, c’è un punto che andrebbe chiarito: nel Programma nazionale delle riforme che accompagna il DEF, si parla di un taglio di 5 miliardi a sanità, welfare, scuola, servizi.

Si finanzia la flat tax con i soldi tolti al welfare?

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Al fianco di Franco, licenziato perché ammalato

Nel marzo 2017 Franco Minutiello è stato licenziato dalla Teknoservice di Piossasco, in Piemonte, perché ammalato di Parkinson. Secondo l’azienda non c’erano più, nello stabilimento, mansioni adeguate alle sue condizioni di salute. Una tragedia nella tragedia.
Il 9 luglio scorso il Tribunale del Lavoro di Ivrea ha dichiarato il licenziamento illegittimo e ha ordinato all’azienda di reintegrare Franco e di restituirgli gli stipendi arretrati. Ma quella sentenza è rimasta lettera morta perché fino ad oggi l’operaio non ha riavuto né il posto di lavoro né gli stipendi arretrati.
Per questo ho presentato, insieme a Federico Fornaro, una interrogazione al governo, per chiedere un intervento deciso nei confronti di quelle aziende, troppe, che non attuano in tempi brevi o addirittura rifiutano di attuare le sentenze dei giudici del lavoro. Chiederemo risposta fino al reintegro di Franco, perché abbia la tranquillità e la giustizia che merita.

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I principi di ragionevolezza, uguaglianza e la Costituzione non sono optional

La Corte Costituzionale conferma un principio che dovrebbe essere ovvio, e che doveva essere ovvio anche per chi ha costretto gli italiana a sopportare gli effetti del Jobs Act : licenziare senza causa un lavoratore assunto da un mese o da vent’anni è uguale, perché la dignità non è questione di anzianità.

I principi di ragionevolezza e di uguaglianza oltre al dettato costituzionale non sono optional. Solo il Pd poteva non rendersene conto.

Ora c’è solo una cosa da fare, e il M5S dovrebbe ascoltarci a differenza di quanto ha fatto nei mesi scorsi serve ripristinare l’ articolo 18 per tutte e tutti.

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Alla trasmissione DiMartedì a La7 ho parlato di pensioni con la Fornero…

Va cambiata la riforma Fornero in maniera radicale, perché è inaccettabile tenere al lavoro le persone fino a 70 anni e costringendo i giovani a stare a casa fino a 40 anni, a campare a malapena con le pensioni dei nonni.
Ieri a DiMartedì è andata in scena una discussione sulla riforma Fornero. Sentite cosa ho detto e cosa mi ha risposto Elsa Fornero…
Buona visione.

Di Martedì, Fratoianni su riforma Fornero

Va cambiata la riforma Fornero in maniera radicale, perché è inaccettabile tenere al lavoro le persone fino a 70 anni e costringendo i giovani a stare a casa fino a 40 anni, a campare a malapena con le pensioni dei nonni.Ieri a DiMartedì è andata in scena una discussione sulla riforma Fornero. Sentite cosa ho detto e cosa mi ha risposto Elsa Fornero… Buona visione.

Pubblicato da Nicola Fratoianni su Mercoledì 26 settembre 2018

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Salvini rischia di fare un favore alle mafie

Finalmente il ministro dell’Interno interviene sul tema mafia! E sapete come?

Nella bozza del decreto sicurezza prevede che i beni confiscati alle mafie possano essere venduti all’asta ai privati, se non vengono utilizzati dagli enti locali. Ma si omette di specificare che gli enti locali non hanno un centesimo a disposizione e che la difficoltà di riutilizzare i beni confiscati alle mafie dipendono proprio dall’indisponibilità economica dei Comuni e degli Enti locali.

Avesse voluto fare un’operazione che per davvero contrastava la criminalità organizzata e consentiva alle comunità locali di riappropriarsi di spazi di legalità e di riutilizzare i beni a fini sociali e di sviluppo, avrebbe dovuto semplicemente mettere qualche milione di euro a disposizione dei comuni e organizzare il riutilizzo dei beni.

E invece no.

Propone un enorme regalo ai privati, che rischia di trasformarsi in un vantaggio alle organizzazioni criminali che potranno così riacquistare i beni che gli vengono confiscati, attraverso i diversi prestanome di cui le mafie dispongono e che molto spesso si infiltrano anche in fondazioni, enti bancari, grandi agenzie immobiliari.

Davvero un occhio di riguardo alla sicurezza.

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L’ex An Valditara a capo dipartimento Università. Un vero capolavoro del governo del cambiamento

Ormai pare certo che il governo del cambiamento nominerà a Capo del Dipartimento Università del Miur l’ex senatore di An Valditara, relatore della famigerata Riforma Gelmini del governo Berlusconi. Un altro capolavoro del M5S che regala ai responsabili dei tagli e delle politiche disastrose sulla scuola il futuro della formazione superiore del nostro Paese. Davvero vivissimi complimenti!