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Servono misure straordinarie per gli artisti

Era un rischio, ora è quasi certezza. Dopo oltre un mese di misure sacrosante di lockdown migliaia di artisti, lavoratori della cultura e dello spettacolo sono in attesa di comprendere cosa ne sarà della loro attività e del loro lavoro.

È evidente a tutti che la giusta indennità corrisposta per affrontare l’emergenza, non è sufficiente se come pare la Fase 2 non prevede nell’immediato la riapertura dei luoghi di spettacolo e di produzione di cultura.

È il tempo di ricercare soluzioni serie e innovative per evitare che il nostro Paese disperda un enorme patrimonio di conoscenza. Dietro i colpi di questa crisi rischiamo seriamente di disperdere almeno un paio di generazioni di artisti. Uno spreco che l’Italia non può permettersi.

Ho letto la proposta di una Netflix della cultura da parte del ministro Franceschini. È un’idea quella di utilizzare le piattaforme tecnologiche e l’immateriale per la fruizione, lì dove è impossibile il contatto per un lasso di tempo al momento non quantificabile.

Credo, però, che ci sia bisogno di agire subito almeno su due versanti, per poter garantire sostegno e continuità non solo alla fruizione del prodotto artistico, ma anche alla produzione e alla creazione artistica. Se si fermano creatività, ricerca e produzione si ferma l’anima più profonda del movimento culturale italiano. E perdono completamente senso il ruolo e la funzione sociale dell’artista.

Per evitare che questo accada bisogna agire su due fronti, utilizzando l’emergenza come momento rifondativo. Innanzitutto, serve continuità di reddito. Gli artisti ricevano dallo Stato un “reddito d’arte” per il lavoro che hanno svolto e che devono continuare a svolgere.

Potremmo definirla un’azione di mecenatismo di Stato, ritenendo imprescindibile e insostituibile la funzione sociale della cultura. Continuo a parlare non a caso di funzione sociale e pubblica della cultura, proprio per ridisegnare il paradigma cui siamo stati abituati in questi lunghi anni in cui la cultura aziendalista ha pervaso ogni aspetto della vita sociale del Paese, per cui persino arte e cultura sono state misurate con i criteri della produttività.
Bisogna cambiare punto di vista, se vogliamo salvarci oggi per crescere domani.

Con un Reddito d’Arte consentiremmo agli artisti di continuare a studiare, approfondire, ricercare nuovi linguaggi, creare e produrre. Consentiremmo loro, insomma, di utilizzare questo momento di sospensione per continuare a lavorare e prepararsi poi alla ripresa, magari con produzione nuove e con forme innovative.

Infine, dovremmo fare di tutto perché nei mesi estivi si svolga la stagione culturale che in forma capillare e diffusa è presente su tutto il territorio italiano.
Sostenere con finanziamenti specifici le migliaia di festival e di eventi estivi all’aperto di piccola e media entità che sono allo stesso tempo l’anima e lo scheletro della cultura e dello spettacolo in Italia, che per poter svolgere le loro attività si troveranno ad affrontare nuovi e ingenti costi di adeguamento e di gestione degli spazi in base alle nuove normative.

Utilizziamo il tempo a disposizione per testare e ragionare sui luoghi dello spettacolo dal vivo del futuro. La situazione è inedita e servono misure straordinarie.

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