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Il voto in Grand Bretagna

C’è un punto ineludibile: la grande maggioranza dei cittadini inglesi, soprattutto nelle aree extraurbane, maggiormente colpite dalla crisi e dalla deindustrializzazione, hanno espresso un voto per chiudere definitivamente con l’Unione Europea.
Ritengono che i loro problemi economici e sociali dipendano in prima battuta dall’Europa. Johnson e i conservatori hanno impostato l’intera campagna sulla conferma della Brexit (per altro con la medesima ricetta della May).
A Corbyn bisogna dare atto di aver provato a spostare l’attenzione sulle soluzioni economiche e sociali da adottare in Inghilterra, per rispondere alla grande crisi che ingoia le vite di milioni di persone, provando generosamente a salvare il rapporto con l’Unione Europea. Era questo il senso della richiesta di un nuovo referendum.
I liberali champagne e sviluppismo, che in Italia abbondano, accusano Corbyn di estremismo e lo incolpano della sconfitta per le sue posizioni radicali, dimostrando di non comprendere che la causa del disastro sta proprio in ciò che loro continuano a difendere.
L’europeismo liberista è ritenuto insopportabile da milioni di persone, che di fronte allo sfascio delle loro vite dovuto a un capitalismo sempre più disumano, preferiscono il ritorno alle patrie e affidarsi alle destre estreme, che poi fanno quello che hanno sempre fatto: leggi per favorire i ricchi e i più forti. È un errore di valutazione, certo. Ma prima o poi toccherà farci i conti. O si attua la giustizia sociale in tutta Europa, o gli effetti della valanga saranno disastrosi.

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