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Scandaloso non è Renzi, ma la legge sul finanziamento privato ai partiti

Caro Matteo,

non è compito mio stabilire se i fondi della Fondazione Open sono stati usati correttamente o meno, sono garantista e quindi fino a prova contraria credo nella vostra innocenza. Il vero elemento di scandalo per quanto mi riguarda è il meccanismo di finanziamento privato ai partiti e alle fondazioni, o alle associazioni a questi collegate.

Dopo aver cancellato il finanziamento pubblico, considerato il male assoluto, è stata introdotta una forma malsana di finanziamento privato. Secondo la vulgata di certa politica, fra cui la tua, così si sarebbe moralizzata la politica. Noi ci siamo sempre opposti e la storia, purtroppo, continua a darci ragione.

A cadenza quasi mensile, da anni ormai, vengono fuori inchieste che riguardano i rapporti fra politica e imprese. Rapporti opachi, nella migliore delle ipotesi inopportuni, nelle peggiore illeciti. Una lunga serie di inchieste che hanno dimostrato o, dove non concluse, ipotizzato una lunga serie di reati nel rapporto tra interessi particolari e politica. L’elenco è vasto e variegato.

Tutti coinvolti, allegramente. E tutti che rischiano di diventare, in un modo o nell’altro, politicamente deboli, ricattabili, permeabili alle richieste del finanziatore di turno. Perché nessuno può negare che se un grande imprenditore finanzia un partito, una fondazione, un’associazione o un politico, in maniera cospicua, in quel momento si innesca un meccanismo di stretta dipendenza della politica dalle scelte e dalle volontà del finanziatore. C’è poco da fare.

È il momento di dire basta. Ed è il momento di dire la verità. In nome della moralizzazione e della (giusta) lotta contro abusi e scandali, è stato costruito un modello che ha prodotto esattamente l’effetto opposto. Sono anni che avanziamo proposte chiare sul tema e sono anni che i fatti mi danno ragione, ma la politica rimane sorda.

Serve interrompere con decisione una catena che indebolisce la politica e la consegna alle volontà di qualche ricco possidente privato con interessi particolari, legati molto spesso alla pubblica amministrazione e alle decisioni della politica.

C’è una proposta di legge nostra già depositata che si potrebbe discutere e approvare già domattina, se ci fosse la volontà. Bisogna smetterla con la retorica per cui non servono soldi per fare politica: una qualunque forma di organizzazione ha un costo che va sostenuto. Non sarà mica un caso che tutti i partiti hanno dipendenti in cassa integrazione?

Conosco i costi di una campagna di comunicazione, per esempio, e so che per Sinistra Italiana sono spesso diventati insostenibili. Come fanno alcuni partiti molto piccoli, più piccoli di noi, a finanziarsi grosse campagne?

Noi abbiamo fatto la scelta politica di non richiedere e non accettare finanziamenti provenienti da imprese o da privati (se non donazioni liberale di poche decine di euro), proprio per poter essere liberi di esprimere la nostra opinione politica e poter incrociare le battaglie delle persone in carne e ossa che chiedono diritti. Diritti sui posti di lavoro, diritti ambientali, diritti alla salute, diritti alla felicità. E queste battaglie vengono condotte molto spesso in conflitto con gli interessi di grandi aziende, multinazionali, grandi player dei mercati finanziari.

C’è poi un altro tema. Faccio politica nei partiti da molti anni e so perfettamente quanto costa un’organizzazione, quali sacrifici comporta, quanti sforzi si chiedono ai militanti nei territori che da tempo ormai sono costretti persino ad autotassarsi per produrre un volantino. Ed è proprio questa una delle ragioni per cui da qualche anno le sedi dei partiti nei comuni, nelle periferie, vengono chiuse, per mancanza di risorse economiche anche solo banalmente per pagare il fitto e le utenze del luogo.

Dunque si apra una discussione seria. Occorre decidere se vogliamo costruire un sistema di partiti che sono in realtà scatole vuote, comitati elettorali che si attivano soltanto durante le campagne elettorali? Dobbiamo decidere se la politica è definitivamente consegnata a chi se lo può permettere o se deve tornare a essere lo strumento con cui tutte tutti possono contribuire a decidere del proprio futuro.

Per questo mi rivolgo a tutti, maggioranza e opposizione. È ora di restituire dignità e libertà alla politica, ai partiti e alla loro funzione come sancito dalla Costituzione. Si vieti ogni forma di finanziamento privato nei confronti di partiti, associazioni o fondazioni da parte di chi ha relazioni o interessi con la cosa pubblica, e si reintroduca il finanziamento pubblico alla politica.

Ci sono nel mondo esempi e modelli che funzionano benissimo. Si introducano norme stringenti sulla trasparenza e sul controllo nell’uso e nella spesa di questi fondi. Ma è arrivato il tempo di decidere, una volta per tutte se la democrazia è solo un inutile costo o lo strumento necessario per garantire a tutte e tutti un futuro migliore.

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