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Parole chiare: quello di Arcelor Mittal è un ricatto

 

Noi abbiamo sempre ritenuto un errore lo scudo penale e alla proprietà dell’azienda era chiaro sin dai primi di settembre che si sarebbe proceduto a eliminare una clausola dell’accordo, siglato dai governi precedenti, che garantiva ad Arcelor un privilegio, sulla pelle di lavoratori e cittadini di Taranto.
Perché hanno deciso di rescindere ora il contratto, e soprattutto, quali condizioni ulteriori e peggiorative chiedono al governo per proseguire con la produzione?
Lo scopriremo presto, ma mi pare evidente che ancora una volta si provi a prendere per il collo le istituzioni e la politica, per piegarle agli interessi privati.
A questo punto, se è vero che l’acciaio è un asset fondamentale per la strategia produttiva del Paese, e se è vero che la città di Taranto e i lavoratori dell’Ilva meritano di vivere in condizioni di tutela rispetto agli effetti della produzione, è giunto il momento che sia lo Stato a farsi carico della vicenda, con decisione e tempestività.
Si assuma il controllo della fabbrica e si faccia ciò che chiediamo, inascoltati, dal 2012: una valutazione dell’impatto e del rischio sanitario, per verificare quali siano le migliori tecnologie esistenti e quali siano i livelli di produzione compatibili con il diritto alla salute della città.
Nessun privato avrà come obiettivo la salute pubblica, visto che è già dimostrato che si tende a massimizzare i profitti, in barba a tutto il resto.
Tocca allo Stato decidere, se smettere con la produzione di acciaio, o nazionalizzare la produzione e fare tutto ciò che occorre per il rispetto della città.
Ps: Salvini che fa il sovranista e sta già con il cappello in mano davanti ad una multinazionale, per fargli fare quello che vuole sulla pelle di operai e cittadini è ridicolo, oltre che dannoso.

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