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Un giorno verrà chiesto a tutti: voi dove eravate? Chi si è girato dall’altra parte?

Siamo ormai arrivati al decimo giorno della terza missione di nave Mare Jonio, della piattaforma Mediterranea (e questa volta insieme alla Ong spagnola Open Arms e alla Ong tedesca SeaWatch per United4Med). Dopo una sosta di 4 giorni nel porto tunisino di Zarzis per condizioni meteo marine impraticabili siamo ripartiti nella giornata di giovedì e ieri siamo arrivati in prossimità del peschereccio spagnolo Nostra Madre di Loreto.

Si tratta della imbarcazione che quasi 10 giorni fa ha salvato 12 migranti in fuga dalla Libia. Da allora, dopo aver rifiutato di consegnarli ai Libici sono fermi in attesa di una soluzione.

Soluzione richiesta a gran voce nei giorni scorsi anche da un gruppo di parlamentari europei per un porto sicuro, e in queste ore anche da Unhcr

Ieri anche io sono salito a bordo del peschereccio. Ho parlato con i migranti e con il comandante. Tutti chiedono la stessa, semplice, cosa. Che si trovi una soluzione rapida. Per i migranti che in tutta evidenza si trovano a bordo di una nave non attrezzata per assisterli nel modo migliore, e per l’equipaggio del peschereccio. Questo caso è lo specchio perfetto in cui si riflette tutta l’assurdità di quello che succede in questo mare sempre più spesso.

Da ieri, dopo l’evacuazione in elicottero di uno dei migranti in condizioni di salute critiche, sono rimasti in 11. Tra questi due sono minori.

Undici persone in balia del mare e soprattutto di un cinico e inaccettabile gioco del cerino tra gli Stati europei: Madrid, lo stato alla cui bandiera fa riferimento il peschereccio non da nessuna soluzione. Malta che si trova a poco più di 80 miglia tace. E l’Italia si disinteressa della questione.

Non è di loro competenza ci dicono. Come se si trattasse di semplice pratica burocratica. Ma in questa vicenda c’è anche altro. C’è il caso di un peschereccio che di fronte al rischio di veder morire delle persone a pochi metri di distanza non esita ad intervenire. Il caso di un giovane comandante e di un equipaggio che, come da sempre succede in mare, non si volta dall’altra parte. A loro dovrebbe andare una medaglia. Invece sono abbandonati, salvo per l’assistenza di chi come noi e Open Arms si mette in mare per questo.

C’è qualcosa di malvagio in tutto questo. Se chi fa la scelta del comandante spagnolo si ritrova in questa condizione, rischiando non solo di veder sfumare gli sforzi del proprio lavoro, ma anche di passare qualche guaio ulteriore, cosa farà la prossima volta? E cosa faranno equipaggi e imbarcazioni che dovessero trovarsi in situazioni simili?

La criminalizzazione della solidarietà è anche questo. Non solo guerra alle ong.

Per questo siamo in mare. Perché ci sia una alternativa. Per i migranti che fuggono dalla disperazione a costo della loro vita, ma anche per chi vive in mare e di mare. Per reagire ad una barbarie delle coscienze. Perché un giorno, qualcuno chiederà conto. E chiederà anche a noi, a ciascuno e a ciascuna di noi: voi dove eravate?

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