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M5S, è chiara la distanza fra parole e fatti. Sui diritti governo di estrema destra

Intervista al Manifesto a cura di Daniela Preziosi

«Il decreto Genova era necessario. Ma ci hanno infilato la schifezza di uno dei peggiori condoni della storia recente, un’altra contro l’ambiente». Per Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, il decreto «è il paradigma del governo: era stato accompagnato da parole roboanti, ’revoca della concessione’, ’nazionalizzazione’. Non c’è nulla. È lo specchio della distanza fra le parole e la realtà dei suoi fatti».

Si segnala un dissenso in M5S. Così sull’elezione della presidente leghistissima alla commissione diritti umani. Salvini punta a spaccarli?

Salvini lancia un’opa sul loro elettorato e la loro dichiarata alterità va in crisi. È necessario fare affiorare le differenze dentro M5s. Mi lasci dire che la vicenda della commissione è un insulto. Colloca questo governo all’estrema destra del paese e dell’Europa.

Ma se domani il governo cadesse non ci sarebbe un’alternativa possibile.

Al momento no. A differenza della Spagna e del Portogallo dove si è saputa cercare e trovare un maggioranza fra le sinistre.

In Italia voi, a differenza dai vostri compagni portoghesi e spagnoli, non accettereste di andare al governo con la sinistra moderata.

Rovescerei il ragionamento. In Spagna e Portogallo i socialisti hanno assunto un tasso di radicalità che qui il Pd considererebbe persino estremista. Io metterei la firma sulla piattaforma fra Podemos e Psoe. Il Pd no.

Parliamo di Liberi e uguali. Non si scioglie, va avanti. Ma senza di voi e senza Mdp.

Il progetto di Leu è stato sconfitto al voto. Da subito si sono misurate crescenti distanze fra chi vuole ricostruire il centrosinistra e chi, come noi, considera quella scelta esiziale. Il gruppo parlamentare finora ha funzionato, ed è un bene che va tutelato e messo a disposizione di quello che si muove nel paese. Ma la prospettiva unitaria non c’è. Chiedevamo una fase di discussione sulle prospettive e poi da lì valutare se procedere verso un partito. Tutto questo non è stato permesso.

Il presidente Grasso va avanti con i comitati autoconvocati.

Grasso fa bene, ha messo generosamente a disposizione la sua coerenza. E l’orientamento politico autonomo e alternativo che sta imprimendo è condivisibile. Sono certo che il lavoro comune con lui continuerà.

Mdp vi accusa di aver rotto Leu quando avete deciso da soli di cercare una convergenza a sinistra per le europee.

L’accusa non è fondata. E se dobbiamo proprio discuterne così, semmai a rompere Leu è stato chi non ha mai avuto altro orizzonte che il centrosinistra. Rispetto le scelte di ciascuno, ma noi abbiamo solo ribadito quello che abbiamo sempre detto. Nessuna passione per la ginnastica organizzativa. Ci vogliono le idee. Per le europee dobbiamo costruire non l’ennesimo contenitore o l’ennesimo processo costituente ma uno spazio di confluenza di soggetti diversi, partiti reti comitati, su un programma. E non solo per le europee ma per costruire una rete di relazioni capace di produrre qualcosa nel paese. Dove qualcosa si muove. I movimenti degli studenti, quello delle donne, le mobilitazioni contro la deriva securitaria in materia di immigrazione del governo.

Con De Magistris leader?

De Magistris fa un’interessante proposta di convergenza.

Anche al Prc interessa. Vuol dire che voi vi siete radicalizzati?

Non mi sono radicalizzato né moderato. È arrivato il momento di mettere in campo una proposta radicale, cioè che vada alla radice dei problemi: dal tema delle migrazioni, grande questione di prospettiva per il mondo in cui viviamo, alla riduzione del tempo di lavoro a parità di salario. Alla patrimoniale, senza paura delle parole: serve per affrontare la redistribuzione della ricchezza in un mondo sempre più diseguale. Alla transizione ecologica. Serve una critica radicale a un capitalismo ormai incompatibile con la stessa democrazia.

Voi siete molto impegnati con la Nave di soccorso Mar Jonio…

Mi lasci dire che non è una nostra iniziativa. Ma sì, ne siamo parte. Orgogliosamente. Sul piano personale Vendola, Palazzotto ed io abbiamo firmato le garanzie con Banca Etica. È il momento di mettere in campo pratiche concrete per indicare un’altra strada rispetto al clima che viviamo.

…ma la maggioranza degli italiani, secondo i sondaggi, oggi sta con Salvini.

Non è un fenomeno italiano. Da Trump a Bolsonaro, il vento soffia contro di noi. Ma l’immigrazione contiene moltissime altre questioni: dalla globalizzazione alle guerre alimentate anche dalla nostra industria, ai cambiamenti climatici. Per cambiare il vento servirà certo un crisi di questo blocco di potere di destra, che arriverà quando le promesse si riveleranno per quello che sono, scatole vuote, non in grado di far star meglio le persone. Ci vorrebbe anche una sinistra capace di costruire l’alternativa. Così come in Italia sarebbe necessario un ripensamento di fondo nel cosiddetto campo democratico.

Zingaretti, nel Pd, potrebbe incarnare questo ripensamento?

Al momento, da quello che dice, mi pare largamente improbabile. E lo dico con dispiacere.

 

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