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Asso28: la politica sui migranti dell’Italia si decide sulle piattaforme petrolifere?

C’è un fatto incontrovertibile, per altro confermato dall’armatore della Asso28: per la prima volta una nave battente bandiera italiana ha effettuato un respingimento collettivo. E cioè ha riportato delle persone in un luogo insicuro senza che fosse possibile verificare se abbiano o meno diritto allo status di rifugiato, ovvero se scappino o meno da guerre e torture.

Un precedente grave, come confermato da UNHCR e da altre organizzazioni che si occupano di diritti umani. È anche la dimostrazione che Salvini è un bugiardo quando afferma che il governo è pronto a far fronte al dovere di accogliere chi scappa dalle guerre e da morte certa. Ci dica Salvini: chi restituirà questo diritto a coloro che sono stati ingiustamente riportati in Libia? 
Non basta: da chi è partito l’ordine del respingimento? 
Non è ancora chiaro. Il capitano dello Asso28 in un primo momento ha affermato di aver ricevuto indicazioni dai libici, poi ha ritrattato, parlando chiaramente di una comunicazione arrivata dalla piattaforma petrolifera per cui lavorano, e cioè una piattaforma di proprietà di una join venture tra Eni e la società petrolifera libica Noc.

Non si comprende bene a quale titolo i dirigenti di una piattaforma petrolifera fornirebbero comunicazioni di questo tipo, sostituendosi ai governi e al lavoro dei ministeri.
ENI intanto smentisce il suo coinvolgimento e rimanda la palla nel campo della Libia.
Qualcuno deve delle spiegazioni ai cittadini italiani, non vi pare?
Il governo italiano, i libici, gli armatori ci dicano chi e come ha gestito l’operazione. Ci spieghino perché tutte queste contraddizioni tra la ricostruzione, gli audio che abbiamo ascoltato e le informazioni che a noi sono state date direttamente dalla Asso28.

Siamo già di fronte ad un caso di violazione di leggi che esistono per proteggere esseri umani, ed è molto grave. Se in più l’ordine di violare queste norme fosse partito davvero da una piattaforma petrolifera la vicenda diventerebbe agghiacciante e getterebbe un’ombra pesante (l’ennesima) sul ruolo di una certa industria economica nel Mediterraneo e in Africa.
Aspettiamo risposte.

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