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Il Fronte repubblicano? Fatto così è sbagliato. Noi saremo disertori

Intervista al Manifesto a cura di Daniela Preziosi. Il segretario di Sinistra italiana: non ci arruoleremo in difesa dell’establishment. Non siamo «no euro», ma così si gonfiano le vele alle destre. Rispetto per Mattarella, anche se non ne convido le scelte. Ma chi convoca manifestazioni di piazza a sostegno del presidente lo trascina nella contesa. Il Pd ci ripensi . Spero che Liberi e uguali non si divida. Ma fra la difesa del fascismo e la difesa dei mercati noi abbiamo un piano C: la battaglia per un’Europa di diritti e uguaglianza

Nicola Fratoianni (segretario di Sinistra italiana, ndr), il Pd vi chiama a un «fronte repubblicano». Da cosa volete difendere il Paese?

Se la sfida è costringere ognuno di noi a rimettere in discussione il proprio recinto, sono pronto. Ma questo deve significare rimettere in discussione le ragioni che hanno condotto Lega e M5S al risultato clamoroso del 4 marzo. O siamo in grado di fare una proposta che non si rassegni alla gabbia dei mercati, per la quale il voto democratico ormai è uno strumento marginale, e senza rifugiarsi nello spazio nazionale segnato dal rigurgiti neofascisti; oppure qualsiasi ipotesi frontista sarà una risposta utile solo a gonfiare le vele alla destra. Ci vuole un’alternativa chiara. Carlo Calenda si rivolge «a chiunque non voglia uscire dall’euro»: detto così inevitabilmente diventa il fronte dell’establishment contro chi ha subìto di più gli effetti della crisi. Sbaglia. E non funzionerà.

Perché invece non lo considera un fronte a difesa degli istituti repubblicani, così maltrattati dal M5S? Oppure a difesa dei risparmiatori italiani a cui si è riferito Mattarella?

Il presidente della Repubblica è stato oggetto di attacchi inaccettabili. La richiesta di impeachment era ridicola. Altro è il giudizio politico sulle sue scelte: sbarrare la strada alla nomina del professor Savona ha consegnato un’arma di propaganda a Lega e 5 stelle: l’idea che il governo non sia nato a causa della «dittatura dei mercati». Ma chi convoca manifestazioni di piazza a sostegno del presidente lo trascina nella contesa politica. È grave e pericoloso. Invito il Pd a ripensarci.

Sinistra italiana dunque diserta il fronte repubblicano?

Se il fronte avesse le caratteristiche che dice Calenda, noi non ci saremo. Propongo un fronte diverso: di chi diserta l’arruolamento coatto per una guerra insensata i cui termini sono inaccettabili. Se da un lato c’è il fascismo che monta e dall’altro c’è la difesa dei mercati finanziari e la diseguaglianza, noi proponiamo a tutti i disertori di organizzare una proposta che smonti le cause per cui la destra ha vinto. Che tenga insieme la democrazia, i diritti, la libertà. E la prospettiva dell’Europa, battendosi contro le politiche che hanno dato forza alle destre.

In Liberi e uguali c’è chi la pensa diversamente. Alla fine vi dividerete?

Mi batterò perché non accada, come in questi mesi difficili mi sono battuto per dare a Leu la prospettiva di un confronto fra diversi. Di fronte a uno scenario che accelera, ora dobbiamo discutere di un punto: se si pensasse che si è aperto il Mar rosso, con un «di qua» e «un di là», sarebbe evidente che fra noi c’è un dissenso. Di analisi e di proposta. Per quanto mi riguarda chiedo: ma come si fa costruire un’alternativa alla destra che sia rappresentata dai protagonisti delle scelte che li hanno fatti stravincere? Il Pd sarebbe disposto a candidare nei collegi uninominali le figure simbolo della migliore Repubblica, i protagonisti della cultura, i volontari delle Ong, le esponenti del movimento femminista? E non mi si venga a dire che, senza tutto questo, in questo fronte potremmo scavarci un ruolo autonomo. Abbiamo un «piano C»: arruoliamoci tutti in un altro fronte, quello dei popoli contro l’austerità e contro i nuovi fascismi.

E se, come dice Renzi, il voto sarà un referendum pro o contro l’euro?

Uscire dall’euro è un errore e non aiuterebbe le fasce popolari del paese. Ma nel fronte del «sì euro» c’è chi crede che va fatto il jobs act. E ancora dà lezioni, sostenendo che siamo finiti in queste condizioni perché il popolo ha respinto la sua riforma costituzionale. Io difendo la Costituzione sempre.

Rischiate di sparire dal parlamento?

Si può sparire dal parlamento perché non si viene eletti. Oppure si può sparire dalla politica pur restando in parlamento, magari in pochi, senza esprimere più un punto di vista. Se questa è la scelta, meglio non essere eletti e mantenere aperta una strada. Ma io sono convinto che la mia proposta possa avere un largo consenso. Oggi dobbiamo capire come si fa a costruire una forza capace di liberare la democrazia dalla gabbia dei mercati senza rinchiudersi nello spazio nazionale. Se non facciamo questo, a che serve stare in parlamento? Sia chiaro: rispetterò scelte diverse dalle mie. Non dirò che chi le fa si vende l’anima per un seggio. Per quanto mi riguarda, so che la situazione è difficile, ma la politica serve per cambiare lo stato di cose presenti.

Vi riunirete con Rifondazione o con Potere al popolo?

Ho rispetto per tutti, ma non rinchiudiamoci nelle sigle. La mia proposta è rivolta a tutti, forze, esperienze, personalità. Anche al Pd.

Entro quando vi chiarirete dentro Leu?

Siamo in riunione permanente. È vero che se la scelta andrà fatta fra un mese o fra due anni sarà diverso. Non perché c’è la possibilità di rinviare le scelte di fondo, ma perché si potrebbero produrre novità. Sabato scorso abbiamo deciso di aprire una discussione ampia fino all’autunno. Sarebbe la condizione migliore. Ma se il voto è ravvicinato sciogliere questi nodi diventa clamorosamente più urgente.

Se il governo Cottarelli arrivasse al voto di fiducia, come votereste?

Dovremmo votare no, senza dubbio. La figura di Cottarelli interpreta e rappresenta quella continuità che per noi è necessario interrompere.

Se Mdp non fosse d’accordo?

Credo che sia necessario votare contro.

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