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40 anni fa la legge 194, oggi serve una battaglia di civiltà per difendere quella conquista

40 anni fa fu approvata la Legge 194, che regolamentò il ricorso all’aborto in Italia, riconobbe alle donne il diritto ad avere la prima e l’ultima parola sul proprio corpo e sulla maternità, le liberò dalle mammane, dalla vergogna della clandestinità e anche dalla morte.
Oggi quella legge, a causa di un’obiezione di coscienza dilagante, non è applicata in tanti, troppi, ospedali d’Italia, con picchi del 96% in Molise, dell’88% in Basilicata o del 86% in Puglia.

Nell’aprile 2016, il Comitato europeo dei diritti sociali ha condannato l’Italia perché il diritto delle donne ad accedere all’interruzione volontaria di gravidanza è ostacolato, nelle nostre strutture pubbliche, da un’obiezione tanto massiccia da alimentare i ricoveri nel privato e il ricorso alla clandestinità. Il mio partito ha provato, nel suo piccolo, a porre un argine: Sinistra Italiana in Piemonte e in Puglia ha presentato due proposte di legge per garantire la concreta ed effettiva attuazione della legge 194 negli ospedali pubblici (goo.gl/YAfFW6).
So che non basta, occorre una battaglia di civiltà diffusa e radicata, dentro e fuori le istituzioni, per non far vincere l’oscurantismo e l’ipocrisia e perché i principi e le idee che generarono la 194 siano difesi, affermati e garantiti.

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