interviste

Big bang a sinistra? Impossibile, il Pd è sempre lo stesso

“Liberi e Uguali deve organizzare un’assemblea aperta, non ci si può rilanciare nel chiuso di un dibattito congressuale. Ora con il partito democratico ci ritroveremo all’opposizione, ma se pensano di difendere l’establishment lo faranno senza di noi”

Segretario Fratoianni (di Sinistra Italiana, ndr) da possibili alleati a oppositori dei 5 stelle?
Ancora non sappiamo che governo sarà, ma sappiamo che sarà uno spostamento pesante a destra dell’asse politico del paese. Il Movimento 5 Stelle è stato finora un fenomeno ambiguo: un centro di comando che ruota intorno alla Casaleggio Associati, i suoi eletti e le sue reti, e un corpo elettorale molto grande. Oggi ha sciolto l’ambiguità a destra. Una scelta aiutata da chi dall’inizio ha operato e tifato perché il ’tanto peggio tanto meglio’ si realizzasse, nel proprio interesse, penso al gruppo dirigente Pd. Con questo non sto attenuando la pesante responsabilità della scelta di M5S.

Non si potrebbe dire in un’altra maniera, e cioè che il Pd di Renzi ha capito la natura di M5S, e invece oggi la sinistra radicale è costretta a fare autocritica e lanciare allarmi?
Il Pd ha un’enorme responsabilità innanzitutto per aver costruito le condizioni dello spostamento a destra. Che è frutto delle politiche e persino della cultura dei suoi governi, dal fiscal compact alla legge Fornero alla buona scuola. In quest’ultimo passaggio il Pd ha operato in piena continuità. Le sue scelte sono il frutto non di un ripensamento dopo la sconfitta, ma di chi difende la bontà delle proprie politiche rifiutando anche di provare a evitare il governo più a destra che l’Italia ha mai avuto.

Leu e Pd ora si ritroveranno uniti all’opposizione?
Lo misureremo nel modo concreto con cui sarà fatta l’opposizione. Ma c’è chi pensa che a un governo definito antiestablishment ci si debba opporre con un fronte a difesa dell’establishment. Noi no. Il rischio è che l’opposizione fatta così diventi la rappresentanza dei garantiti.

Si spieghi.
Entro nel merito. Di fronte a una proposta come la flat tax occorre una opposizione frontale e intransigente. Ma nello stesso tempo presenterò proposte di legge che facciano misurare la serietà dei parlamentari delle forze che hanno ottenuto successo al voto. Sul superamento radicale della legge Fornero, sul reddito di cittadinanza e sull’art.81 della Costituzione. Mi rivolgerò ai parlamentari di maggioranza e opposizione.

Per abolire la Fornero e per il reddito servono molti soldi. Abbiamo accusato Lega e 5Stelle di balle elettorali. Lei dove troverebbe le risorse?
Tagliando le spese militari, con una seria lotta all’evasione fiscale e ridiscutendo i regali alle imprese utilizzati per accompagnare lo smantellamento dello statuto dei lavoratori, come nel jobs act.

Quegli sgravi hanno creato un po’ di lavoro.
Lavoro instabile. La precarietà è cresciuta a dismisura grazie a questa legge.

Il pericolo del voto ha fatto venire alla luce le differenze nella lista Liberi e uguali. Non ci giro intorno: il nodo del rapporto con il Pd vi dividerà, prima o poi?
Di fronte al risultato del 4 marzo è evidente l’insufficienza di ogni proposta politica. Dobbiamo aprire una discussione su come si reinsedia la sinistra nella società. La composizione sociale del voto delle sinistre, dal Pd a Potere al popolo passando per Leu, è segnata da una condizione economica medio-alta. È una discussione da fare fra tutti. Ma oggi nel Pd non c’è traccia significativa di questa riflessione. Né della messa in discussione del ruolo del Pd non solo nella stagione renziana: la crisi ha origine nell’era della terza via. Senza questo mi sembra velleitaria ogni idea di ricostruire un campo che non sia il puro e semplice frontismo, sbagliato e inefficace. Nel Regno unito il Labour party riconquista forza solo quando costruisce una piattaforma che è la ridiscussione radicale di quella blairiana.

Non era la scommessa di Leu, più a sinistra uguale più voti?
Ma non è andata così. Non è impresa che si realizza in una campagna elettorale. Ma Leu non ha segnato una discontinuità con quella lunga stagione. Ha ridotto la sua differenza al renzismo. Ma non è solo il renzismo il problema.

Crede che gli ex Pd abbiano la tentazione di tornare a casa?
Il tema non è stato posto. Anzi,allo stato della discussione non mi sembra sia questo il tema. Non c’è neanche bisogno di dire che Sinistra italiana comunque non li seguirebbe. Mi pare però che in assenza di un Pd che si ripensa, il ripensamento di un campo sia affrettato. E quando si è discusso della possibile precipitazione elettorale abbiamo registrato punti di vista articolati. E in alcuni casi diversi.

Il Pd d’altro canto medita – forse – il ritorno alla coalizione, non il big bang della sinistra.
Lo dicevo prima. Intendiamoci: come sempre per me non c’è un no a prescindere. Prendo atto che oggi le condizioni per la discussione non ci sono.

Prima del voto c’era chi parlava di partito unitario. Farete almeno l’assemblea di Leu?
Io credo si debba fare. Lunedì abbiamo una riunione e spero che ne usciremo con la convocazione. È un dovere, l’avevamo promessa. Sono stati giorni difficili, segnati dalla sconfitta e da un dibattito pubblico che ha accentuato la nostra irrilevanza parlamentare, per forza di cose. Ma oggi serve un’assemblea aperta con chi vuole ricominciare a costruire un’iniziativa su quello che accade nel paese, in Europa e nel mondo: mentre qui c’è il totogoverno c’è stato l’attacco in Siria, Trump ha disdetto l’accordo con l’Iran sul nucleare, Israele ha bombardato le postazioni iraniane in Siria. Non credo che per rilanciarsi serva discuterne al chiuso dell’ennesimo processo costituente della sinistra.

Intervista di Daniela Preziosi per il Manifesto

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