interviste

A sinistra serve identità chiara, non proposta vaga

Intervista al quotidiano il Manifesto.

Ad horas, giura Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana e uno dei 18 eletti di Liberi e uguali, verrà convocata l’assemblea di Leu «perché dopo l’esito deludente è doveroso confrontarci con chi ha generosamente costruito la campagna elettorale. E perché dobbiamo decidere insieme come andare avanti».

Piero Grasso sostiene che farete un partito, e scioglierete i partiti di provenienza.
È presto per parlarne. I partiti si costruiscono sulla base di un progetto, una cultura e una prospettiva condivisa. Dobbiamo affrontare fino in fondo alcuni nodi. Non averlo fatto prima è parte delle ragioni del nostro magro risultato.

Le propongo uno di questi nodi. Speranza si rivolge al Pd derenzizzato: «Ripartiamo insieme». È d’accordo?
Non partirei da qui. Partirei dall’Europa. Le europee sono alle porte, dobbiamo discutere di quello che accade nel campo delle sinistre europee. Si è chiuso il ciclo delle socialdemocrazie, dell’illusione del riformismo, in Italia del centrosinistra, del controllo dolce del finanzcapitalismo. Chiedo ai compagni e alle compagne di Mdp: alle prossime elezioni qualcuno pensa di restare nel campo del socialismo europeo che magari candida alla presidenza della commissione Moscovici, alfiere dell’austerity e dei vincoli? Io guardo al partito della sinistra europea e a forze innovative come Podemos.

Il Pd derenzizzato non le interessa? Il presidente Zingaretti, di cui siete alleati nel Lazio, propone un manifesto per un nuovo Pd e un nuovo campo democratico. I suoi compagni di Mdp non nascondono la fascinazione.
Ma cos’è il Pd derenzizzato? Il problema non può essere ridotto alla persona di Renzi, che è stato il punto, estremo, sì, della deriva del suo partito. Ma Renzi non era un alieno venuto a devastare il bellissimo Pd precedente.

Con quel Pd precedente, quello di Bersani, lei era alleato.
E non rinnego quella scelta. Ma la sconfitta del 2013 è stato il primo atto di quella del 4 marzo 2018. La nostra è stata una coazione a ripetere. Evocare la sinistra per la sinistra, o peggio per il centrosinistra, anziché indicare un’idea di società, è stato uno degli errori più gravi. Gli elettori sono usciti dal Pd ma si sono riversati in massa verso chi ha messo al centro la contraddizione fra alto e basso prima di quella fra destra e sinistra. Dobbiamo ricostruire un’identità, non evocarla. Ma l’identità non si costruisce a partire dalle alleanze.

Alle imminenti amministrative non farete alleanze?
Di fronte alla batosta non dobbiamo farci tentare dal richiamo verso l’usato sicuro. Valuteremo città per città sulla base delle esperienze concrete. Ma serve un’identità chiara: fin qui abbiamo messo in campo una proposta incerta, vaga, poco radicale. Non abbiamo colto quello che succedeva.

Una classe dirigente che non ’vede’ i problemi nel ’13 e poi nel ’18 si rilancia per la nuova fase?
Io mi sono presentato alla direzione del mio partito dimissionario, com’era doveroso. Mi hanno chiesto di ritirarle. Per quanto mi riguarda, nessuno impegnerà il partito in un percorso senza che questo venga discusso a approvato nella forma più larga. Per quanto riguarda Leu, dobbiamo costruire il massimo della discontinuità possibile anche sulla classe dirigente. Una discontinuità anche generazionale. E di genere.

Traduco: D’Alema Bersani Grasso facciano un passo indietro?
Ma no. D’Alema ha già detto che non sarà più in prima fila. Non personalizzo ma Leu ha pagato anche una percezione di un certo continuismo con il Pd. Non significa che dal mio lato io non abbia responsabilità.

Lei si è detto disponibile a dialogare con un esecutivo 5 stelle. Ma i vostri 18 voti non bastano a farlo nascere: se non arrivano i voti del Pd quell’esecutivo non ci sarà mai. Il Pd dovrebbe dire un sì preventivo a Di Maio?
Il Pd dovrebbe sfidarli a partire dal merito. Il reddito per esempio: la proposta a 5 stelle è discutibile, ma il tema non può non interessare. Come la riduzione dell’orario di lavoro.

Il Pd deve fare una proposta?
No, sta ai 5 stelle farla. Ma il Pd dovrebbe evitare di trattare M5S alla stregua di Salvini. Non sono la stessa cosa, e non è uguale la domanda politica che c’è nel loro voto.

E per Di Maio che vuole dialogare «con tutti», che Lega e Pd pari sono. O no
Non sono diventato un tifoso dei 5 stelle e non nascondo i loro lati regressivi. Ma ripeto, dobbiamo parlare ai milioni di voti di sinistra che hanno preso. Il tema del reddito è un tema che ci siamo fatti scippare. Dobbiamo ripartire dai temi su cui siamo stati troppo prudenti. Altrimenti scompariremo. Protezione sociale, sanità, conflitto. Abbiamo faticato dentro equilibrismi, nella ricerca di una compatibilità fra noi e non abbiamo detto parole più chiare su questioni cruciali che parlano alla vita concreta.

Vi vantavate di essere seri, che le vostre proposte non erano irrealizzabili
Ma era un’idea della serietà tutta dentro l’idea delle compatibilità. O capiamo che dentro quelle compatibilità si muore o la sinistra non rinasce.

La sinistra sarà ancella dei 5 stelle per un lungo ciclo?
Mi auguro di no, i 5 stelle non sono la sinistra. Ma non sarà neanche la ruota di scorta del Pd.

Se verrà proposto un governo istituzionale con ’tutti dentro’ voi sarete «responsabili»?
Per carità. No. E se serve per cambiare la legge elettorale, c’è il parlamento.

(Daniela Preziosi)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *